La pressione fiscale sale perché dipendenti e pensionati pagano più tasse: economista smonta le tesi di Meloni

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A cura di Luca Pons
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Giorgia Meloni ha giustificato l’aumento della pressione fiscale – la più alta degli ultimi dieci anni – sostenendo che è dovuto all’occupazione e all’evasione fiscale. Fanpage.it ha intervistato Leonzio Rizzo, economista esperto di conti pubblici, per chiarire qual è la verità.

Nel 2025, la pressione fiscale ha raggiunto il 42,9%, il livello più alto degli ultimi dieci anni, e si stima che continuerà a salire. Davanti alle domande dei giornalisti, Giorgia Meloni si è difesa dicendo che l'aumento è dovuto a due buone notizie: la crescita dell'occupazione e la lotta all'evasione fiscale. Fanpage.it ha interpellato l'economista Leonzio Rizzo, professore ordinario di Economia e finanza pubblica all'università di Ferrara, che ha spiegato che non è proprio così.

La pressione fiscale cresce sì con l'occupazione, ha detto Rizzo, ma perché i dipendenti sono tassati molto più degli altri lavoratori. E a contribuire fortemente è anche il fiscal drag: una tassa "occulta" che pesa principalmente su dipendenti e pensionati, e da cui il governo quest'anno potrebbe ricavare circa 3,5 miliardi di euro per la legge di bilancio.

Professore, la premier sostiene che la pressione sia così alta per l'aumento dell'occupazione, che significa che più lavoratrici e lavoratori pagano le tasse, e per la lotta all'evasione, che fa aumentare le entrate dello Stato. Ha ragione?

Partiamo dall'aumento dell'occupazione, perché è una giustificazione che ritorna spesso. La risposta che si dà di solito è: la pressione fiscale è data dal rapporto tra imposte e contributi, da una parte, e Prodotto interno lordo, dall'altra. È una frazione, al nominatore le tasse prelevate dallo Stato, al denominatore il Pil. Se sale l'occupazione, cresce anche il reddito, quindi dovrebbero aumentare le imposte ma anche il Pil, nella stessa proporzione. La pressione fiscale non dovrebbe cambiare.

Dice che è la risposta che si dà "di solito" perché è sbagliata?

No, ma è una spiegazione semplificata. Le analisi che ho svolto in passato con il collega Massimo Bordignon dicono è che il punto è un altro. L'occupazione fa effettivamente salire la pressione fiscale, ma non per il motivo che la presidente del Consiglio sembra suggerire.

E per quale?

Perché le imposte sui salari sono molto più alte rispetto agli altri redditi. Quando ci sono più assunti, i redditi da salario aumentano ma le imposte prelevate dallo Stato aumentano ancora di più, in proporzione.

Perciò la pressione fiscale sale perché ci sono più occupati, e le tasse su lavoratrici e lavoratori dipendenti sono particolarmente alte. E per quanto riguarda la lotta all'evasione, l'altro motivo citato dalla presidente Meloni? È vero che contribuisce alla pressione fiscale?

A prima vista è vero che un recupero dell'evasione aumenta il numeratore, cioè le entrate dello Stato, lasciando inalterato il denominatore, cioè il Pil. In realtà, però, è anche vero che nel momento in cui io recupero dell'evasione fiscale sto mettendo a nudo delle entrate, una base imponibile che prima per il Fisco non esisteva.

Ad esempio: se lo Stato scopre che una partita Iva non aveva dichiarato 50mila euro di entrate, è vero che recupera le tasse che avrebbe dovuto versare, ma allo stesso tempo quei 50mila euro (che prima agli occhi dello Stato non c'erano) vanno a fare parte del Pil. È così?

Diciamo di sì, quindi bisognerebbe rivedere anche i conti del Pil tenendo conto delle somme emerse. Insomma, non è così immediato stabilire che effetto abbia la lotta all'evasione sulla pressione fiscale.

Dunque, sull'evasione il discorso è complicato, mentre l'occupazione fa sì crescere la pressione fiscale, ma non per il motivo che suggerisce Meloni. Ci sono altre cause?

Una, significativa, è il fiscal drag: sono soldi che i cittadini pagano e non dovrebbero pagare, un aumento di pressione fiscale occulta.

Ci spieghi.

In un sistema fiscale progressivo, come il nostro, la quota di reddito prelevata con le imposte aumenta man mano che aumenta il reddito. In altre parole, chi guadagna di più versa una percentuale maggiore di imposte. Ma se il reddito aumenta semplicemente per adeguarsi all'inflazione – dunque il potere d'acquisto non cambia, perché anche i prezzi sono saliti – lo Stato tassa comunque il contribuente come se fosse più ricco. L'aliquota media aumenta, e con essa sale la pressione fiscale sul reddito da lavoro.

In sostanza, i redditi sono cresciuti con i rinnovi di contratto e con l'incremento annuale delle pensioni, ma visto che quegli aumenti servivano solo a tenere il passo con i prezzi, a perderci sono proprio dipendenti e pensionati, che a parità di potere d'acquisto pagano più tasse. Di quanti soldi si parla?

Dipende dall'inflazione. Lo scenario base, quello considerato più probabile stando alle ultime proiezioni della Banca d'Italia, porterebbe lo Stato a incassare circa 8 miliardi di euro con il fiscal drag nel 2026-27.

Sono soldi che il governo Meloni potrà usare per la legge di bilancio?

Tecnicamente sì, ma attenzione. Non significa che il governo abbia un ‘tesoretto' da 8 miliardi per la legge di bilancio. Bisogna considerare che, alla fine dello scorso anno, un certo livello di inflazione (e quindi di fiscal drag) era già previsto. Nel corso del 2026, la stima è aumentata perché l'inflazione è cresciuta più delle previsioni. La somma che si può considerare come risorsa aggiuntiva a disposizione del governo per la manovra è la differenza rispetto alle previsioni dello scorso anno. Si parla, sempre stando allo scenario base, di circa 3,5 miliardi di euro.

Si tratta però sostanzialmente di soldi tolti a dipendenti e pensionati in modo ‘occulto', come ha detto, giusto?

È come aumentare l'aliquota media dell'Irpef, ma in un modo che pesa maggiormente sui redditi da salario e da pensione. E avviene senza varare una legge dello Stato, ma automaticamente, con il crescere dell'inflazione. Se il governo deciderà di usare questa somma nella legge di bilancio, si porrà un problema distributivo: molti cittadini si potrebbero lamentare di aver subito un aumento della pressione fiscale senza neanche saperlo.

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