Non è un caso se i boss Brusca e Graviano parlano proprio ora di Silvio Berlusconi: i due procedimenti penali
A distanza di pochi giorni due importanti boss di cosa nostra hanno parlato di Silvio Berlusconi e lo hanno fatto rivolgendosi a magistrati. Ad agosto il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, in carcere al 41bis dove sta scontando ergastoli anche per le stragi del '93 e per l'omicidio di Don Pino Puglisi, si è reso disponibile a chiarire i suoi incontri a Milano con l'ex leader di Forza Italia come aveva già fatto nel 2020 durante il processo ‘ndrangheta stragista. Questa volta si è affidato a una lettera inviata dal suo avvocato Antonio Sanvito al giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, città la cui Procura sta indagando sulle stragi. E ieri 9 settembre è stata la volta del boss Giovanni Brusca, condannato per aver preso parte alla strage di Capaci e all'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Dallo scorso anno un uomo libero per aver scontato la sua pena di 25 anni di carcere. Ma perché due mafiosi, e aggiungiamo di questa importanza nella storia criminale di cosa nostra, hanno parlato di Silvio Berlusconi in questa estate 2026?
Partiamo precisando che è da anni che si parla di eventuali incontri e rapporti tra mafia e Berlusconi. Lo hanno fatto sia collaboratori di giustizia che carte della Procura, ma l'ex presidente del Consiglio non è mai stato condannato. Mentre il suo fedelissimo Marcello Dell'Utri è stato condannato in via definitiva nel 2014 a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel procedimento nei confronti di quest'ultimo la Corte di Cassazione aveva precisato che "da un punto di vista oggettivo veniva ritenuta provata la prosecuzione dei pagamenti da parte di Berlusconi a cosa nostra negli anni '80 sulla base della causale del patto di protezione con la mafia". Adesso è la volta sia di Graviano (non sarà mai collaboratore di giustizia) che di Giovanni Brusca (la sua collaborazione gli ha permesso uno sconto di pena ed è per questo che oggi è un uomo libero). Entrambi hanno parlato perché si legano a due procedimenti penali, uno a Caltanissetta e uno a Firenze.
Iniziamo con Giuseppe Graviano, che insieme al fratello Filippo e a Leoluca Bagarella detiene ancora i segreti delle stragi di mafia degli anni '90. La sua disponibilità a parlare con i magistrati di Caltanissetta è arrivata dopo che la Procura della stessa città siciliana, che da anni continua a indagare sulle stragi del '92, ha chiesto l'archiviazione per il fascicolo sull'ex senatore Marcello Dell'Utri. La lettera, firmata dal suo avvocato Sanvito, è stata indirizzata al gip che sta ancora valutando se accettare o respingere la richiesta dei pm. Graviano potrebbe essere pronto a ribadire quanto detto durante il processo davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria e a rispondere ad altre domande. Intanto nella lettera ribadiscono: già davanti ai giudici calabresi il boss di Brancaccio aveva dichiarato di aver incontrato "personalmente Silvio Berlusconi in più occasioni. Il primo incontro avvenne all'hotel Quark di Milano, alla presenza del nonno Quartararo Filippo e del cugino Graviano Salvatore, che li presentò. Un altro incontro avvenne in una data successiva che Graviano non ha precisato. In un altro incontro — che Graviano colloca nel dicembre 1993, a Milano Tre — si discusse della formalizzazione dei rapporti economici in essere: erano presenti Graviano e il cugino Salvatore, mentre Berlusconi aveva con sé altre persone che non furono presentate. L'incontro del dicembre 1993 incluse anche una cena".
Ieri invece Giovanni Brusca è intervenuto come testimone, in video collegamento da una località protetta, durante il processo in corso a Firenze nei confronti di Salvatore Baiardo che si sta difendendo dall'accusa di calunnia contro il conduttore tv Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. Baiardo è già stato condannato per aver favorito i boss mafiosi Graviano ed è anche accusato di favoreggiamento aggravato a favore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Durante le sue risposte al pm Leopoldo De Gregorio Brusca ha riferito che "volevamo dare colpa delle stragi alla sinistra per aiutare il Cavaliere (ovvero Berlusconi). Ci avrebbe dovuto dare una mano, altrimenti avremmo messo altre bombe". E anche lui ha fatto riferimento a possibili incontri tra Graviano e Berlusconi. Ovvero ha precisato che dopo l'arresto di Leoluca Bagarella, avvenuto il 24 giugno del 1995, i boss di cosa nostra si erano incontrati e in quella occasione Matteo Messina Denaro, capo mafioso del Trapanese, "disse che Giuseppe Graviano (insieme al fratello Filippo, capomafia del quartiere palermitano di Brancaccio) aveva visto al polso di Silvio Berlusconi un orologio da 500 milioni di lire. E' la prima volta che io sento di questo contatto con Berlusconi".
Subito dopo le parole di ieri di Giovanni Brusca sono intervenuti i legali della famiglia Berlusconi. In una nota hanno precisato che la recente udienza "ha definitivamente sancito che il procedimento fiorentino a carico di Salvatore Baiardo, iniziato a febbraio, si è trasformato in un processo a due persone che non sono nemmeno imputate, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, e che non possono quindi difendersi. Eppure tutto questo avviene ormai da sette mesi, nell'evidente tentativo di confermare una vulgata, falsa e assurda, in base alla quale Berlusconi e Dell'Utri sarebbero i mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993-94: un'infamia che da trent'anni a questa parte ha conosciuto esclusivamente smentite e archiviazioni". Precisando anche che "Brusca nella sua audizione, in realtà, ha avuto l'unico scopo di riproporre dichiarazioni che erano già state vagliate e sconfessate in altri processi".