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Denise e sua madre Lea Garofalo ci hanno insegnato a combattere la mafia e a loro dobbiamo solo dire grazie

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La storia di Lea Garofalo e di sua figlia Denise è diventata la storia di un’Italia che sogna un Paese libero dalla mafia. Hanno insegnato a intere generazione a combattere le organizzazioni criminali.

Era il 13 ottobre 2013 quando piazza Beccaria a Milano era piena di gente corsa da più parti d'Italia. Era il giorno del funerale di Lea Garofalo, la testimone di giustizia che si ribellò alla ‘ndrangheta e venne uccisa il 24 novembre del 2009 nel capoluogo lombardo. Quel giorno la figlia di Lea, Denise, già nel sistema di protezione perché testimone chiave del processo contro gli assassini della madre, ha preso l'altoparlante e nascosta dietro a una finestra (così che nessuno potesse vederla in volto) ha pronunciato queste parole: "Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti".

Denise si era rivolta a sua madre e a una piazza piena di giovani e adulti. Queste parole, pronunciate allora da una 22enne, ha motivato intere generazioni alla lotta contro la mafia. Ha dato il coraggio soprattutto a ragazzi come lei di denunciare la mafia e di gridarlo nelle piazze. Ora questi ragazzi sono adulti e non hanno mai smesso la loro battaglia contro la criminalità organizzata.

La storia di Lea Garofalo e di sua figlia Denise è diventata la storia di un'Italia che sogna un Paese libero da qualsiasi forma di organizzazione criminale. E questa Italia oggi 10 settembre è come se fosse ancora in quella piazza milanese del 13 ottobre 2013. Denise è morta dopo aver tentato il suicidio domenica scorsa: oggi il decesso dopo alcuni giorni di agonia. È morta alla stessa età di sua madre Lea. Il forte legame madre e figlia lo dimostra quello che hanno passato entrambe.

Lea Garofalo fu una delle prime donne a ribellarsi alla sua famiglia di ‘ndrangheta. La decisione arriva nel 2002 quando parla con la magistratura per poter salvare la figlia: vengono inserite nel sistema di protezione e tenute lontane quindi dall'ex compagno di Lea, nonché padre di Denise, Carlo Cosco. Ai pm racconta tutto quello che sa sul marito e sull'attività di spaccio condotta dalla famiglia Cosco. Madre e figlia così scappano dal loro paese d'origine Petilia Policastro, in Calabria. Nel 2009 escono dal sistema di protezione e subiscono il primo tentativo di agguato a Campobasso.

Il 24 novembre del 2009 Lea Garofalo viene convinta dall'ex compagno ad andare a Milano per parlare del futuro della figlia. Qui alcune telecamere della città la riprendono per l'ultima volta camminare per alcune vie con la figlia poi scompare. I resti del suo corpo vengono trovati nel quartiere San Fruttuoso a Monza. Il suo corpo è stato dato alle fiamme per tre giorni. Per l'omicidio la condanna in via definitiva arriva il 18 dicembre 2014: la Suprema Corte ha confermato quattro ergastoli all'ex compagno Carlo Cosco, a suo fratello Vito Cosco, a Rosario Curcio e a Massimo Sabatino. E una condanna a 25 anni di reclusione per l'ex fidanzato della figlia Denise Carmine Venturino. Denise fu fondamentale per i pm durante il processo.

L'avvocata di Lea Garofalo era Enza Rando (oggi senatrice e membro della Commissione parlamentare antimafia). A Fanpage.it negli anni scorsi ha ricordato Lea così: "Il suo unico pensiero era quello che la figlia studiasse perché sapeva che solo la scuola ti può far alzare la testa e dire di no. Mi ripeteva spesso, ‘fatela studiare'. E così Denise ha fatto".

Oggi se ne è andata anche Denise. Resta la loro storia, resta l'incredibile coraggio di due donne che si sono ribellate alla ‘ndrangheta e hanno saputo trascinare nella loro battaglia giovani e adulti. Se oggi più generazioni hanno trasformato la lotta alla mafia nel loro lavoro e in una delle loro missioni di vita lo dobbiamo anche a voi due. Su di voi abbiamo letto libri e visto film. Abbiamo cercato tramite le vostre parole di conoscervi e abbiamo sognato di poter incontrare un giorno Denise. Non conoscevamo il tuo volto, ma magari eri la ragazza seduta al tavolino a fianco di un qualsiasi bar italiano o chi ci precedeva in coda alla cassa del supermercato. Ti abbiamo pensata più e più volte Denise. In quella piazza con te il 13 ottobre 2013 c'era tutta l'Italia.

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Sono giornalista professionista dal 2020, ma faccio questo lavoro da molto più tempo. Nel settembre del 2020 sono arrivata a Fanpage.it inserendomi nella squadra della cronaca di Milano. Da anni mi occupo di criminalità organizzata soprattutto in Lombardia e di problemi ambientali: due tematiche che spesso si intrecciano tra di loro. Da un anno curo il progetto www.stampoantimafioso.it, un giornale online che si occupa di mafia e antimafia e che seguo insieme ad altri giornalisti e ricercatori che come me si sono laureati in Sociologia della criminalità organizzata.
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