“Né soldi, né contatti con i Sempio”: come è caduta l’ipotesi di corruzione per l’ex pm Mario Venditti
Non ci sono stati né contatti con la famiglia Sempio, né tanto meno uno scambio di soldi. Cade così l'accusa di corruzione nei confronti dell'ex procuratore di Pavia Mario Venditti, per mesi indagato con l'ipotesi di aver favorito l'archiviazione di Andrea Sempio nel 2017 (oggi come allora indagato per l'omicidio di Chiara Poggi) in cambio di denaro. In queste ore il giudice per le indagini preliminari di Brescia Mauroernesto Macca ha accolto la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Brescia, responsabile del fascicolo.
Restano invece aperta l'indagini per l'altro indagato: Giuseppe Sempio, il padre di Andrea. Questo vuol dire che seppur cadano le accuse nei confronti di Venditti non cade l'ipotesi di corruzione che possa coinvolgere altre persone. Dopotutto alcuni lavoratori della Procura di Pavia erano stati al centro già di accertamenti che hanno portato alle operazioni "Clean" e già ad alcune condanne. Gli investigatori negli anni avevano svelato il "sistema Pavia": appartenenti alla polizia giudiziaria avrebbero garantito favori agli indagati in cambio di soldi. Che tra gli indagati coinvolti però ci fosse anche Sempio è ancora tutto da accertare.
Ad oggi una cosa è certa: in questa eventuale ipotesi di corruzione Mario Venditti non c'entra nulla. Nelle verifiche di questi mesi da parte dei carabinieri non è emerso alcun indizio contro l'indagato: come riportano le carte del gip, "gli accertamenti bancari" riconducibili all'ex magistrato "non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile, per importo o collocazione temporale, ai prelievi della famiglia Sempio". E ancora: "Neppure è emerso alcun contattato, telefonico, telematico o personale, tra il magistrato e i Sempio o i loro difensori al di fuori delle sedi istituzionali del procedimento e i due difensori nominati, escussi, hanno concordemente dichiarato di non aver mai avuto interlocuzioni con i magistrati se non in occasione dell'interrogatorio. Le anomalie sin qui descritte si collocano, nella loro quasi totalità, a un livello diverso da quello dell'indagato". Al centro delle indagini infatti restano i sospetti su appartenenti alla polizia giudiziaria che avrebbero contatto più volte di quante necessarie Andrea Sempio e avrebbero scattato foto anomale al fascicolo sul delitto di Garlasco la vigilia di Natale. Nulla ancora è stato accertato.
Insomma sui conti dell'ex pm non sono mai circolari soldi che possano tenere in piedi l'accusa di corruzione. Da qui la conclusione del gip bresciano: "Il delitto ipotizzato presuppone un accordo tra il pubblico ufficiale e il privato, la dazione o la promessa di un'utilità e la finalizzazione dell'atto a favorire una parte del processo. Tuttavia, di nessuno di questi elementi le indagini, pur ampie, hanno restituito una traccia che conduca all'indagato".
L'ipotesi di corruzione resta però aperta perché, come si legge dalle carte del gip, "le trascrizioni incomplete, i contatti irrituali con Sempio, le omissioni nell'annotazione sui tabulati riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria. La stessa scelta di delegare le indagini alla sola Sezione, elencata tra le anomalie, ha una paternità e una motivazione dichiarata dalla coassegnataria (la pm che si occupava del fascicolo assieme a Venditti, ndr), che l'aveva ricondotta all'esigenza di evitare fughe di notizie a causa del rilievo mediatico della vicenda".
Ma soprattutto in queste carte il gip ribadisce che nel 2017 le indagini su Andrea Sempio vennero archiviate perché non c'erano elementi per mandarlo a processo: "L'esito favorevole ad Andrea Sempio trovava nella scarsa qualità del materiale investigativo trasmesso ai magistrati una spiegazione autonoma e antecedente rispetto all'ipotesi dell'accordo corruttivo con uno di essi". Resta ora da capire come procederanno gli accertamenti sull'ipotesi corruzione e se oltre a Giuseppe Sempio ci saranno altri indagati.