Guerra (PD): “Meloni ammette che non ha tagliato le tasse: ha solo restituito il fiscal drag, e non a tutti”
Nelle ultime settimane, si è riacceso il dibattito sul fiscal drag o drenaggio fiscale: le somme ‘in più' che lo Stato incassa dall'IRPEF di pensionati e dipendenti, quando aumenta l'inflazione. Stipendi e pensioni salgono per tenere il passo con i prezzi, ma alla fine dell'anno, a parità di potere d'acquisto, i cittadini devono pagare più tasse di prima perché rientrano in scaglioni IRPEF più alti. Con l'avvicinarsi della manovra 2027, il governo ha deciso di usare quei soldi per la legge di bilancio, anche se non si sa ancora come.
La deputata del Partito democratico Maria Cecilia Guerra è tra le parlamentari che hanno insistito di più, con il governo, per avere numeri precisi sul fiscal drag previsto per quest'anno e per i prossimi. Fanpage.it l'ha intervistata per fare un punto della situazione. Dalle proposte del PD per superare il drenaggio fiscale, alle prospettive per la prossima manovra, che sarà "scarsamente espansiva" e su cui l'esecutivo ancora una volta stringerà i tempi del dibattito in Parlamento.
In Aula, Giorgia Meloni ha rivendicato di aver restituito interamente il fiscal drag che si era accumulato nel 2022-23: è così?
Meloni ha detto una verità che non aveva mai detto. Ha ammesso che non è vero che ha tagliato il cuneo fiscale: ha semplicemente restituito il fiscal drag. Si è semplicemente restituito con una mano quello che si prendeva con l'altra. Meloni dixit. Lo ha restituito del tutto, e anche un po' di più, ai redditi bassi, e un po' meno ai redditi più alti, segnatamente ai pensionati. Ai pensionati non è stato ridato praticamente niente.
La questione che la presidente del Consiglio ha evitato, però, è che il fiscal drag c'è ogni anno, se c'è inflazione. E se non si interviene sul sistema fiscale, di anno in anno si somma. Quindi – questi sono i numeri della Ragioneria generale dello Stato – il governo avrà 4,4 miliardi in più nel 2026, 3,4 miliardi nel 2027, 2,4 miliardi nel 2028 e 2,8 miliardi nel 2029. Diventano 12-13 miliardi, alla fine del periodo.
Cosa significa questo, per la prossima manovra?
Nel 2027 verranno dati alle famiglie, tra interventi fiscali e spesa sociale, circa 6-7 miliardi di euro. Di questi, però, 3,4 miliardi sono presi direttamente dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. È un bilancio pesante. E per capire a chi andranno i soldi dovremo aspettare di capire quali saranno esattamente le misure.
Se dall'anno prossimo ci fosse al governo il centrosinistra, quale soluzione proponete per evitare che il drenaggio fiscale sia così pesante?
Il problema non è solo restituire il fiscal drag, ma creare un sistema fiscale che non lo generi in modo così violento. Sicuramente, se il sistema fosse indicizzato (cioè le soglie degli scaglioni Irpef aumentassero automaticamente in base all'inflazione, ndr) non avremmo il problema, ma non sono tantissimi i Paesi che indicizzano completamente le imposte.
Però noi sappiamo che il fiscal drag è un fenomeno feroce soprattutto per alcune fasce. Intanto, solo per chi ha redditi in IRPEF: chi ha flat tax, aliquote proporzionali e altri strumenti simili non subisce drenaggio. Ma anche all'interno dell'IRPEF, le varie misure che sono state introdotte negli ultimi anni – tra cui proprio il cosiddetto taglio del cuneo fiscale – hanno reso alcuni tratti dell'IRPEF quasi perpendicolari.
Mi spiego: tra 32mila e 40mila euro di reddito, oggi, l'aliquota marginale effettiva arriva al 54,2%; significa che se, per esempio, ottengo un aumento di reddito di 1000 euro lordi, in realtà me ne porto a casa solo 460. Per questo il governo ha dovuto detassare gli aumenti contrattuali, per mettere un cerotto su un buco che hanno creato loro.
La soluzione quindi sarebbe rinunciare a singoli interventi su aliquote e scaglioni e disegnare un sistema fiscale diverso?
Anche restando nel sistema dell'IRPEF, si potrebbe introdurre una progressività continua, generalmente chiamata ‘alla tedesca'. Man mano che cresce il reddito, cresce l'incidenza dell'imposta, ma con un andamento più ‘dolce' sui redditi più bassi: così eviteremmo di avere questi salti, e potremmo distribuire meglio il prelievo fiscale, evitando di scaricarlo tutto sul ceto medio.
È una proposta che il PD porta avanti da anni, e recentemente l'idea è stata ripresa anche da Alleanza Verdi-Sinistra. Il messaggio di fondo dovrebbe essere: nel nostro sistema fiscale, a pari reddito corrisponda pari tassazione; e a chi ha un po' di più, si chieda un po' di più.
Passiamo invece al Documento programmatico di bilancio, che il governo ha approvato mercoledì sera. Come lo valuta?
Non abbiamo molte informazioni in più, rispetto a prima. Ci sono, però, alcune conferme importanti. La prima è che la parte espansiva della manovra discende unicamente dal ricorso alla NEC.
La famosa National Escape Clause, o clausola di salvaguardia: i 28,8 miliardi di euro di extra debito (di cui metà utilizzabili per il 2027 e metà per il 2028) che il Parlamento ha votato martedì. Il governo in questa legge di bilancio ha a disposizione lo 0,3% del Pil (circa 7,2 miliardi) per l'energia e un altro 0,3% per la difesa. Non c'è altro?
Da quel che risulta dal Documento, la manovra è fatta da 0,5 punti percentuali di Pil. Due decimi vanno alla difesa (invece di tre, perché l'altro semplicemente copre spese già fatte) e tre decimi sono spese per l'energia. Per il resto, le nuove entrate compensano le nuove uscite, quindi è una manovra scarsamente espansiva. Ma questo lo sapevamo già.
Tra le nuove entrate c'è anche un contributo da quattro miliardi e mezzo dalle banche. Cosa ne pensa?
Questa è un'altra novità rispetto alle informazioni che già avevamo. L'hanno chiamato "contributo", vediamo in che termini avverrà.
Al di là di questo, c'è un incremento della tassazione sui giochi, un po' di spending review e poco altro. Questo è quello che si capisce dall'unica tabellina stringata della pagina e mezzo dedicata alla manovra nel DPB.
Anche su come verranno usati questi soldi, al momento, si sa poco. Colpa del governo, ancora alle prese con le trattative in Europa?
Sicuramente ci sarà "sostegno alle imprese", in buona parte derivato dall'impiego della clausola sull'energia. Però che in cosa consisteranno queste misure non lo sappiamo. Allo stesso modo, non sappiamo cosa rientri nella voce "misure fiscali", o "spesa sociale".
Lo ribadisco da agosto: il Parlamento è totalmente all'oscuro su ciò che effettivamente il governo vuole fare. Stanno probabilmente cercando di trovare una quadra politica al loro interno. Le forze del centrodestra devono capire come spartirsi gli obiettivi.
Ha sbagliato il governo a richiedere i 28,8 miliardi di scostamento di bilancio con la NEC?
Noi non siamo contrari a prendere soldi in deficit per l'energia. Però abbiamo dato suggerimenti per andare in una direzione precisa, ovvero ridurre la dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili: conto termico, ristrutturazione e riqualificazione del patrimonio di edilizia popolare per il risparmio energetico, accompagnare la transizione ecologica delle imprese, e così via. Il governo invece sta contrattando per fare più spesa corrente (cioè spese che si esauriscono alla fine dell'anno, non strutturali e che quindi vanno eventualmente rifinanziate ogni anno, ndr), mentre la parte della NEC dedicata all'energia è concentrata su infrastrutture e investimenti. Le cose che loro non hanno mai voluto fare.
Sulla difesa, siamo contrari perché pensiamo che non si debba puntare al riarmo delle singole nazioni. La posizione del PD è nota. Sul piano economico, il governo avrebbe dovuto comunicarci almeno la ripartizione tra spesa corrente e spesa in conto capitale.
Per chiarire, la spesa corrente è quella per la gestione ordinaria (per esempio, per pagare gli stipendi), che va rinnovata ogni anno; la spesa in conto capitale è quella che si effettua una tantum, solitamente come investimento di più ampio respiro (per esempio, la costruzione di infrastrutture). Perché è importante conoscere la divisione?
Perché se loro usano questi soldi come spesa corrente significa che quando finiscono i due anni in cui siamo coperti dalla clausola, cioè dal 2029, ci troviamo della spesa corrente da sostenere ogni anno. A scapito di altre spese, come quella sanitaria o per l'istruzione. È assurdo che manchi anche questa informazione di base. Evidentemente, per loro il Parlamento deve essere chiuso e deve decidere tutto il governo.
A proposito, quest'anno i tempi per la legge di bilancio saranno più brevi del solito: proprio perché sono in corso le trattative con la Commissione europea sull'uso della clausola, il ministro dell'Economia Giorgetti ha fatto sapere che il testo non arriverà entro il 20 ottobre come al solito. Potrebbe slittare al 28 ottobre, ma non ci sono conferme ufficiali. È un ulteriore segnale che si vogliono comprimere gli spazi del Parlamento?
Parto da quanto accaduto negli ultimi giorni. Io sono stata scandalizzata dall'assenza della maggioranza in Aula quando si è parlato del Documento programmatico di finanza pubblica, perché in un passaggio così importante la maggioranza deve esserci, soprattutto quando parla il suo ministro. E Giorgetti ha commentato "non vogliono lavorare il lunedì, ma neanche il martedì".
Ma il problema era nato prima. Noi abbiamo avuto il Documento così tardi che in commissione Bilancio abbiamo potute fare le audizioni – che sono fondamentali, perché partecipano Banca d'Italia, Istat, Cnel… – solo lunedì, e Giorgetti stesso è venuto in audizione in Commissione Bilancio solo lunedì sera. Poche ore dopo eravamo in Aula a votare!
Quindi abbiamo fatto delle audizioni che non abbiamo potuto sfruttare per nostra conoscenza, per il confronto interno e per fare una risoluzione più accurata. I tempi li hanno dettati loro, e sono stati assurdi. Sulla legge di bilancio andrà ancora peggio: sicuramente arriveranno con urgenza, anche per evitare litigi interni al centrodestra sugli emendamenti, e ridurranno il tempo parlamentare a un confronto finto. È una cosa ormai insopportabile. Credono di essere in una repubblica governativa, e non parlamentare.
Un'altra cosa che sappiamo è che la legge di bilancio, nei programmi del governo, non avrà un grande impatto economico. Le previsioni ufficiali dicono che, con gli interventi della manovra 2027, la crescita del Pil dovrebbe migliorare dello 0,1% nel 2027 e dello 0,2% nel 2028. Non è un po' poco?
È una domanda che abbiamo fatto anche noi, sia all'Ufficio parlamentare di bilancio, che ha validato le stime, sia al ministro Giorgetti. È difficile commentare il dato, perché non sappiamo cosa intendano fare con la clausola di salvaguardia.
Un moltiplicatore così basso fa pensare che ci sia un rischio: che i soldi della clausola spingano, più che la domanda interna, le importazioni dall'estero. Nel campo della difesa, per esempio, questo è un rischio rilevante.
Per adesso, il confronto sui contenuti della manovra si affida a retroscena e dichiarazioni vaghe. A lungo è sembrato che la misura centrale sarebbe stato un taglio dell'IRPEF, allargando l'aliquota del 33% ai redditi tra 50mila e 60mila euro lordi all'anno. Ora, invece, sembra che l'ipotesi stia tramontando. Cosa pensa di quella riforma?
Va nella direzione sbagliata. Sicuramente bisogna ridurre l'onere fiscale sul ceto medio, ma intervenire sull'aliquota centrale significa dare il massimo del beneficio a chi ha redditi più alti di quelli. Sembra che non sappiano come funziona l'imposta a scaglioni: riducendo la tassazione sui redditi tra i 50 e i 60mila euro, anche chi ha un reddito da 300mila euro si porta a casa tutto il beneficio.
Negli anni scorsi hanno cercato di sterilizzare l'effetto riducendo le detrazioni per i redditi alti, ma è stata una riduzione parziale – lo dimostrano i conti. Intervenire così, con misure spot, su uno scaglione o un'aliquota ha effetti redistributivi molto negativi, come hanno confermato tutti gli osservatori già in passato. Mi preoccupa che si parli genericamente di "ceto medio": il ceto medio tartassato è quello i cui redditi sono in IRPEF, mentre tutto il ceto medio con redditi sottratti alla progressività (ad esempio le partite IVA in flat tax, ndr) paga pochissime tasse rispetto a quelle che potrebbe pagare.