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Ultimi per crescita, primi per debito: ecco a voi quattro anni di nulla cosmico del governo Meloni

Crescita dimezzata rispetto alle aspettative, e ultimo posto in Europa. Rapporto tra debito e PIL superiore alla Grecia. Colpa della guerra di Trump e Netanyahu, ok. Ma vi ricordate anche una sola misura economica del governo Meloni?
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Domanda: vi ricordate anche solo una misura del governo Meloni per sostenere la crescita dell’economia italiana, in quattro anni di governo? Se non vi viene in mente, non preoccupatevi, perché non è un problema della nostra memoria. In quattro anni, la maggioranza di destra non ha fatto niente di niente di quel che aveva promesso: zero flat tax e zero abolizione della Fornero, ammesso servissero a qualcosa, zero tagli significativi alle tasse sul lavoro, zero ammortizzatori sociali, zero investimenti pubblici, investimenti esteri che se ne vanno anziché arrivare – vero Electrolux, vero Stellantis? – mentre il ministro Urso colleziona francobolli, zero zero zero. E infatti, giusto ieri, la Commissione Europea ha dimezzato le aspettative di crescita dell’Italia per l’anno che viene: saremo il Paese che cresce meno in Europa.

Però wow, direte voi, hanno tenuto botta sui conti pubblici. E invece no. Perché non solo non siamo riusciti a rientrare dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, ma abbiamo anche conquistato l’invidiabile primato di debito pubblico più ingombrante d’Europa, riuscendo nell’impresa di superare la Grecia.

Fa sorridere, se non ci fosse da piangere, che tutto questo si accompagni a una narrazione governativa da nuovo miracolo economico, mentre alla crescita zero e al debito monstre si somma pure un’inflazione galoppante, perché le energie rinnovabili ci fanno schifo, sono “ideologia green” e il futuro, sempre per il nostro ineffabile esecutivo, è negli idrocarburi fermi nel golfo di Hormuz.

E se gas e petrolio sono fermi nel golfo di Hormuz, non dimentichiamocelo mai, è per merito della coppia Trump e Netanyahu, oggi improvvisamente “inaccettabili”, ma fino a ieri fiori all’occhiello della rinnovata “centralità geopolitica” del governo Meloni, e dei suoi decantatissimi “rapporti privilegiati” col boia di Gaza e con l’autocrate di Washington.

Ricordiamoci anche – giusto per non farci mancare nulla – che il governo si è pure bullato per quattro anni, di essere tornato a contare in Europa. Risultato? Abbiamo firmato e rivendicato un nuovo patto di stabilità che oggi vogliamo stracciare e siamo tornati a Bruxelles col cappello in mano a chiedere flessibilità, come se la crescita zero e il debito alle stelle fossero problemi di tutti. Piccolo dettaglio: gli altri crescono più di noi e hanno ridotto i loro debiti, nel frattempo.

Eh, ma è colpa del superbonus, dicono loro. Certo, quel superbounus, che insieme al Pnrr, ha generato quei pochi decimali di crescita di cui oggi il governo ancora si bulla. Quello stesso supebonus che le forze politiche di destra, Lega, Forza Italia, ma anche Fratelli d’Italia, hanno votato, difeso e rifinanziato quando c’era da lisciare il pelo ai costruttori e alla filiera edilizia. E che ora usano come alibi, buono per tutte le occasioni, come un abito nero.

Uh, a proposito di nero e di alibi. Ora avete capito perché tutto questo bisogno che si parli di migranti, maranza, terroristi e remigrazioni?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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