Il leader della Lega, Matteo Salvini, rischia il processo per sequestro di persona anche per il caso della Open Arms, così come era avvenuto per il caso Diciotti (in quell'occasione fu salvato dal Senato) e per il caso Gregoretti (su cui il Senato deve ancora votare). Ma questa volta c’è un’importante differenza che emerge dalla linea difensiva dello stesso Salvini. Che in passato aveva sempre chiamato in causa i suoi colleghi di governo e lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Con esiti più o meno positivi in base ai due diversi casi. Stavolta, invece, il leader della Lega sembra aver cambiato linea difensiva, non parlando di una decisione condivisa ma limitandosi a dire che la sua scelta di agosto seguiva quanto sancito dall’articolo 52 della Costituzione: “La difesa della patria è sacro dovere di ogni cittadino. Chi lo spiega a quel giudice?”. Il cambio di rotta di Salvini rispetto al passato dipende anche e soprattutto da alcune mail che evidenziano come Conte abbia più volte chiesto all’allora ministro dell’Interno di far sbarcare i migranti della Open Arms.

Open Arms, perché Salvini non tira in ballo Conte

Per i giudici non ci sono dubbi sul fatto che Salvini abbia agito in autonomia “sin da quando, apprendendo dell’intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, adottava nei confronti di Open Arms, d’intesa con i ministri della Difesa e delle Infrastrutture, il decreto interdittivo dell’ingresso o del transito in acque territoriali italiane”. Ma perché Salvini non cita Conte? Per capirlo bisogna ricordare che in quei giorni la situazione all’interno della maggioranza era tutt’altro che calma. Il 7 agosto c’era stato il voto sulla Tav su cui la maggioranza si era spaccata. Il 9 la Lega aveva presentato una mozione di sfiducia a Conte. Il 14 agosto era arrivato il secondo decreto di divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane non controfirmato dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. E proprio in quei giorni Salvini impediva all’Open Arms di approdare in Italia.

Lo scambio di mail tra Salvini e Conte

Salvini decide quindi di non tirare in mezzo Conte anche per alcune mail scambiate tra i due e riportate nella richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega. Era il 14 agosto quando Conte invitava Salvini “ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull’imbarcazione”. Ricevendo, però, una risposta negativa dal ministro dell’Interno. Si arrivava così al 16 agosto, quando Conte chiedeva “con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori, potendo configurare l’eventuale rifiuto un’ipotesi di illegittimo respingimento”. L’imbarcazione, intanto, era arrivata a Lampedusa per ripararsi dalla bufera.

Intanto era arrivata anche la disponibilità da parte dell’Ue per la redistribuzione dei migranti. E per questo Conte chiedeva a Salvini di attivare la procedura per redistribuire i migranti. Il 16 agosto il presidente del Consiglio ribadiva a Salvini la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori sulla Open Arms, “anche alla luce della presenza dell’imbarcazione al limite delle acque territoriali italiane, potendo, dunque, configurare l'eventuale rifiuto un'ipotesi di illegittimo respingimento aggiungeva di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di Stati a condividere gli oneri dell'ospitalità dei migranti della Open Arms, indipendentemente dalla loro età”.

Salvini il 17 rispondeva sostenendo di non condividere questa decisione e decideva di ammettere solo lo sbarco dei “sedicenti minori”. Inoltre l’allora ministro dell’Interno assicurava che “suo malgrado avrebbe dato disposizioni tali da non frapporre ostacoli allo sbarco dei “presunti” minori a bordo della Open Arms, provvedimento che definiva, comunque, come di “esclusiva determinazione” del presidente del Consiglio”. Uno scambio di mail, quindi, che non permette a Salvini di scaricare parte della responsabilità di quella decisione su Conte.