“Sistema Pavia”, condannato l’ex ufficiale dei carabinieri Maurizio Pappalardo per corruzione e stalking

Sono arrivate oggi, giovedì 7 maggio, le prime sentenze relative a "Clean 2", l'inchiesta della Procura di Pavia con al centro i presunti legami economici tra magistrati e società private che collaboravano con gli uffici giudiziari, soprattutto in ambito tecnico e investigativo. Maurizio Pappalardo, all'epoca dei fatti maggiore dei carabinieri del nucleo Informativo della Compagnia di Pavia, è stato condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi di reclusione per corruzione e stalking, mentre è stato assolto dall'accusa di peculato. Daniele Ziri, brigadiere in forza al nucleo Ispettorato del lavoro oggi sospeso, è stato invece assolto dall'accusa di induzione indebita.
La condanna a Pappalardo in primo grado
Secondo l'accusa, l'ex carabiniere forestale Antonio Scopetta avrebbe ricevuto da Pappalardo favori, denaro e prenotazioni alberghiere in cambio della trasmissione illecita di informazioni su procedimenti in corso e la redazione di atti in maniera compiacente. Inoltre, l'ex maggiore avrebbe perseguitato, anche con l'aiuto di alcuni colleghi, l'ex fidanzata, una donna di 30 anni in meno di lui.
I pm Chiara Giuiusa e Alberto avevano chiesto per lui una pena pari a 6 anni e 6 mesi di reclusione. I giudici, invece, lo hanno condannato a 5 anni e 8 mesi. Difeso dagli avvocati Beatrice Saldarini e Lorenzo Nicolò Meazza, Pappalardo è stato assolto dall'accusa di aver usato mezzi di servizio del nucleo informativo del Comando provinciale di Pavia per fini personali. È stato disposto anche un risarcimento pari a 20mila euro per l'ex fidanzata di Pappalardo. I suoi legali hanno già annunciato che ricorreranno in Appello, ritenendo "ingiusta" la sentenza e "improcedibile" il processo per stalking.
Assolto Ziri
Per quanto riguarda Ziri, difeso dal legale Yuri Lissandrin, il brigadiere era accusato di induzione indebita nel filone della villetta di San Genesio. Secondo gli investigatori, infatti, sarebbe stata venduta a prezzo di favore dall'imprenditore Carlo Boiocchi a Scopetta (già condannato in questo procedimento in primo grado, in abbreviato, a 4 anni di reclusione), in pratica dimezzato rispetto al valore di mercato che era pari a 600mila euro. La Procura aveva chiesto per lui 4 anni di reclusione, ma i giudici del Tribunale di Pavia hanno deciso di assolverlo.
Boiocchi, invece, ha visto accolta la richiesta di "messa alla prova" con l'avvio di un percorso di riabilitazione con lavori di pubblica utilità per ottenere l'estinzione del reato. Per l'accusa, l'imprenditore sarebbe stato costretto ad accettare condizioni economiche sfavorevoli in cambio di controlli "morbidi" nei cantieri.