Sondaggi politici, chi vince tra destra e campo largo con il ballottaggio: che fine fanno i voti di Vannacci

Intervista a Gian Piero Travini
Analista di Piave
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La maggioranza è divisa sul ballottaggio per le prossime politiche. Secondo un sondaggio Piave per Fanpage.it, il centrosinistra sarebbe avanti al primo turno, ma il centrodestra vincerebbe al secondo con il 51%. Decisivi potrebbero essere i voti di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.

La maggioranza è ancora impantanata sulla legge elettorale, specie dopo l'emendamento sul ballottaggio firmato dal parlamentare di FdI Marcello Pera, che ha mandato in confusione gli alleati. Mentre sulle preferenze sembrano essersi ricompattati, sul doppio turno Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia tornano a dividersi. Matteo Salvini ha affossato l'ipotesi e anche gli azzurri sono scettici. FdI invece, prende tempo. Per Meloni però, introdurre il ballottaggio alle prossime politiche, potrebbe esser la chiave per neutralizzare Roberto Vannacci e assicurarsi un secondo mandato. È quanto emerge dall'ultimo sondaggio realizzato da Piave in esclusiva per Fanpage.it. Vediamo come potrebbe andare.

Con il ballottaggio il centrodestra è avanti (di poco)

In uno scenario, con FdI al 25,4%, Lega al 6% e FI all'8,2%, al primo turno il centrosinistra totalizzerebbe il 43,9%, superando il centrodestra, al 40,8%. Il restante 15,3% è composto da Futuro Nazionale, con il 7,6%, e dalle forze centriste. Ad un eventuale secondo turno però, il centrodestra recupererebbe terreno, aggiudicandosi la vittoria con il 51%, contro il 49% del campo largo.

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Fonte: Piave

Si tratta chiaramente di una distanza ristretta, in cui va considerato il margine d'errore. "Ad oggi il ballottaggio avvantaggia Meloni, ma è un margine talmente risicato che non è detto che continui a farlo", commenta a Fanpage.it Gian Piero Travini, analista di Piave.

La destra vincerebbe anche grazie ai voti di Vannacci

Una quota di quei voti arriverebbe dal partito di Roberto Vannacci. Anche se il generale ha rimarcato proprio qualche giorno fa che i suoi consensi "non sono pacchi postali", bisogna capire "quanto presa avrà sul suo elettorato al secondo turno se optasse per l'astensione”, spiega l'analista, "perché un conto è un partito radicato da anni, un conto è Vannacci. Lui può avere radicamento su chi crede in lui e su un elettorato o ex elettorato M5s per spingerli a non votare al secondo turno, ma non è detto che lo abbia su i delusi di centrodestra che votano Fn e che tornerebbero a votare per non far vincere il centrosinistra: quello è un trigger molto forte per l'elettorato di destra e estrema destra. E non solo. Ad esempio gli elettori di Azione che si trovano davanti a una scelta Meloni-Conte o Meloni-Schlein potrebbero comportarsi molto diversamente al secondo turno anche avendo inclinazioni moderatamente di sinistra, preferendo l'astensione”.

È difficile insomma, che un elettore di Futuro Nazionale che non sia un "vannacciano purista” o un "astensionista" (tra il 10 e il 20% del suo elettorato a seconda di quanto crescerà nel futuro), non torni a votare centrodestra al doppio turno.

Ad ogni modo, "andare al ballottaggio con questi numeri è un terno al lotto. Oltretutto va considerata una cosa: sarebbe la prima volta in era repubblicana per un'elezione nazionale". Uno dei timori della maggioranza infatti, è che alle politiche possa verificarsi ciò che succede ai ballottaggi delle amministrative, dove tendenzialmente il centrodestra perde. "La politica nazionale funziona diversamente dalle dinamiche territoriali", ricorda Travini. Tuttavia, "al secondo turno l'elettore non va per dare una preferenza (ammesso che si ci siano le preferenze), ma per una coalizione e il candidato premier. Pensiamo come potrebbe reagire il centrosinistra in caso di Schlein o Conte. In caso di Conte un 5-8% del Pd potrebbe non tornare a votare, ma se fosse Schlein la candidata, il M5s potrebbe astenersi con numeri più alti", osserva. "Oltre a questo, c'è anche lo scoglio di dover spiegare al cittadino che deve tornare a votare per il ballottaggio. Già lì qualcuno si perde. Non ai livelli delle amministrative, dove c'è una dispersione sui ballottaggi molto alta, ma ci sarà".

A penalizzare il campo largo invece potrebbe essere la scelta del leader. "Va considerato ad esempio che l'elettorato del Movimento 5 Stelle è uno di quelli che si astiene di più ai ballottaggi amministrativi. Abbiamo considerato un 15% di astensionismo in media, ma con tassi diversi tra Nord e Sud. Inoltre, potrebbe anche crescere se non sarà Conte il nome sulla scheda. Questa dinamica è meno presente nel Pd, che potrebbe sentire di più la spinta ad andare votare contro il centrodestra".

Vannacci al 10% potrebbe rafforzare il centrodestra al doppio turno

Una seconda proiezione invece, considera l'ipotesi che Futuro Nazionale arrivi al 10%. Pure in quel caso, il centrodestra ne uscirebbe avvantaggiato. Al primo turno il centrosinistra prenderebbe il 43,1%, contro il 39,3% dell'attuale maggioranza. Ma al ballottaggio, il risultato verrebbe ribaltato. "Se si andasse al ballottaggio vincerebbe comunque il centrodestra. Sarà però da valutare se ci sarà anche la soglia minima di sbarramento: il 38% indicato da Pera si avvicina per il centrodestra", spiega.

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Fonte: Piave

Nello specifico, la coalizione di Meloni prenderebbe il 51,8%, il centrosinistra il 48,2%. "Vannacci prenderebbe voti dalle astensioni e porterebbe ancora via qualcosa dal Movimento 5 Stelle, ma di più dal centrodestra. Ma tutto dipenderà dalla dialettica elettorale, soprattutto in caso di doppio turno. Con distanze risicate, le campagne elettorali saranno determinanti a decidere chi vince", conclude.

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