“Ho incontrato Berlusconi da latitante, so dell’agenda rossa di Borsellino”: cosa ha già detto il boss Graviano
È pronto a parlare di nuovo il boss di cosa nostra Giuseppe Graviano, da anni al 41 bis dove sta scontando diverse condanne all'ergastolo. Si è reso disponibile dopo che la Procura di Caltanissetta, che continua a indagare sulle stragi di mafia del '92, ha chiesto l'archiviazione per il fascicolo sull'ex senatore Marcello Dell'Ultri, nonché uno dei fedelissimi di Silvio Berlusconi. In una lettera al giudice per le indagini preliminari, che deve ancora decidere se accogliere o no la richiesta della Procura, l'avvocato del boss del mandamento di Brancaccio (Palermo), ma vicinissimo ai corleonesi di Totò Riina, ha fatto sapere che il suo assistito è pronto a rispondere alle domande sul suo presunto rapporto con l'ex premier e l'ex senatore perché "le conoscenze in possesso di Graviano costituiscono un patrimonio informativo di indubbio rilievo pubblico". Il legale Antonio Sanvito ha però precisato che "Giuseppe Graviano non sarà mai un collaboratore di giustizia".
In qualsiasi caso non sarà la prima volta che Giuseppe Graviano si siederà davanti ai magistrati e parlerà di Silvio Berlusconi. Lo aveva già fatto nelle sue deposizioni durante il processo ‘Ndrangheta stragista alla Corte d’Assise di Reggio Calabria. Non aveva dichiarato solo di aver incontrato tre volte Silvio Berlusconi a Milano da latitante ma aveva anche detto di essere pronto a fornire elementi su dove si trovava l'agenda rossa di Paolo Borsellino e su chi ha ucciso il poliziotto Antonino Agostino. Ma svelò poco Graviano, che ancora oggi precisa di essere estraneo alle stragi del '92 o, meglio – come ha spiegato il suo avvocato – lui sa la "sua verità".
Resta il fatto che su quello dichiarato finora dal boss, gli inquirenti cercheranno ancora riscontri. Ma quali sono state le dichiarazioni di Giuseppe Graviano durante il processo di ‘Ndrangheta stragista, finito con una condanna all'ergastolo nei suoi confronti perché è stato riconosciuto definitivamente come uno dei mandanti degli attentati del 1994 in Calabria contro i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo? In quel procedimento penale furono le dichiarazioni di un imputato, non di un collaboratore di giustizia, e per questo i dubbi sulla sua credibilità restano ancora. Fanpage.it ha riletto le carte della sua deposizione, ecco quello che era emerso nel 2020 davanti al procuratore Giuseppe Lombardo.
I presunti affari nell'edilizia con Silvio Berlusconi
Giuseppe Graviano più volte aveva precisato che non ci fu nessun tipo di rapporto politico tra lui e Silvio Berlusconi, ma che la sua famiglia investì denaro per l'edilizia. Perché "prima andava forte l'edilizia (…) i contatti con il signor Berlusconi. (…) A mio nonno avevano chiesto venti miliardi, ed entrava… venti miliardi, e tutto quello che si faceva il 20% era di mio nonno, di chi è che portava questi soldi".
Il nonno materno di Giuseppe Graviano era Filippo Quartanaro ed era un commerciante di ortofrutta che aveva deciso di investire al Nord. Da qui il presunto incontro con Silvio Berlusconi: Graviano ha spiegato di averlo visto una prima volta all'hotel "Quark" e che era con "mio cugino Salvatore e mio nonno Quartararo Filippo, che ci ha presentati". A questo punto durante l'interrogatorio il pm Lombardo gli aveva chiesto perché lui e suo cugino avevano affiancato suo nonno, Graviano gli aveva risposto così: "Perché mio nonno era già superato gli ottanta. Era successo quello che era successo, dice: ‘È bene che siete a conoscenza anche voi…'". Per poi precisare che quando il nonno morì lui e suo cugino presero il suo posto negli affari ma "in particolare mio cugino, perché io ero latitante". Infatti nel 2020 aveva tenuto a sottolineare di avere incontrato Silvio Berlusconi solo tre volte e che gli affari li seguiva di più suo cugino Salvatore, morto nel 2002 per un tumore al cervello. Certo è che, secondo le parole del boss, il nonno aveva lasciato ai due cugini l'eredità degli investimenti con l'imprenditore del Nord.
Ecco quindi che il pm voleva che lo precisasse: "Berlusconi sa che sta incontrando un latitante?". E il boss di Brancaccio gli aveva risposto: "Eh non lo so, penso di sì. Lo sapeva come mi chiamavo, mio nonno all'inizio mica sapeva che io dovevo andare latitante, ha presentato Graviano Salvatore, Graviano Giuseppe…" Il boss aveva spiegato che "casco latitante" nel 1984 quando aveva ricevuto il mandato di cattura e "poi sono entrato nel Maxiprocesso con le dichiarazioni di Salvatore Contorno", ovvero un importante collaboratore di giustizia di cosa nostra.
L'ultimo incontro con Berlusconi, Giuseppe Graviano ha spiegato di averlo avuto nel dicembre del 1993: c'erano lui, suo cugino, l'imprenditore di Arcore e un'altra persona che il boss non conosceva. Durante quell'incontro ne fissarono un altro per il febbraio del 1994, ma che non avvenne perché Graviano venne arrestato a Milano il 27 gennaio 1994, insieme al fratello Filippo che è anche lui da anni al 41bis.
L'ascesa in politica di Berlusconi secondo Giuseppe Graviano
Nelle sue dichiarazioni del 2020 Giuseppe Graviano aveva precisato più volte che si è trattato solo di investimenti economici e mai di politica. Glielo aveva fatto chiarire il magistrato:
P.M. Però che cosa non abbiamo capito, Graviano? Lasci perdere la sua persona, ma per quello
che a Lei risulta che il rapporto tra suo cugino Salvatore e Berlusconi era un rapporto
che si era esteso anche a discorsi che riguardavano la politica ed il nascente partito
Forza Italia, o no?GRAVIANO – Lui… allora, il signor Berlusconi ha detto questa storia a mio cugino già nel
'92, ma mio cugino ha risposto, che io l'ho ripetuto più volte, che no, non c'era motivo
di appoggiarlo o fare campagna elettorale, era sufficiente porta benessere giù, che la
popolazione lo vota tranquillamente.
Il boss di Brancaccio aveva spiegato infatti che non c'era alcun motivo di appoggiare Berlusconi in politica perché se avessero portato avanti i loro progetti pensati per il Sud automaticamente le persone lo avrebbero notato e avrebbero votato per lui. Progetti che Graviano aveva precisato fossero già sulla carta e che comprendevano la riqualificazione del quartiere Brancaccio di Palermo ma che non vennero mai realizzati. "Forse solo un depuratore all'acqua", aveva aggiunto velocemente.
Nelle dichiarazioni rese durante il processo a Reggio Calabria nel 2020 pm e imputato commentarono anche le parole dette durante le ore d'aria in carcere tra Giuseppe Graviano e il detenuto, nonché ex camorrista, Umberto Adinolfi: facevano passeggiate e lunghe conversazioni le cui intercettazioni sono finite in più procedimenti giudiziari come appunto quello su ‘Ndrangheta stragista. Il pm aveva chiesto al boss di spiegargli una frase pronunciata da Adinolfi, eccola: "Ogni volta che ci penso a quel periodo, penso a quello che poteva essere e non è stato per la testa di uno stupido". E Graviano aveva chiarito così: "Lo stupido è Berlusconi, scusi, mi scusi, si parla di stupido che si parla praticamente di Berlusconi. Cioè che cosa poteva… visto che io ho rapporti economici, visto che io ho rapporti di quello, e lui andando in politica, visto le confidenze che avevamo, che si incontrava anche con me, certo che potevamo avere delle soddisfazioni, però nel senso sempre non di criminalità, di cose belle".