Chissà cosa avranno pensato i tanti giovani psicologi del nostro Paese sentendo, durante la conferenza stampa di giovedì 8 aprile, il presidente del Consiglio Mario Draghi metterli nel mucchio di quanti avrebbero saltato la fila per il vaccino, lasciando esposti i più anziani e fragili. E insieme a loro, chissà cosa avranno pensato tutti gli altri appartenenti alle cosiddette categorie non prioritarie, dagli avvocati ai ricercatori universitari, che in questi mesi hanno ricevuto le dosi e sono stati bollati da Draghi come “furbetti del vaccino”.

Come se la responsabilità per il caos nella campagna vaccinale fosse loro e non delle istituzioni che hanno dato a queste persone prima che ad altri la possibilità di vaccinarsi. Possibilità che queste persone hanno legittimamente colto. Come se il fatto che un giovane dentista o un uomo che lavora nell'amministrazione delle strutture sanitarie siano stato immunizzati prima di un 80enne fosse una loro colpa e non dei piani vaccinali nazionali e regionali che hanno – per errore o per pressioni esterne – dato le priorità sbagliate nella somministrazione dei vaccini.

Intendiamoci, le cronache raccontano certo anche di abusi e scorrettezze, dagli illeciti veri e propri alle scelte almeno discutibili di quanti, ad esempio, si sono fatti passare per caregiver senza averne titolo. Ma per la maggior parte, le persone che avrebbero “rubato” il vaccino agli anziani o ai pazienti fragili, l’hanno fatto semplicemente perché c’erano delle procedure perfettamente nella norma che glielo consentivano. Ed è francamente incomprensibile il motivo per cui Draghi se la prenda con loro, invece che indicare le vere responsabilità di questa situazione. Che stanno in un piano vaccinale varato dal governo Conte bis troppo debole nell’indicare le priorità nella campagna di vaccinazione. Maglie larghe usate per settimane da molte regioni – dalla Toscana alla Campania, dalla Lombardia all’Abruzzo – per ampliare in modo inverosimile le categorie professionali e non a cui distribuire le dosi in arrivo, disperdendole in mille rivoli.

Distorsioni solo in parte corrette dal nuovo piano del generale Figliuolo, che ha sì concentrato l’attenzione su poche fasce (anziani, fragili, ospiti delle Rsa, docenti, forze dell’ordine e armate), ma ha lasciato comunque ampio margine di discrezionalità nell’attuazione delle linee guida. Con il risultato che ancora in queste ore a essere convocati per il vaccino in giro per l’Italia ci sono migliaia di persone destinate a finire nella casella "Altro" delle tabelle sulla progressione della campagna vaccinale.

Insomma, condannare chi commette un irregolarità è un conto. Ma altro conto tacciare come “furbetti” intere fasce della popolazione che hanno seguito le regole, anche se probabilmente sbagliate. E questo ragionamento rischia di riproporre uno schema che più volte abbiamo visto applicare dalle istituzioni fin dallo scoppio della pandemia: addossare ai cittadini non solo le proprie responsabilità, ma anche le colpe per gli errori e i ritardi di Stato ed enti locali nella gestione della pandemia.