Messina Denaro, Silvio Berlusconi e l’orologio da 500 milioni di lire: le rivelazioni del boss Giovanni Brusca

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Giovanni Brusca
Il boss di cosa nostra Giovanni Brusca (uomo libero dopo aver scontato la sua pena) è intervenuto oggi come testimone durante il processo in corso a Firenze nei confronti di Salvatore Baiardo. Brusca ha parlato di Silvio Berlusconi, di Messina Denaro e dei fratelli Graviano. Ecco quello che ha rivelato.

Il boss di cosa nostra Giovanni Brusca, dal 2025 uomo libero per aver scontato tutta la sua pena di 25 anni di carcere, oggi è intervenuto come testimone in video collegamento da una località protetta durante il processo in corso a Firenze nei confronti di Salvatore Baiardo, l'ex gelataio di Omegna (Novara), che si sta difendendo dall'accusa di calunnia contro il conduttore tv Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. Baiardo è già stato condannato per aver favorito i boss mafiosi Graviano ed è anche accusato di favoreggiamento aggravato a favore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.

Durante l'udienza il pm Leopoldo De Gregorio gli ha chiesto di parlare dei rapporti tra cosa nostra e politica. Ecco quello che il boss ha detto: "Volevamo dare colpa delle stragi alla sinistra per aiutare il Cav. Ci avrebbe dovuto dare una mano, altrimenti avremmo messo altre bombe". Nel dettaglio ha chiarito che dopo gli attentati della mafia del 1992 e del 1993 "nelle discussioni con Bagarella (fa riferimento a Leoluca Bagarella, erede e cognato di Totò Riina) dicevamo di usarli come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra, in modo tale" da agevolare "Berlusconi, in modo che potessero orientare la sua entrata in politica", "eravamo nel 1994".

Brusca poi conferma che per arrivare a Berlusconi il contatto era con Vittorio Mangano, ovvero lo stalliere dell'imprenditore di Arcore. Il boss al pm ha spiegato che con Mangano c'è stato "un incontro per dargli l'incarico". Per poi aggiungere che "Mangano poi ci fece sapere che aveva avuto un contatto che lo aveva fatto sapere a Berlusconi o tramite Dell'Utri o altri canali, e ci riportò che Berlusconi aveva ringraziato e che quanto prima ci avrebbe dato una mano".

Ma non si fermarono a semplici incontri e parole: "Gli mandammo anche una minaccia velata", cioè "che se non ci avesse dato una mano, avremmo messo altre bombe per metterlo politicamente in difficoltà", ha detto Giovanni Brusca confermando il metodo mafioso. Nel suo collegamento Brusca ha però anche detto "di non sapere nulla di rapporti economici e patrimoniali di Berlusconi antecedenti al 1993", così come è venuto a sapere tardi degli investimenti di Berlusconi con altri soggetti.

E c'è molto di più: Brusca durante l'udienza ha precisato che dopo l'arresto di Bagarella, avvenuto il 24 giugno del 1995, i boss di cosa nostra si erano incontrati e durante quella ‘riunione' Matteo Messina Denaro, capo mafioso del Trapanese, "disse che Giuseppe Graviano (insieme al fratello Filippo capi mafiosi del quartiere palermitano di Brancaccio) aveva visto al polso di Silvio Berlusconi un orologio da 500 milioni di lire. E' la prima volta che io sento di questo contatto con Berlusconi". Precisando che "io sono appassionato di orologi e l'argomento mi è venuto facile crederlo. Il discorso c'è stato quando ci siamo messi a parlare dei nostri orologi".

Che Giuseppe Graviano avesse incontrato Berlusconi lo ha confermato lui stesso anche di recente, quando si è reso disponibile di parlare con i procuratori di Caltanissetta. Lo scorso 12 agosto l'avvocato di Giuseppe Graviano, il legale Antonio Sanvito, ha inviato una lettera al giudice per le indagini preliminari Santi Bologna di Caltanissetta in merito al procedimento penale a carico dell'ex senatore Marcello Dell'Utri inerenti alle stragi di mafia. Nello scritto, girato a Fanpage.it dall'avvocato, si legge che già durante il processo sulla "‘Ndrangheta stragista" Graviano nel 2020 dichiarò di aver incontrato "personalmente Silvio Berlusconi in più occasioni. Il primo incontro avvenne all'hotel Quark di Milano, alla presenza del nonno Quartararo Filippo e del cugino Graviano Salvatore, che li presentò. Un altro incontro avvenne in una data successiva che Graviano non ha precisato. In un altro incontro — che Graviano colloca nel dicembre 1993, a Milano Tre — si discusse della formalizzazione dei rapporti economici in essere: erano presenti Graviano e il cugino Salvatore, mentre Berlusconi aveva con sé altre persone che non furono presentate. L'incontro del dicembre 1993 incluse anche una cena".

E ora è anche Giovanni Brusca a parlare davanti a un magistrato dell'incontro tra Graviano e Berlusconi. Al boss è stato chiesto se i Graviano si fossero allontanati da Palermo dopo l'attentato a Borsellino e lui ha risposto così: "Non lo so. Fino alla strage di Capaci li ho visti, li ho visti fino a due, tre sere prima prima dall'attentato a Borsellino". Su dove fossero i Graviano "ho saputo da Messina Denaro che erano al nord, che si erano divertiti, che facevano la bella vita". Dopotutto, "Messina Denaro al nord era stato ospite dei fratelli Graviano, si parlava di ville affittate al nord".

L'attenzione di Brusca era anche su Balduccio Di Maggio, era un altro boss uscito dalla Sicilia. Lo voleva rintracciare, "ma dopo aver individuato dove era facemmo un viaggio a vuoto, non lo potevamo colpire. A Borgomanero aveva un amico". Ovvero "un gelataio ci fece sapere dove si trovava", spiega Brusca. E il gelataio è assimilabile alla figura di Baiardo tanto che la presidente del collegio Anna Favi gli ha chiesto chiarimenti: "Non sapevo nulla chi era questo soggetto, l'ho saputo dopo. Sapevo solo che Di Maggio era amico di uno di Borgomanero, era da quelle parti".

E nel caso di eventuali rapporti politici? Brusca ha citato l'imprenditore palermitano Gianni Jenna. Ha parlato di "un progetto politico per costituire un partito politico, Sicilia Libera, nel 1993-1994. Aderii inizialmente a questo progetto ma dopo che mandai due miei soggetti di fiducia a informarsi, tutti e due mi hanno dato notizie negative e decisi di ritirarmi". E secondo Brusca, in questo partito era entrato Giuseppe Graviano. Anche se "poi Bagarella non mi disse più nulla".

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