Corruzione nei controlli dei cantieri edili, chiusa l’inchiesta ‘Clean 3’ a Pavia: 8 indagati, 4 sono carabinieri

La Procura di Pavia ha chiuso le indagini preliminari per l'operazione denominata "Clean 3" che coinvolge in tutto otto persone indagate: quattro carabinieri, un dirigente di Ats Pavia, e tre imprenditori edili, tra i quali l'ex presidente dell'Ance di Pavia. Al centro dell'inchiesta, che è un continuo delle precedenti "Clean 1" e "Clean 2" che hanno già portato ad arresti e condanne per ipotesi di reato soprattutto contro la pubblica amministrazione, c'è un presunto sistema di corruzione e ricatti nell'ambito dei controlli sui cantieri.
I rapporti tra il brigadiere del Nil e gli imprenditori edili
Le indagini sono state condotte per oltre due anni dal nucleo di polizia Economico-Finanziaria della guardia di finanza di Pavia e si sono basate su intercettazioni telefoniche, audizioni di centinaia di testimoni, interrogatori, documenti, indagini bancarie, perquisizioni, sequestri e analisi dei telefoni sequestrati agli indagati e ad altri soggetti coinvolti. Tra i vari indagati, spicca il ruolo di un brigadiere che, all'epoca dei fatti contestati, era in servizio presso il nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) di Pavia e che è stato già coinvolto nell'inchiesta "Clean 2" in relazione alla vicenda della vendita sottocosto di una villa a favore del carabiniere Antonio Scoppetta, in cambio della protezione dai controlli al cantiere. Il brigadiere, secondo la Procura, sarebbe responsabile di reiterate condotte di corruzione e di ricatti nell'ambito dei controlli sul lavoro nei cantieri edili.
Secondo l'accusa, il militare avrebbe preteso denaro minacciando lunghe sospensioni dei cantieri, indotto imprenditori a promettere denaro per evitare di essere denunciati e garantito immunità a imprenditori amici. In una nota, la Procura parla di "clima di paura" e di un "sistema di protezione" che si sarebbe spinto fino alla "redazione di falsi modelli di pagamento delle sanzioni che determinavano l'archiviazione dei procedimenti". Il brigadiere avrebbe minacciato gli imprenditori con frasi tipo: "Non vi faccio più lavorare" e "la rovino".
Gli altri indagati
Uno degli imprenditori indagati, l'ex presidente dell’Ance di Pavia Alberto Righini, avrebbe concesso vantaggi come locazione di appartamenti e box a prezzi ridotti o gratuitamente al brigadiere del Nil e a suoi amici e parenti "per poter conoscere prima le date dei controlli e per orientarne concordemente gli esiti in danno di concorrenti sgraditi". Un altro imprenditore, inoltre, aveva presentato un esposto per tentata escussione che sarebbe stata realizzata dallo stesso carabiniere durante un controllo da lui eseguito nel 2023 in un cantiere di Pavia.
Infine, tra i punti più rilevanti dell'inchiesta c'è l'accusa rivolta a uno degli altri carabinieri. Questo, nel periodo in cui era addetto alla scorta di un magistrato in servizio presso la Procura di Pavia, avrebbe ottenuto da un privato denaro in cambio della promessa che si sarebbe dato da fare presso l'ufficiale giudiziario "per accelerare una procedura di sfratto a carico di una famiglia morosa con prole minore"