Sicilia, chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente Armao: il marito di Giusi Bartolozzi è accusato di corruzione

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La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto per Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Sicilia e marito di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto di Nordio. È accusato di corruzione: avrebbe ricevuto tangenti da imprenditori in cambio di favori su autorizzazioni ambientali e pratiche regionali.

La Procura di Palermo ha chiesto l'arresto dell'ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Sicilia, l'avvocato Gaetano Armao. Il legale è anche il marito di Giusi Bartolozzi, l'ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Gli studi di Palermo e Roma l'abitazione sono stati perquisiti oggi. Oltre che per Armao i magistrati, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno chiesto misure cautelari per otto persone tra le quali l'avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori. I pm ipotizzano a vario titolo i reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e corruzione per l'esercizio delle funzioni.

Armao, noto legale e politico siciliano, fino ad agosto è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. A nominarlo era stato il governatore Renato Schifani. Come prevede la legge vista la professione dell'indagato, che è un avvocato, alle perquisizioni, che riguardano anche alcuni uffici regionali, sta presenziando un magistrato della Procura. L'attività investigativa è stata comunicata al consiglio dell'Ordine degli avvocati. Alle nove persone coinvolte è stato notificato l'invito a comparire davanti al gip per l'interrogatorio preventivo, atto che, per la nuova normativa, precede la pronuncia del giudice sulla richiesta di misura cautelare.

Tra gli indagati c'è anche Giuseppe Argirò, ex amministratore delegato di Cva (Compagnia Valdostana delle Acque), società della Valle D'Aosta che opera nel campo delle rinnovabili. Sulle istanze si pronuncerà il gip dopo gli interrogatori preventivi.

Nello specifico, mentre era ancora presidente della Commissione tecnica Specialistica per le autorizzazioni ambientali, Armao avrebbe intascato soldi da alcuni imprenditori in cambio di favori. Le mazzette sarebbero formalmente risultate compensi incassati dall'avvocato Pierluigi Matta, pure lui indagato, per consulenze in realtà mai fatte. Il legale avrebbe prelevato il denaro versato con bonifici sul suo conto e l'avrebbe poi consegnato in contanti ad Armao. La prima contestazione riguarda le tangenti che, a più riprese, il vicepresidente della Regione avrebbe ricevuto da Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile, rispettivamente ad e co-direttore del gruppo Cva, società della Valle D'Aosta che opera nel campo delle rinnovabili. Per Armao è stato chiesto il carcere; per i due manager i domiciliari.

Secondo i pm, l'ex vicepresidente della Regione, sfruttando le sue conoscenze, avrebbe introdotto Argirò e il co-direttore di Eva, Marco Malacarne Gentile, nei Dipartimenti dell'Ambiente e dell'Energia della Regione e si sarebbe speso per velocizzare l'iter delle pratiche pendenti di rilascio della valutazione di impatto ambientale che interessavano al gruppo davanti alla commissione tecnica di cui era presidente. Sempre da presidente della commissione, avrebbe scelto i funzionari a cui assegnare i procedimenti.

Il secondo episodio riguarda presunti favori fatti, sempre con l'intermediazione di Matta, a Sergio Vella, titolare della Seap Bio Energy srl. Armao inoltre, avrebbe individuato, in cambio di una tangente, i funzionari a cui assegnare l'iter propedeutico al rilascio della valutazione di impatto ambientale in relazione a un progetto per la realizzazione di un impianto per la selezione dei rifiuti e la produzione di biometano. Anche in questo caso il denaro sarebbe stato consegnato all'avvocato Matta per una consulenza mai fatta. Solo successivamente sarebbe passato nelle mani di Armao.

Infine, l'ex vicepresidente avrebbe fatto pressioni – sempre dietro compenso – su un ex dirigente dell'assessorato alla Salute Salvatore Iacolino, poi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, per bloccare un decreto che ampliava il numero delle società che si occupano di cure palliative in convenzione per favorire la Samo onlus, impegnata nel settore.

Il capogruppo del M5S all'Ars Antonio De Luca parla di un "nuovo scandalo" che  "travolge il centrodestra". "Premesso che tutti sono da considerare innocenti fino al terzo grado di giudizio, non si può, comunque, non essere preoccupati dall'impressionante sequela di arresti, scandali e inchieste che coinvolgono l'attuale classe dirigente che sostiene Schifani che, siamo pronti a scommettere, anche su questa vicenda farà orecchie da mercante, così come ha fatto sul processo avviato nei confronti della sua assessora Elvira Amata che continua imperterrita a rimanere al proprio posto a dispetto delle accuse che pendono sulla sua testa. Che male hanno fatto i siciliani per meritare tutto questo? È arrivata l'ora di dire basta e cambiare drasticamente pagina".

"La corruzione è il male endemico della Regione siciliana ed è la ‘cifra' di questi 4 anni di governo guidato da Schifani", afferma il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo. "L'ultimo scossone questa mattina da Palermo con l'indagine che riguarda la commissione tecnico scientifica per le autorizzazioni ambientali e che coinvolge burocrati, tecnici, un deputato e anche il già presidente della commissione stessa, Gaetano Armao, che ha pure ricoperto ruoli apicali di governo nell'esecutivo guidato da Musumeci. Siamo in una fase preliminare e dunque è doverosa la prudenza. Ma in questo momento rinnoviamo stima e fiducia per il lavoro che la procura di Palermo, guidata da un magistrato attento e intransigente quale è Maurizio de Lucia, sta portando avanti con professionalità con tutto il suo ufficio", conclude.

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