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Si offrono ai russi per mappare le “zone grigie” di Milano e Roma: condannati due imprenditori brianzoli

Un 34enne e un 60enne sono stati condannati in primo grado, con rito abbreviato, per “corruzione del cittadino da parte dello straniero”. I due, imprenditori brianzoli, si sarebbero offerti ai russi tramite Telegram per presunte attività di “spionaggio”.
A cura di Enrico Spaccini
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Foto di repertorio
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La giudice dell'udienza preliminare Angela Minerva del Tribunale di Milano ha condannato in primo grado, con rito abbreviato, un 34enne e 60enne rispettivamente a 2 anni e 6 mesi e a 2 anni e 2 mesi di reclusione per "corruzione del cittadino da parte dello straniero". Stando a quanto emerso nelle indagini concluse nel novembre del 2024 e condotte dal pool antiterrorismo, i due imprenditori brianzoli si sarebbero messi a disposizione dell'intelligence russa per una presunta attività di "spionaggio" anche in cambio di pagamenti in criptovalute. Tuttavia, l'unico risultato raggiunto sarebbe stato un dossieraggio ai danni di un imprenditore imprenditore specializzato nel campo dei droni e della sicurezza elettronica. Il pm Alessandro Gobbis aveva chiesto, invece, condanne a 3 e a 2 anni con il riconoscimento dell'aggravante della "finalità di terrorismo ed eversione", esclusa dalla gup.

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori del Ros dei carabinieri, i due imprenditori, titolari di una società immobiliare in Brianza, erano entrati in contatto attraverso Telegram con alcuni russi. Questi sarebbero stati interessati alla mappatura dei sistemi di videosorveglianza di Milano e Roma, e in particolare delle cosiddette "zone grigie", le aree non coperte da telecamere. Sempre per conto dei russi, i due avrebbero proposto a diverse cooperative di taxi di Milano un "business plan" che prevedeva l'installazione gratuita di "dash cam" da cruscotto. Infine, avrebbero anche progettato di costituire a Milano una rete di "case sicure", cioè "strutture ricettive per ospitare cittadini russi in transito sul territorio italiano, omettendone la registrazione e tutelandone la privacy".

Tuttavia, i due indagati avrebbero raggiunto solo un "obiettivo": il dossieraggio ai danni di un imprenditore. Attraverso pedinamenti, i due avrebbero raccolto informazioni relative a un soggetto esperto di droni e sicurezza elettronica che in passato aveva lavorato proprio in Russia. Chiuse le indagini, gli investigatori avevano aperto un altro filone per ricostruire una eventuale rete di persone collegate ai due imprenditori e sull'eventuale presenza di russi in Italia legati ai servizi segreti di Mosca.

La gup Minerva del Tribunale di Milano ha deciso di riconoscere, in primo grado con rito abbreviato, le imputazioni a carico dei due imprenditori, ritenuti colpevoli di "corruzione del cittadino da parte dello straniero". È stata esclusa, invece, l'aggravante della "finalità di terrorismo ed eversione". La sentenza è dunque di 2 anni e 6 mesi per il 34enne e di 2 anni e 2 mesi per il 60enne.

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