Gli incontri con Berlusconi e il rapporto con Dell’Utri: cosa è pronto a spiegare ai magistrati il boss Graviano
Potrebbe essere sentito dai magistrati di Caltanissetta Giuseppe Graviano, il boss di cosa nostra del quartiere Brancaccio di Palermo legato ai Corleonesi di Totò Riina. Sta scontando più ergastoli al 41 bis, come il fratello Filippo: entrambi non sono mai stati collaboratori di giustizia. Tra le condanne anche quella che lo ritiene un mandante delle stragi del '93 a Firenze, Milano e Roma.
La lettera dell'avvocato di Giuseppe Graviano inviata al gip
Il 12 agosto l'avvocato di Giuseppe Graviano, il legale Antonio Sanvito, ha inviato una lettera al giudice per le indagini preliminari Santi Bologna di Caltanissetta in merito al procedimento penale a carico dell'ex senatore Marcello Dell'Utri inerenti alle stragi di mafia che la Procura ha deciso di archiviare: "Nel mese di giugno 2026, Giuseppe Graviano ha appreso — attraverso i notiziari televisivi — dell’udienza camerale, svoltasi il 15 giugno 2026 dinanzi a codesto gip, nell'ambito del procedimento a carico di Marcello Dell'Utri per le stragi del 1992, relativa alla opposizione, formulata dalle PP.OO., alla richiesta di archiviazione avanzata da codesta spett.le Procura della Repubblica. Da tale notizia è emerso che tra le piste investigative indicate come ancora da percorrere figurano i rapporti tra Dell'Utri e Giuseppe Graviano".
L'avvocato precisa di aver parlato con il suo assistito e sono arrivati alla decisione di "rendere pubblica la posizione di Graviano" optando "per la via istituzionale", ovvero quella di presentarsi davanti ai magistrati. Anche perché "le conoscenze in possesso di Graviano costituiscono un patrimonio informativo di indubbio rilievo pubblico, rispetto al quale il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini a essere compiutamente informati su vicende che hanno segnato la storia del Paese non possono essere compressi né differiti oltre il tempo strettamente necessario a rispettare le forme istituzionali qui prescelte".
Giuseppe Graviano durante il processo ‘ndrangheta stragista aveva risposto alle domande sul suo rapporto tra l'ex leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e l'ex senatore Marcello Dell'Utri. Quest'ultimo è stato condannato in via definitiva nel 2014 a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa: i giudici lo hanno ritenuto responsabile di essere il mediatore tra la mafia e Silvio Berlusconi dal 1974 al 1992. In quegli anni è stata pagata cosa nostra in cambio di protezione. Silvio Berlusconi non venne mai condannato.
Ultimamente sia la Procura di Firenze (che ha continuato a indagare sulle stragi del '93) che quella di Caltanissetta (titolare del fascicolo sulle stragi del '92) hanno presentato le richieste di archiviazione sulle ultime indagini nei confronti di Marcello Dell'Utri. Alla decisione della Procura di Caltanissetta si è opposto l'avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso nella strage di via D'Amelio il 19 luglio 1992.
In questo contesto è arrivata anche la lettera dell'avvocato di Giuseppe Graviano, che precisa: "La presente comunicazione non deve essere letta, né interpretata, come un messaggio occulto, criptato o subliminale che Giuseppe Graviano intende veicolare verso l'esterno attraverso i canali giudiziari. È esattamente il contrario: si tratta di ribadire, nelle sedi competenti e con la trasparenza che questa vicenda impone, quanto Graviano ha già dichiarato pubblicamente, a verbale, dinanzi alla Corte di Assise di Reggio Calabria. Nulla di nuovo, dunque. Nessun messaggio in codice. Solo la reiterazione, nelle forme istituzionali appropriate, di dichiarazioni già rese e già agli atti".
L'avvocato Sanvito: "Graviano non sarà mai un collaboratore di giustizia"
A Fanpage.it l'avvocato Sanvito ha dichiarato che Graviano aveva già risposto alle domande in merito al suo rapporto con i due politici ma, se venisse sentito a Caltanissetta, potrebbe rispondere ad altre domande e quindi potrebbe emergere qualcosa di nuovo. Il legale ha poi aggiunto: "Il mio assistito non sarà mai un collaboratore di giustizia. Il primo a parlare di questo rapporto tra il mio assistito e Berlusconi e Dell'Ultri è stato il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Giuseppe Graviano era pronto a parlare ma solo attraverso un dialogo e confronto con Spatuzza, cosa che non avvenne mai". Che Giuseppe Graviano sia coinvolto nelle strage in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? "Lui dice di sapere la sua verità", conclude l'avvocato. Ma cosa ha detto Giuseppe Graviano nel processo davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria nell'udienze del 23 gennaio e del 7 e 14 febbraio 2020 nel processo di ‘ndrangheta stragista?
I presunti incontri tra Silvio Berlusconi e Giuseppe Graviano
Nella lettera inviata al giudice per le indagini preliminari l'avvocato riporta parte dei verbali del processo del 2020. Davanti ai giudici Giuseppe Graviano dichiarò di aver incontrato "personalmente Silvio Berlusconi in più occasioni. Il primo incontro avvenne all'hotel Quark di Milano, alla presenza del nonno Quartararo Filippo e del cugino Graviano Salvatore, che li presentò. Un altro incontro avvenne in una data successiva che Graviano non ha precisato. In un altro incontro — che Graviano colloca nel dicembre 1993, a Milano Tre — si discusse della formalizzazione dei rapporti economici in essere: erano presenti Graviano e il cugino Salvatore, mentre Berlusconi aveva con sé altre persone che non furono presentate. L'incontro del dicembre 1993 incluse anche una cena".
Nella lettera si legge anche che "Berlusconi nel 1992, in un periodo collocato da Graviano nei primi mesi dell'anno e comunque prima della strage di Capaci, aveva manifestato al cugino Salvatore l'intenzione di scendere in politica, chiedendo un appoggio in Sicilia, e che il cugino aveva risposto che non era necessario fare campagna elettorale: era sufficiente portare avanti i progetti di sviluppo della Sicilia già discussi, e la gente avrebbe votato da sola".
Ma c'è di più: "Nel dicembre 1993, al momento dell'incontro a Milano Tre, l'obiettivo era di fissare un successivo appuntamento — per il febbraio 1994 — nel quale formalizzare l'ingresso dei soggetti investitori nelle società immobiliari. L'arresto di Graviano, avvenuto il 27 gennaio 1994, impedì che quell'appuntamento si tenesse".
Il rapporto con i politici emerse anche "nelle intercettazioni con il sig. Adinolfi Umberto". Emergono riferimenti "al senso di tradimento maturato nei confronti di Berlusconi, per il mancato rispetto degli accordi economici, e a dinamiche politiche e legislative che Graviano ha messo in relazione con la propria vicenda detentiva. In particolare, Graviano dichiara che Berlusconi, dopo essere entrato in politica, non rispettò i patti economici assunti con il nonno Quartararo Filippo, e che le leggi approvate durante i governi Berlusconi — che Graviano giudica persecutorie nei suoi confronti — sono espressione di quel tradimento".
Giuseppe Graviano si dichiara estraneo alle stragi di mafia
Giuseppe Graviano, in quelle udienze a Reggio Calabria, si dichiarò estraneo alle stragi di mafia. Punto che viene specificato nella lettere inviata al gip: "Se Graviano è estraneo alle stragi e se al contempo esistono rapporti documentabili tra la sua famiglia e i soggetti che le indagini hanno nel tempo messo a fuoco, allora la ricostruzione dei fatti non può dirsi completa. Vi sono aspetti che, nel corso dell'esame dinanzi alla Corte di Assise di Reggio Calabria, non sono stati approfonditi perché estranei all'oggetto di quel procedimento, ma che potrebbero risultare di rilievo per il procedimento di Caltanissetta. Graviano è disponibile a ripetere dinanzi all'Autorità Giudiziaria di Caltanissetta quanto già dichiarato a Reggio Calabria e, ove occorra, a precisare aspetti che in quella sede non sono stati approfonditi, nei termini e nelle forme che l'ordinamento consente e nel rispetto del perimetro da lui stesso definito".
L'avvocato di Salvatore Borsellino: "Graviano sentito in contraddittorio"
La disponibilità di Giuseppe Graviano di parlare con i magistrati sul suo rapporto con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri arriva dopo l'opposizione presentata dall'avvocato Repici, legale di Salvatore Borsellino, alla richiesta di archiviazione. Il legale Repici, a seguito della lettera dell'avvocato Sanvinto del 12 agosto, ha scritto al gip di Caltanissetta: "Alla luce della nota del difensore di Giuseppe Graviano, si rende doveroso l'esame di Giuseppe Graviano nel contraddittorio delle parti, cosicché appare necessario che il pm voglia formulare, alla luce della nota del difensore di Giuseppe Graviano, richiesta di incidente probatorio affinché si proceda all'esame di Giuseppe Graviano sui seguenti temi: la strage di via D'Amelio; i rapporti tra Giuseppe Graviano, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri; le intercettazioni delle conversazioni fra Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi".
A questo punto l'avvocato Repici chiede che venga sentito non solo su Berluscono-Dell'Utri ma anche sulla strage di via D'Amelio. Dopotutto, "tale soluzione a maggior ragione è l'unica rispettosa della ricerca della verità sulla strage di via D'Amelio, considerato che l'analisi della posizione di Giuseppe Graviano, come giudiziariamente accertata, e perfino l'analisi della nota del difensore di Giuseppe Graviano attestano che la cosiddetta causale mafia-appalti su via D'Amelio ha la stessa gigantesca infondatezza della pista palestinese sulla strage alla stazione di Bologna, nonostante su quella causale (mafia-appalti: cioè la pista palestinese sulla strage di via D'Amelio) si siano sperticati con sforzi degni di meno peggior causa il Procuratore della Repubblica e un difensore di persone offese dal reato". E proprio per l'importanza di quello che Giuseppe Graviano potrà dire, il legale del fratello di Paolo Borsellino ha chiesto che il boss di cosa nostra venga sentito in contraddittorio.