Manovra 2027

Manovra 2027, verso taglio dell’Irpef per redditi medio-alti: chi ci guadagna e quanto aumenta la busta paga

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A cura di Luca Pons
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Con la legge di bilancio per il 2027, l’obiettivo principale del governo Meloni è tagliare l’Irpef per i redditi tra 50mila e 60mila euro, portandola dal 43% al 33%. È una misura che costerebbe circa 2,8 miliardi di euro all’anno. Gli effetti si farebbero sentire soprattutto per chi guadagna da 60mila euro lordi in su: mille euro in più in busta paga ogni anno.

Entrano nel vivo i lavori preparatori della manovra 2027 e il governo Meloni ha chiarito qual è il suo obiettivo principale: il taglio dell'Irpef per i redditi medio-alti, quelli tra 50mila e 60mila euro lordi all'anno, ovvero circa 2.500-3mila euro netti al mese. Come è chiaro già dall'estate, l'esecutivo punta ad estendere lo scaglione Irpef del 33% per includere i redditi fino a 60mila euro. A beneficiarne sarebbe soprattutto chi guadagna da 60mila euro in su, con uno sconto sulle tasse (che si rifletterebbe in busta paga) da mille euro l'anno. Ma resta da vedere come il governo limerà i dettagli, e dove troverà i soldi per la misura.

Le nuove aliquote Irpef con la manovra 2027

La misura, in linea di massima, è chiara. Era già stata proposta lo scorso anno, quando però non si trovarono i fondi per finanziarla. Si tratterebbe di allargare gli scaglioni Irpef, come detto. Oggi le aliquote sono queste:

  • si paga il 23% sui redditi fino a 28mila euro
  • si paga il 33% sui redditi da 28mila a 50mila euro
  • si paga il 43% sui redditi oltre i 50mila euro

La modifica effettuata nell'ultima legge di bilancio era stata abbassare l'aliquota di mezzo, dal 35% al 33%. Se invece il governo riuscisse a portare a termine la riforma annunciata, nel 2027 le aliquote sarebbero:

  • si paga il 23% sui redditi fino a 28mila euro
  • si paga il 33% sui redditi da 28mila a 60mila euro
  • si paga il 43% sui redditi oltre i 60mila euro

Nessuna differenza, quindi, per lavoratrici e lavoratori con stipendi fino a 50mila euro lordi. Si tratta della fascia che è stata beneficiata, negli ultimi anni, dal taglio dell'Irpef e dalla riduzione del cuneo fiscale.

Chi ci guadagna in busta paga e quanto

Il beneficio, in sostanza, sarebbe uno sconto del 10% sulle tasse versate per i redditi che superano i 50mila euro. A grandi linee, e al netto di deduzioni, detrazioni e addizionali locali, significa che chi ha un reddito da 51mila euro lordi pagherebbe 100 euro in meno all'anno di Irpef (perché quei mille euro oltre la soglia dei 50mila sarebbero tassati al 33% invece che al 43%). Immaginando che si tratti di un dipendente o di un pensionato, come è per la maggior parte della platea che versa l'Irpef, si parlerebbe quindi di 100 euro in più sparsi nelle buste paga nel corso dell'anno.

Il vantaggio aumenta al crescere del reddito. Per chi dichiara 55mila euro si parlerebbe di uno sconto da 500 euro (il 10% di quei 5mila euro oltre la soglia dei 50mila). Per chi ne guadagna 60mila arriverebbe l'aumento massimo in busta paga: mille euro all'anno.

Resta un incognita, per il momento, sui redditi più alti. Dato che l'Irpef funziona in modo progressivo, anche tutti coloro che dichiarano più di 60mila euro all'anno otterranno lo sconto da mille euro. Il governo potrebbe però decidere di fissare un ‘tetto' oltre cui cancellare il beneficio, come fatto in passato. Sottraendolo, ad esempio, ai contribuenti che superano i 200mila euro di entrate. Questo avrebbe il doppio vantaggio di ridurre leggermente i costi ed evitare attacchi politici sul taglio delle tasse ai più ricchi.

Come farà il governo a trovare i soldi

Il problema, come detto, sarà trovare i soldi. Secondo le prime stime, il taglio dell'Irpef potrebbe costare circa 2,8 miliardi di euro. Con tutta probabilità sarà temporaneo, cioè in vigore solo per il 2027. Non è, però, l'unica misura sul tavolo del governo. C'è ad esempio la sospensione temporanea del bollo auto che va rinnovata (2,3 miliardi di euro per un solo anno) e, stando alle promesse, resa permanente. E poi le misure sulla spesa militare, pensioni, flat tax per i giovani, bonus da rinnovare: la lista va definita entro il 20 ottobre, quando la manovra dovrà essere inviata alle Camera.

Il governo non potrà contare sull'uscita anticipata dalla procedura di infrazione Ue, dato che non è riuscito ad abbassare il deficit al 3% nel 2025. Questo avrebbe permesso di sfruttare senza troppe preoccupazioni i 36 miliardi di euro di ‘flessibilità' offerti dall'Ue: 22 miliardi alla difesa, 14 miliardi contro il caro energia, il tutto tra 2027 e 2028. Sarebbero comunque soldi italiani (non europei), ma che si possono usare al di fuori dei paletti di bilancio imposti da Bruxelles.

Visto che, però, l'Italia non è uscita dalla procedura di infrazione, dovrà fare più attenzione ai conti. Nel Consiglio dei ministri in programma domani, venerdì 2 ottobre, sarà approvato il Dpfp (Documento programmatico di finanza pubblica) che farà il quadro della situazione in vista della manovra. A metà ottobre il Parlamento dovrà votare per approvare lo scostamento di bilancio, cioè l'effettivo utilizzo di quei miliardi ‘extra' di flessibilità, che siano 36 miliardi in tre anni o una somma minore.

In tutti i casi, c'è anche un tesoretto ‘nascosto' su cui il governo può puntare per la manovra: quello del fiscal drag, o drenaggio fiscale. Con la risalita dell'inflazione, dipendenti e pensionati si ritroveranno a pagare più tasse anche se le aliquote non salgono. Secondo gli esperti, questo dovrebbe portare all'esecutivo circa 3,5 miliardi di euro extra.

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