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Stipendi, come funziona la flat tax: al 5% sugli aumenti e al 15% per domeniche, festivi e reperibilità

L’Agenzia delle entrate chiarisce come applicare la flat tax introdotta dalla legge di Bilancio 2026. Confermata l’aliquota del 5% sugli aumenti di stipendio legati ai rinnovi dei contratti e quella del 15% per lavoro domenicale, notturno, festivo e reperibilità. Diverse le regole sulla tassazione per chi ha un part-time verticale.
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L'Agenzia delle entrate amplia il perimetro delle agevolazioni fiscali previste dalla legge di Bilancio 2026 per i lavoratori dipendenti del settore privato. Arrivano nuovi chiarimenti sull'applicazione della flat tax al 5% sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi e dell'imposta sostitutiva al 15% prevista per alcune indennità e maggiorazioni legate all'organizzazione dell'orario di lavoro.

Le precisazioni chiariscono diversi aspetti applicativi delle due misure. Tra le novità più importanti ci sono l'estensione dell'aliquota agevolata alle maggiorazioni per il lavoro domenicale, la conferma della detassazione degli arretrati contrattuali e indicazioni su reperibilità, ferie, part-time verticale e sui lavoratori rientrati in Italia dopo un periodo all'estero.

Flat tax al 5% anche sugli arretrati dei rinnovi contrattuali

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto una tassazione agevolata del 5% sugli aumenti di stipendio pagati durante l'anno in corso in seguito ai rinnovi dei contratti collettivi (Ccnl) firmati tra il 2024 e il 2026. La misura riguarda i dipendenti del settore privato con un reddito annuo fino a 33 mila euro. In relazione a quanto previsto nella Finanziaria, l'Agenzia delle entrate, con la circolare numero 3/E pubblicata il 24 giugno, chiarisce che il beneficio vale anche quando gli aumenti pagati nel 2026 si riferiscono ad anni precedenti.

La tassazione al 5% continua a essere applicata anche se gli aumenti assorbono il cosiddetto superminimo, cioè una quota aggiuntiva in busta paga versata dal datore di lavoro oltre la base fissata dal Ccnl, o altre componenti dello stipendio concordate tra azienda e lavoratore. Inoltre, rientrano nell'agevolazione anche gli aumenti di stipendio che incidono sulla retribuzione delle ferie e di alcune festività previste dal contratto collettivo, comprese le festività soppresse.

Aliquota al 15% per domeniche, reperibilità e lavoro notturno

La seconda misura prevista dalla manovra introduce una tassazione agevolata del 15% sulle maggiorazioni e sulle indennità riconosciute per il lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale e per i turni. Possono beneficiarne i lavoratori con un reddito annuo fino a 40mila euro, entro un limite massimo di 1.500 euro all'anno.

La circolare conferma che l'aliquota ridotta si applica anche alle maggiorazioni per chi lavora di domenica. Sono comprese anche le indennità di reperibilità previste dai contratti collettivi, anche quando il dipendente non viene poi chiamato a lavorare, perché retribuiscono comunque la sua disponibilità. Tra le somme che possono beneficiare della tassazione agevolata rientrano anche le maggiorazioni per lo straordinario svolto di notte o nei giorni festivi e, quando previsto dal contratto collettivo, anche l'indennità di pernottamento.

Chi resta escluso: il caso del part-time verticale

Per chi ha un contratto part-time verticale, il beneficio scatta solo se la prestazione viene svolta in una giornata che il contratto indica come non lavorativa. Se invece vengono svolte ore aggiuntive o cambia la distribuzione dell'orario di lavoro, si applicano le regole ordinarie previste dal contratto collettivo.

Le agevolazioni non spettano, invece, ai lavoratori delle aziende che non applicano un contratto collettivo nazionale. Restano invece valide anche per chi è tornato a lavorare in Italia dopo un periodo trascorso all'estero e per docenti e ricercatori rientrati nel Paese.

Il Fisco inoltre segnala che il lavoratore può scegliere di non usufruire della flat tax. In questo caso gli aumenti di stipendio saranno tassati con le normali aliquote Irpef, continuando però a beneficiare delle eventuali altre agevolazioni fiscali previste dalla legge.

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