Scuole aperte d’estate in Emilia-Romagna, l’assessora: “Aiuto per i genitori, non parcheggi per ragazzi”

Conciliare l'equilibrio tra tempo libero e vita scolastica, aiutando i genitori che si destreggiano tra famiglia e figli. Dopo il tentativo di modificare il calendario scolastico accorciando le vacanze estive in favore di una pausa in primavera, la giunta regionale dell'Emilia-Romagna, guidata dal centrosinistra di Michele de Pascale, ci riprova. In più di 40 Comuni, dal 31 agosto al 14 settembre, alcune scuole primarie riapriranno le porte per attività sportive, culturali e laboratoriali dedicate ai bambini prima dell’inizio delle lezioni.
Il progetto, finanziato dalla Regione con 3 milioni di euro, viene presentato dalla giunta come una risposta concreta alle difficoltà economiche e organizzative delle famiglie. Una misura sperimentale che potrebbe trasformarsi in un modello nazionale, ma che ha già acceso le polemiche tra chi teme che la scuola venga ridotta a un semplice “parcheggio” per bambini e chi sostiene che le scuole non siano adatte a ospitare i ragazzi in estate. Intervistata da Fanpage.it, l’assessora regionale al Welfare e alla Scuola, Isabella Conti, rivendica l’idea di una “comunità educante” capace di affiancare i genitori e annuncia che, se la sperimentazione darà risultati positivi, la Regione potrebbe proporre il modello anche al governo nazionale.

Assessora, lo scorso anno stavate lavorando a una rimodulazione del calendario scolastico per inserire una pausa tra primo e secondo quadrimestre e abbreviare le vacanze estive. Come è andata a finire?
Abbiamo capito che, per modificare il calendario scolastico, occorre una riforma tout court da parte del governo centrale che riveda i tempi della didattica. Il margine di manovra che avevamo era di pochissimi giorni e rischiavamo quindi di scontentare tutti.
Innanzitutto i genitori: c’è chi sostiene che a giugno faccia troppo caldo per fare lezione e chi, invece, solitamente va in vacanza a settembre, magari perché costa meno. E poi gli insegnanti, perché senza una misura a monte che affronti il tema della retribuzione, imporre dall’alto una decisione di questo tipo era complicato da sostenere.
Avete quindi optato per una misura diversa, più morbida, decidendo di aprire le scuole elementari dal 31 agosto al 14 settembre, in via sperimentale, per attività laboratoriali e di gioco. Come si svolgeranno queste due settimane?
L’idea nasce per sostenere i genitori. Dopo aver affrontato i costi dei centri estivi, spesso si arriva a settembre senza più risorse. Abbiamo quindi pensato di mettere a disposizione le scuole, che sono di proprietà dei Comuni, per svolgere attività al loro interno. Noi, come Regione, mettiamo a disposizione le risorse (3 milioni di euro, ndr) e i Comuni possono coinvolgere il terzo settore ed educatori per organizzare attività non didattiche, ma ludico-ricreative e integrative: sport, teatro, musica, cinema. Vuole essere un segnale chiaro del fatto che le istituzioni sono accanto alle famiglie e ai genitori.
Crede che questo periodo pre-didattico servirà ai bambini?
L'obiettivo è anche quello di far vivere gradualmente il rientro a scuola, con maggiore serenità. La scuola sta diventando eccessivamente il luogo della prestazione e dell'urgenza: fare lezione e fare tutto sempre concentrati. Questo sarà un rientro armonico che, speriamo, permetta ai bambini di iniziare le lezioni con maggiore serenità, perché sappiamo che la scuola può rappresentare, per i nostri ragazzi, anche un momento di ansia, lo vediamo soprattutto tra i preadolescenti e gli adolescenti.
Le scuole sono pronte ad accogliere i bambini in un periodo in cui fa ancora caldo?
Già molti centri estivi nella nostra regione si svolgono nelle scuole durante i mesi di giugno, luglio e agosto. Innanzitutto settembre non è giugno: da noi il clima è meno soffocante. Inoltre, non essendoci l’obbligo di rimanere in classe, i bambini potranno stare nei giardini o nelle palestre, secondo le modalità che i Comuni riterranno più opportune. Abbiamo inoltre destinato 300mila euro all’anno alle scuole per migliorare gli spazi esterni e garantire così a bambini e ragazzi la possibilità di trascorrere più tempo possibile anche all’aperto.
La vostra giunta prevede degli investimenti per migliorare la aule e adattarle al clima estivo?
Abbiamo già fatto un censimento di tutte le strutture scolastiche che necessitano di interventi. All’interno di questa mappatura procederemo con un’analisi degli interventi da realizzare, perché quest’anno la misura è sperimentale ma, sulla base degli esiti che avremo, la inseriremo nella legge quadro di sostegno alla genitorialità. La spesa corrente prevista per quest’anno è di 3 milioni di euro, ma quando il progetto sarà a pieno regime, dal prossimo anno, l’investimento salirà tra i 10 e i 15 milioni di euro.
Alla notizia della sperimentazione di due settimane, alcuni genitori hanno replicato che le scuole non possono essere un posto dove “parcheggiare” i bambini. Come rispondete?
Convengo sul fatto che la scuola non sia un parcheggio, ma credo che possa diventare un grande luogo di comunità. Ci terrei però a precisare che questa misura è orientata soprattutto a non far sentire soli i genitori, perché oggi, qualunque problema abbia un figlio, la colpa sembra ricadere sempre sui genitori. Invece dobbiamo responsabilizzarci come comunità, perché i figli sono di tutti: solo così possiamo essere davvero una comunità educante, altrimenti rischiamo di essere sempre più soli.
Non dobbiamo puntare il dito contro i genitori che hanno bisogno di portare i bambini, a settembre, in un servizio extrascolastico, come se fossero genitori degeneri che non vogliono stare con i propri figli. Chi lo sostiene o non è genitore oppure lo è stato molto tempo fa, in un periodo storico in cui il tempo e la capacità di acquisto delle famiglie erano completamente diversi. Le difficoltà nel pagare l’affitto e il peso dell’inflazione non riguardano solo single e anziani, ma anche le famiglie. L’alternativa all’aiuto è lasciare soli genitori e bambini; poi però non meravigliamoci se nei prossimi anni continueremo ad avere le neuropsichiatrie infantili piene.
Come sta andando, invece, la sperimentazione delle attività extra-scolastiche pomeridiane nelle scuole superiori di primo grado?
Nella fascia tra gli 11 e i 13 anni, su cui incide il nostro progetto “Scuole aperte”, abbiamo riscontrato il più alto tasso di solitudine e di rischio di dipendenza dai device digitali. Per questo abbiamo messo in campo varie attività alle quali partecipano tanti ragazzi e ragazze: storia del cinema, storia della musica, teatro, sport.
Modena, ad esempio, ha interpretato questa possibilità puntando interamente sullo sport, offrendo ai ragazzi le cui famiglie fanno fatica a pagare un abbonamento a una società sportiva un’opportunità di relazione in presenza, e non digitale.
Tornerete a lavorare a una modifica del calendario scolastico, magari in accordo con il governo?
Per il momento vogliamo capire se la nostra sperimentazione funziona e produce buoni risultati. Se dovesse andare bene, il prossimo anno, quando il progetto sarà strutturale, potremmo pensare di avanzare questa proposta anche a livello nazionale.