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Caso Ilva Taranto

Scarpa (Fiom-Cgil): “Il governo dia risposte sull’ex Ilva, per la decarbonizzazione servono più soldi”

Dopo l’incontro a Roma tra i sindacati e i vertici dell’acciaieria ex Ilva di Taranto, Loris Scarpa di Fiom-Cgil, commenta con Fanpage.it: “Non si è parlato di chi comprerà l’azienda. Contenti che gli impianti si rimettano in moto, ma servono più soldi da parte del governo. La decarbonizzazione? È l’unico futuro possibile”.
A cura di Luca Capponi
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Caso Ilva Taranto

All'indomani dell'approvazione del decreto Agricoltura che, tra le varie misure, ha dato il via libera allo stanziamento di 150 milioni per consentire la continuità delle attività dell'ex Ilva, si è svolto un incontro nella sede di Confindustria tra i sindacati e i vertici dell'azienda. Erano presenti i coordinatori dei sindacati di categoria Fiom, Fim e Uilm, mentre erano assenti i tre commissari straordinari. Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, in un colloquio con Fanpage.it si dice soddisfatto del "cambio di rotta sul piano delle relazioni sindacali", ma chiede più risposte al governo sul tema delle risorse.

Loris Scarpa, lei aveva detto di aspettarsi "concretezza e non annunci" dall'incontro con i commissari straordinari, che però non si sono presentati. Siete delusi?

No, perché l’incontro è stato proficuo. Siamo moderatamente soddisfatti, finalmente non si è parlato di un piano industriale ma di un piano di ripartenza, quello che noi chiedevamo da tempo. Ci hanno presentato un piano per impianto e finalmente si parla di mettere le persone in condizione di lavorare nel modo giusto. Abbiamo chiesto e ottenuto che si parlasse di interventi per la salute e la sicurezza della fabbrica. La discussione non è entrata nel merito dei possibili acquirenti e non si è parlato neanche delle ulteriori risorse per la decarbonizzazione. Su questo punto il governo dovrà chiarire.

Come dovrebbe muoversi il governo?

Per noi il governo deve stanziare le risorse necessarie, che non sono quelle attuali. Ne servono di più, perché l’obiettivo deve essere un’acciaieria decarbonizzata e sicura per chi ci lavora. Come si fa? Intanto mettendo in funzione ciò che già c’è, senza che faccia danni all’ambiente e alle persone. La novità è che oggi si è aperta una discussione per far ripartire gli impianti. Prima questa discussione non c’era. Arcelor Mittal aveva fatto un disastro, che è sotto gli occhi di tutti. Inquinamento, cassa integrazione, sicurezza sul lavoro scadente. E nessun dialogo. Finalmente adesso parliamo.

È soddisfatto dei nuovi fondi stanziati ieri dal governo per garantire la continuità operativa di ex Ilva?

No perché non sono abbastanza. In questo momento noi abbiamo l'altoforno 4 che non riesce nemmeno a lavorare tutto l'anno. Quindi siamo proprio ai minimi storici. Oggi abbiamo parlato di un nuovo altoforno, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell'anno. Il tema sono i soldi. Tardano ad arrivare e la cassa integrazione – so che sembrano parole vecchio stampo – è un parcheggio, non una soluzione. Bene quindi che si rimettano in funzione gli impianti, ma il governo deve ancora presentare il piano industriale all'Unione Europea per ottenere il prestito da 320 milioni di euro, che sarebbe fondamentale. Noi ci aspettiamo che entro il mese di maggio si discuta di questo.

In che condizioni lavorano oggi i lavoratori dell'ex Ilva? E qual è il loro stato d'animo?

Abbiamo circa 2500 operai di Ilva in cassa integrazione. Altri 3mila di Adi a turno in cassa integrazione, alcuni anche a zero ore. Ciò che prendono non è sufficiente per vivere. In più i mancati interventi di manutenzione nel corso degli anni mettono a rischio la loro vita. Fino a oggi grazie alla conoscenza che i lavoratori hanno degli impianti non è mai successo nulla, ma non è una soluzione. C'è anche un po' di rassegnazione perché la capacità di funzionamento degli impianti è messa tutta solo le loro spalle. Manca un intervento pubblico, uno privato e manca un futuro per l'azienda.

I 150 milioni stanziati ieri dal governo non sono risorse nuove, ma sono stati presi dai fondi per la decarbonizzazione: l'impatto climatico dell'ex Ilva è un problema nel percorso per il suo salvataggio?

Io penso che la decarbonizzazione sia il nostro futuro. Le migliori risorse stanziate sono proprio quelle della decarbonizzazione, perché lasciano aperto un orizzonte. Non prevederla significa che prima o poi gli impianti si fermeranno. Non solo per i problemi ambientali, ma anche per una serie di regole che te lo imporrebbero. Faccio un paragone azzardato: la Germania sta da tempo prevedendo un piano di decarbonizzazione che porterà l'80% dell'acciaio ad essere prodotto con altiforni da decarbonizzare. Noi in tutta Italia abbiamo un solo impianto a ciclo integrale. Per cui la messa in moto dell'acciaieria accelererebbe la transizione energetica. Se i lavoratori stanno fermi, si ferma tutto.

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