Ok a Dpfb e scostamento di bilancio, Giorgetti parla a un’Aula semivuota e sbotta: “Non vogliono lavorare”
Ok in Parlamento al Documento di programmazione di finanza pubblica 2026 e allo scostamento di bilancio illustrato nella relazione presentata al Parlamento. Il via libera alla risoluzione di maggioranza che consente al governo Meloni lo scostamento di bilancio è stata approvata con 219 sì e 110 contrari, raggiungendo così la maggioranza assoluta. La risoluzione di maggioranza sul Dpfp è stata approvata invece con 216 Sì e 116 voti contrari.
Il ministro dell'Economia Giorgetti si è trovato a parlare in un'Aula della Camera praticamente deserta, con circa una ventina di deputati presenti, a poche ore dal voto decisivo sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e sullo scostamento di bilancio. Per approvare il primo era necessaria la maggioranza semplice, per il secondo la maggioranza assoluta di entrambe le Camere. Quando al ministro domandano dei banchi vuoti, lui cerca di minimizzare: "Preoccupato per le assenze? Ma figurati, arrivano, arrivano". E in effetti l'Aula della Camera si riempie al momento delle votazioni.
Eppure poco prima il ministro si sfoga con La Repubblica: "Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia", rimproverando i molti deputati alla Camera durante il suo intervento sul Dpfp, che è la cornice all'interno della quale andrà costruita la legge di Bilancio 2027, e sullo scostamento di bilancio da 29 miliardi per il biennio (già approvato in Cdm), collegato alla clausola nazionale di salvaguardia per spese in materia di energia e difesa. Di questi soldi, 28,8 miliardi in tutto, 14 miliardi verranno utilizzati già quest'anno per la manovra (7 saranno investiti per la manovra e 7 per le spese militari).
Il voto sarebbe stato fissato di martedì e non di lunedì proprio per la contrarietà dei parlamentari a una calendarizzazione subito dopo il fine-settimana. Giorgetti fa notare il suo disappunto all'inizio del suo intervento, con una lieve allusione, salutando con ironia "i molti deputati presenti".
Alla Camera e al Senato governo dà ok solo alle risoluzioni della maggioranza
Il governo alla Camera aveva dato parere favorevole ai soli testi di maggioranza. Anche l'Aula di Palazzo Madama l'esecutivo aveva dato parere favorevole solo alle due risoluzioni proposte dalle forze di maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, non accogliendo quelle delle opposizioni (una di Pd, M5s e Avs e una di Azione).
Giorgetti: "Flessibilità va usata per aiutare famiglie e imprese"
È complicato, secondo il titolare di via XX Settembre "Programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza". Così Giorgetti ha difeso la scelta di non cambiare impostazione in una fase di incertezza. "Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta”, ha detto utilizzando una metafora nautica, "conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione", e proprio "in un momento come questo, in cui si annunciano nuvoloni all’orizzonte", la linea di consolidamento dei conti va mantenuta. Per cui "questa rotta riteniamo di doverla confermare".
Quindi ha confermato l'obiettivo di uscita dalla procedura Ue la prossima primavera, con il dato sul deficit 2026 al 2,9%. Giorgetti è tornato poi sulla necessità per l'Italia di utilizzare la maggiore flessibilità per l'energia per aiutare famiglie e imprese. "La Commissione ha concesso questo spazio" di flessibilità della Nec (National Escape Clause), cioè la clausola di salvaguardia nazionale, "e questo spazio sarà volto sicuramente a investimenti per garantire la sicurezza energetica, quindi la capacità di sopportare in futuro crisi di questo tipo che derivano dalla fornitura di combustibili fossili, ma noi riteniamo che esso debba essere in qualche modo, specialmente almeno nella fase iniziale della crisi, anche volto a dare sostegno in modo selettivo e temporaneo a famiglie e imprese che oggi si trovano a dover affrontare una situazione di particolare difficoltà rispetto all'incremento dei prezzi e all'inflazione che ne è derivata".
"E quindi per questo motivo è in corso, proprio in questi giorni, e proseguirà, immagino fino a quando il Consiglio europeo non delibererà la concessione formalmente della Nec (National Escape Clause), ovvero la clausola di salvaguardia nazionale, all'Italia, una specie di trattativa, chiamiamola un negoziato, per capire cosa in queste voci può essere incluso", ha spiegato il ministro.
Quando parliamo di clausola di salvaguardia nazionale ci riferiamo allo strumento previsto dal Patto di stabilità e crescita dell'Unione europea che permette ai Paesi membri di deviare temporaneamente dal percorso di rientro del debito o del disavanzo per far fronte a circostanze eccezionali, come l'attuale congiuntura economica internazionale. L'Italia ha ufficialmente inoltrato alla Commissione europea la richiesta di attivazione della clausola per le spese per la difesa e la transizione energetica l'11 settembre, e lo scorso giovedì la Commissione europea ha espresso una valutazione positiva. Entro un mese si attende un ulteriore passaggio del Consiglio.
"Io ho detto sì allo scostamento perché è uno scostamento consapevole. Tanto è vero che non mi sembra che anche i mercati e gli osservatori abbiano apprezzato negativamente", ha detto il titolare del Mef lasciando il Senato. "Io adesso tra poco parto per Bangkok dove si trova il G20, il G7 e il Fmi, si respira un'aria preoccupata per tanti motivi – ha aggiunto – ho cercato di portare anche qui la preoccupazione che si respira ovunque".
"Questo governo non ha creato nuovo debito, ha semplicemente ereditato", ha detto durante la sua replica in Aula. "Il nuovo debito che si è creato deriva dal pagamento degli interessi sul vecchio debito", ha affermato, spiegando poi che la richiesta di ricorrere a una deroga, limitata anche sul fronte della sicurezza energetica, non comprometterebbe il raggiungimento dell'avanzo primario (differenza fra spesa pubblica ed entrate al netto del costo del debito pubblico).
Il ministro ha inoltre sottolineato che la possibilità di attivare la clausola di deroga è stata raccolta grazie alla credibilità internazionale dell'Italia: "Siamo ancora oggi in discussione per capire come e dove si possa utilizzare in modo più utile per il sistema Italia", ha aggiunto, indicando la necessità di affrontare una situazione eccezionale senza ignorare le difficoltà di famiglie e imprese. La richiesta di scostamento, ha concluso, deve essere valutata anche alla luce delle condizioni di particolare incertezza che rendono più difficile la programmazione economica.