Scuola, l’inflazione si mangia gli stipendi degli insegnanti: un docente perde quasi 300 euro al mese
I lavoratori della scuola italiana hanno perso e perderanno oltre 21mila euro di potere d'acquisto tra il 2022 e il 2027. È la fotografia scattata dalla Federazione lavoratori della conoscenza (Flc) della Cgil nel dossier "Conoscenza sottocosto", dedicato alle retribuzioni di chi lavora nella scuola, nell'università, nell'alta formazione artistica e musicale (Afam) e negli enti di ricerca. Il problema riguarda anche le risorse pubbliche. Nel 2024 l'Italia ha destinato all'istruzione l'8% della spesa pubblica complessiva, contro il 9,7% medio dell'Unione europea: l'ultima posizione nell'Ue.
"Serve un piano di investimento pluriennale che si aggiunga ai normali stanziamenti contrattuali e che colmi il divario”, sostiene la segretaria generale Flc Cgil, Gianna Fracassi, che denuncia il “sottofinanziamento cronico della conoscenza”. Il sindacato lamenta l’assenza di nuovi fondi per gli stipendi, per la stabilizzazione dei precari e per il diritto allo studio, e chiede 8,4 miliardi di euro di interventi complessivi per il comparto, di cui 6,8 miliardi per riallineare le retribuzioni a partire dal 2027.
Un insegnante perde quasi 300 euro al mese a causa dell'inflazione
Per il personale scolastico il dossier calcola un'inflazione cumulata del 25,67% tra il 2022 e il 2027, contro aumenti contrattuali dell'11,83%. Prendendo come riferimento una retribuzione media annua lorda di 29.834 euro nel 2021, nel 2027 servirebbero 37.492 euro per mantenere lo stesso potere d'acquisto. Gli stipendi attualmente, invece, si fermano a 33.363 euro: creando così un divario di 4.129 euro all'anno. Sommando le perdite di ciascun anno, il conto arriva a 21.507 euro per lavoratore in sei anni. Ovvero 3.585 euro l'anno per 276 euro al mese su tredici mensilità.
In questo quadro si inserisce l'ultimo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il comparto scuola, chiuso lo scorso primo luglio dopo mesi di trattative. Gli aumenti corrispondono a un valore medio in busta paga di 143 euro lordi ed è stata avviata anche l'erogazione degli arretrati spettanti. Su questo punto la segretaria Fracassi ha ricordato che la Flc Cgil ha firmato la parte economica del contratto 2025-2027 perché gli aumenti erano in linea con l'inflazione prevista al momento dell'accordo, "ma oggi accade che da agosto a settembre abbiamo visto un'impennata di quasi un punto percentuale e non vedere nulla in legge di bilancio, neppure direi il minimo sindacale legato a quest'ultima tranche contrattuale, ci fa dire che la propaganda la si può fare, ma alla fine le persone fanno i conti con i fatti e fanno i conti soprattutto con quello che non hanno in tasca".
Flc Cgil attacca la manovra: "Un governo ostile alla scuola"
Le critiche della Flc Cgil sulla legge di bilancio, presentata ieri in conferenza stampa dopo l'ultimo Consiglio dei ministri, riguardano l'assenza di risorse aggiuntive per i salari, per la stabilizzazione del personale precario e per il diritto allo studio, oltre alla mancanza di nuovi investimenti per l'edilizia scolastica, fatta eccezione per un intervento sulla climatizzazione di cui resta da chiarire l'entità. "Questo è un governo ostile alla scuola, all'università, alla ricerca pubblica, alla formazione artistica e musicale", afferma Fracassi. Per il sindacato serve un piano pluriennale di investimenti che affianchi gli stanziamenti ordinari e recuperi le risorse perse.
La Flc Cgil ha deciso di aderire allo sciopero studentesco del 20 novembre poiché considera le mobilitazioni del personale scolastico e degli studenti parte di "un'unica vertenza: la difesa dell'istruzione pubblica, dell'università pubblica e del carattere democratico, laico e inclusivo del nostro sistema di istruzione e formazione".
Un lavoratore su quattro dell'istruzione è precario: per la Cgil servono 8,4 miliardi per il comparto
Tornando al dossier, il confronto tra gli stipendi del settore scuole e quelli del resto della pubblica amministrazione mostra un altro divario. Le retribuzioni nell'istruzione risultano inferiori del 18,81% alla media del pubblico impiego, circa 7.480 euro lordi annui in meno. Anche nel confronto con i Paesi esteri gli insegnanti italiani restano indietro: secondo i dati Ocse citati dal sindacato, un docente delle medie in Italia con 15 anni di servizio guadagna 32.892 euro annui, contro i 39.273 della Francia e i circa 45.570 della Spagna.
A pesare sono anche le spese quotidiane. Nelle città dove si concentrano le richieste di personale scolastico, una stanza o un piccolo monolocale può costare tra i 600 e i 900 euro al mese, ciò significa che l'affitto può assorbire dal 37 al 65% del reddito, superando il 75% con bollette e viaggi. Il sindacato segnala inoltre l'assenza dei buoni pasto, valutata in una spesa per insegnante corrispondente a 504 euro annui, e la riduzione della Carta del docente, impiegata per l'acquisto di libri e altro materiale, da 500 a 383 euro.
C'è infine il precariato: 302mila contratti a tempo determinato nell'anno scolastico 2025-2026. "Io credo che questi numeri diano il senso del fallimento dello Stato in un settore centrale come quello dell'istruzione – continua Fracassi – Se un lavoratore su quattro nel nostro sistema di istruzione è precario e continua a rimanerlo per tanti anni, questo ha un impatto non soltanto sul versante salariale, ma soprattutto sulla qualità stessa del sistema di istruzione". Per recuperare il divario, la Flc Cgil chiede circa 8,4 miliardi di interventi complessivi, di cui 6,8 per riallineare gli stipendi dal 2027.
Nelle università salari più bassi e fondi erosi dai rincari
Sul fronte degli atenei pubblici il dossier elaborato dal sindacato prende in esame il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e i collaboratori ed esperti linguistici. Anche qui i rinnovi non bastano: a fronte dell'inflazione calcolata da Istat, gli aumenti cumulati arriverebbero a coprirne meno della metà. La perdita media stimata è di 15.577 euro nell'intero sessennio, pari a 2.596 euro l'anno e 200 euro al mese su tredici mensilità. Inoltre, il personale contrattualizzato dell'università percepisce in media 32.480 euro lordi annui, circa 7.300 euro in meno della media della pubblica amministrazione.
Non sono soltanto i salari a perdere valore. Il Fondo di finanziamento ordinario delle università è cresciuto nominalmente tra il 2022 e il 2026, ma al netto dell'inflazione si è ridotto del 4,6%, parliamo quindi di una perdita di circa 400 milioni di euro. Anche in questo caso il divario europeo resta ampio: nel 2024 l'Italia ha destinato all'istruzione universitaria lo 0,39% del Pil, contro lo 0,75% medio dell'Ue.
"Stiamo vivendo una situazione che ci vede, come finanziamento complessivo, all'ultimo posto in Europa. Ultimamente c'è stato anche un gioco delle tre carte che ha portato a far credere che il finanziamento ordinario aumentasse, ma in realtà è aumentato molto meno di quello che doveva rispetto a quanto già programmato nel 2022″, spiega a Fanpage.it Giuseppe Di Lullo, componente della segreteria della Flc Cgil. Il problema riguarda anche le disuguaglianze territoriali: "Alcune università del Sud hanno pochi studenti, quei pochi studenti molto spesso rientrano in un regime di detassazione e sostanzialmente i fondi non erogati dagli studenti non vengono reintegrati, perciò queste università hanno entrate minori. Le assunzioni, inoltre, possono farle solo le università che stanno meglio".
Conservatori e accademie: perdite annue sui salari fino a 4.476 euro
Il quadro non cambia per il comparto Afam, che comprende conservatori, accademie di belle arti e di danza e istituti superiori per le industrie artistiche, nonostante sia "un settore molto importante per il nostro Paese, anche per la tradizione culturale che ha", sottolinea Fracassi. Secondo il sindacato, anche in questo caso gli aumenti contrattuali cumulati tra il 2022 e il 2027 si fermerebbero al 12,5%, circa la metà dell'inflazione stimata. Per i docenti di prima fascia, le perdite annue a regime variano in base all'anzianità: 3.813 euro per chi ha fino a 2 anni di servizio, 4.362 euro tra 9 e 14 anni e fino a 5.711 euro per chi supera i 35 anni.
Il personale Ata non è risparmiato. Per un operatore con 9-14 di servizio la perdita annua stimata è di 2.138 euro, per un assistente di 2.544 e per un funzionario di 2.864. Nelle qualifiche più alte il divario arriva a 4.476 euro. Il sindacato sottolinea che gli arretrati medi del contratto 2025-2027, stimati in 1.034 euro per il periodo gennaio 2025-giugno 2026, non compensano nemmeno un anno della perdita di potere d'acquisto prevista a regime.
Nella ricerca a rischio 5mila precari dopo la fine del Pnrr
Negli enti pubblici di ricerca la perdita cumulata varia a seconda dell'inquadramento. Secondo il dossier, tra il 2022 e il 2027 ricercatori e tecnologi avrebbero aumenti tabellari dell'11,94%, contro il 13,31% del personale tecnico-amministrativo: entrambi lontani dall'inflazione del 25,67%. Per un dirigente di ricerca al livello più alto e con almeno trent'anni di anzianità il mancato recupero del potere d'acquisto raggiungerebbe 60.735 euro in sei anni, circa 14mila euro annui a regime. Per il personale tecnico-amministrativo le perdite cumulate oscillerebbero invece tra 12.236 e 16.891 euro.
A preoccupare è anche il futuro dei contratti finanziati dal Pnrr, la cui attuazione cesserà alla fine del 2026. Con la conclusione del Piano, circa 5mila ricercatori precari rischiano di non vedere rinnovato il proprio rapporto di lavoro, mentre le risorse per le stabilizzazioni sono giudicate insufficienti. "Rischiamo di perdere una parte consistente dei ricercatori precari. È una battaglia che non riguarda soltanto la condizione materiale di questi lavoratori e di queste lavoratrici, ma riguarda lo sviluppo del Paese e l'innovazione del Paese", avverte Fracassi.
Anche il Fondo ordinario per gli enti di ricerca perde il 4,1% in termini reali tra il 2022 e il 2026, considerando la sola quota ordinaria. L'Italia, inoltre, investe complessivamente in ricerca e sviluppo l'1,38% del Pil, contro il 2,24% della media Ue: meno di due terzi. La Flc Cgil chiede perciò aumenti salariali capaci di recuperare l'inflazione, più risorse strutturali e un piano straordinario di assunzioni stabili.