Manovra 2027

Meloni litiga con le opposizioni sul fiscal drag e l’aumento delle tasse: come stanno le cose

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A cura di Luca Pons
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Più esponenti dell’opposizione hanno accusato il governo Meloni di non voler restituire a dipendenti e pensionati le entrate dovute al fiscal drag, o drenaggio fiscale. La presidente del Consiglio ha risposto che l’esecutivo ha già restituito più di quanto avesse incassato. Ecco come stanno le cose.

Il governo Meloni ha restituito a dipendenti e pensionati tutti i soldi ‘extra' che aveva incassato tramite l'Irpef grazie all'inflazione? La presidente del Consiglio sostiene di sì, le opposizioni di no. Con l'avvicinarsi della prossima legge di bilancio, il dibattito si è riaperto perché diventa sempre più importante capire da dove il governo prenderà i soldi per finanziare le misure che vuole portare avanti. Negli scorsi giorni, il Parlamento ha lavorato sul Documento programmatico di finanza pubblica (o DPFP) e poi si è confrontato direttamente con Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. E così, diversi esponenti delle opposizioni hanno sollevato il tema del drenaggio fiscale, o fiscal drag.

In breve, il drenaggio fiscale si verifica quando con l'inflazione salgono i prezzi e, di conseguenza, aumentano anche le pensioni (automaticamente, ogni anno) e gli stipendi (al rinnovo dei contratti) per tenere il passo. Dipendenti e pensionati, con questi aumenti, guadagnano di più ma in realtà hanno lo stesso potere d'acquisto, perché hanno semplicemente pareggiato l'andamento dell'inflazione. Visto che le aliquote dell'Irpef sono fisse, però, chi supera (per esempio) i 28mila euro di reddito è sempre tenuto a pagare più tasse, non importa se ha superato quella soglia perché ha ricevuto una promozione o semplicemente perché, appunto, la sua busta paga o il suo cedolino hanno dovuto tenere il passo con i prezzi. Quindi, a parità di potere d'acquisto, si trovano a pagare più tasse. Questo, secondo gli esperti, è uno dei motivi principali per cui è cresciuta la pressione fiscale.

L'attacco delle opposizioni sul fiscal drag

A dedicare una particolare attenzione al tema è stata Maria Cecilia Guerra, deputata del Pd. Da tempo circolavano stime e previsioni su quanto pesasse effettivamente il fiscal drag, ma non c'erano conferme. Lunedì, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato si sono presentate le principali istituzioni economiche del Paese per rispondere alle domande sul DPFP, e insieme a loro anche il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. A una domanda di Guerra, Giorgetti ha risposto brevemente: "3,4 miliardi". Poi sono arrivate anche le stime della Ragioneria generale dello Stato a completare il quadro.

Martedì, intervenendo in Aula proprio sul DPFP, Guerra ha attaccato: "Meloni dice sempre ‘ditemi quali tasse sono aumentate': ce n'è una che è aumentata, ed è il fiscal drag. Quella entrata silenziosa che, senza scriverla nel bilancio, ti porta miliardi ogni anno con cui finanzi le briciole che poi distribuisci agli stessi che hai tartassato". Il fiscal drag, ha insistito la deputata, si può neutralizzare adattando le aliquote Irpef all'inflazione; non farlo significa "acquisire, per scelta politica, un'entrata". Le stime citate dalla deputata sono: "4,4 miliardi di Irpef portati via col fiscal drag nel 2026, 3,4 ulteriori attesi per il 2027, 2,4 ulteriori per il 2028 e altri 2,8 per il 2029. Si tratta di 12-13 miliardi in più di tasse, alla fine del periodo di programmazione della legge di bilancio. Questo è il bacino delle risorse con cui finanzierete i regalini che andrete a fare in giro".

Il dato è significativo e sembra confermato, appunto, dalla Ragioneria dello Stato, che è un organo del ministero dell'Economia. Non a caso, nella serata di martedì le forze del campo largo congiunte hanno diffuso una nota in cui denunciavano, tra le altre cose, la "stangata fiscale da 13 miliardi di euro di maggiori entrate fino al 2029, legate al fiscal drag, che colpisce lavoratori dipendenti e pensionati. Un aggravio che il governo non vuole e non è capace di sterilizzare".

La questione è poi tornata il giorno dopo, in Senato, durante il confronto con Giorgia Meloni. La senatrice Annamaria Furlan (Italia viva) ha concentrato il suo intervento sulla crisi industriale, ma in un passaggio ha aggiunto: "Per il drenaggio fiscale, tra il 2022 e il 2023 abbiamo sottratto alle buste paga dei lavoratori 25 miliardi. E rispetto ai vostri dati previsionali, per il 2026-27 se ne aggiungeranno oltre 13. Ecco perché c'è un impoverimento del ceto medio e soprattutto dei lavoratori". Il calcolo di Furlan è anche più severo: 13 miliardi nel giro di due anni, non fino al 2029. Il motivo, probabilmente, è che i 4,4 miliardi stimati per il 2026 si ripetono nel 2027, e a questi si aggiungono i 3,4 miliardi ulteriori citati da Guerra. Con questo criterio, si arriverebbe a circa 12,2 miliardi nel 2026-27. Allargando il raggio dal 2026 al 2029 si raggiungerebbero circa 35 miliardi di euro.

La risposta di Giorgia Meloni

Nella sua risposta a Furlan, Giorgia Meloni ha sostanzialmente evitato il nocciolo della questione. O meglio, si è concentrata su uno solo dei due dati citati dalla senatrice: il primo, quello relativo al passato. "Ha detto che il governo avrebbe sottratto miliardi e miliardi di euro a lavori e pensionati e che quindi dovrebbe trovare il modo di restituire queste risorse. Solo che dovrebbe sapere che questa narrazione è stata già abbondantemente smentita da diversi istituti e analisi", ha ribattuto la presidente del Consiglio.

"Anche la Banca centrale europea ha messo nero su bianco il fatto che attraverso gli interventi di sostegno al reddito – la riforma dell'Irpef, la decontribuzione – questo governo ha restituito più di quanto ha preso attraverso il drenaggio fiscale, aiutando in particolar modo i lavoratori dipendenti". Meloni, quindi, ha rivendicato di aver restituito i 25 miliardi circa incassati dallo Stato tra il 2021 e il 2023, ma non ha fatto menzione dei soldi in più che arriveranno quest'anno e nei prossimi anni, che sono già presi in considerazione nei calcoli per la legge di bilancio.

Chi ha ragione sull'aumento delle tasse

Per quanto riguarda il fiscal drag accumulato in passato, Meloni ha ragione. Diverse analisi hanno sostenuto che quella somma sia stata restituita. C'è qualche imprecisione: non è la BCE ad averlo detto in un suo documento ufficiale, ma uno studio pubblicato a ottobre 2025 (dalla stessa BCE). La differenza è sottile, ma già nella prima pagina dello studio c'è scritto che i suoi contenuti "non devono essere riportati come una rappresentazione del punto di vista della Banca centrale europea".

In ogni caso, l'analisi in questione conclude, sull'Italia, che "il fiscal drag è stato più che compensato" per "tutte le categorie di famiglie", anche se quelle di pensionati "hanno ricevuto un compenso più modesto". Va detto che gli economisti sottolineano che il metodo che hanno usato "può sottostimare l'effetto del fiscal drag per i pensionati".

Lo studio citato da Meloni si riferiva al fiscal drag accumulato dal 2019 e il 2023, quindi prendeva in considerazione anche un periodo precedente all'inizio del suo governo e non gli ultimi anni, 2024 e 2025. Su questi si è già espressa l'Istat: a maggio di quest'anno, in una nota, ha detto che "le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo".

L'Istituto di statistica ha aggiunto, però, che anche se in media il drenaggio è stato recuperato, ci sono delle categorie che "risultano penalizzate o non interamente compensate". Più nel dettaglio, ci hanno perso lievemente le famiglie senza figli (perché una parte importante della compensazione del fiscal drag è passata dall'Assegno unico e universale), quelle con redditi oltre i 60mila euro e soprattutto i pensionati, "in quanto le variazioni normative non risultano sufficienti a neutralizzare l’effetto del drenaggio". In media, i pensionati hanno perso l'1% del loro reddito imponibile.

Insomma, la presidente Meloni ha dato informazioni sostanzialmente corrette per quanto riguarda il fiscal drag del passato, pur non tenendo conto della lieve perdita per i pensionati. Ma ha scelto di ignorare la seconda domanda, quella sul fiscal drag per i prossimi anni. Su questo, come segnalato da Guerra, lo scontro con le opposizioni resterà aperto.

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