Quella del governo Lega – Movimento 5 Stelle è una breve storia, che ha due protagonisti e un comprimario. E oggi siamo al punto in cui il comprimario si gioca il tutto per tutto, provando a ritagliarsi una centralità che negli ultimi mesi i due protagonisti gli hanno negato a turno. O meglio, oggi siamo al punto in cui il comprimario chiederà che tutto cambi. E non cambierà nulla. Un tentativo dall’esito scontato, insomma, ma che avrà una certa eco pubblica grazie alla scelta di portare a conoscenza dei cittadini parte di ciò che sta accadendo nelle stanze dei bottoni.

La riflessione da cui parte Giuseppe Conte è nota: così non si può andare avanti. Per una serie di questioni, solo in parte riconducibili al risultato delle Elezioni Europee, che da tempo i due protagonisti della storia si rifiutano di affrontare. Il colmo si è raggiunto in questa settimana: mentre la UE chiedeva risposte immediate e concrete sui conti pubblici (e Tria naufragava nell’ennesimo episodio dai contorni farseschi), il caso Whirlpool esplodeva in tutta la sua rilevanza e Trenta e Grillo erano travolte dalle contestazioni, Di Maio era impantanato in polemiche interne e Matteo Salvini faceva sapere di essere troppo impegnato nella campagna elettorale per i ballottaggi per poter dare una mano. Il Governo è allo sbando e io non ho la legittimità e la forza politica per dare una sferzata, ragiona Conte. Beh, visto che i due protagonisti fanno finta di non capire la gravità del momento, non mi resta che parlare al Paese. Per dire una cosa sola, molto semplice.

O si cambia e mi date in mano le chiavi del governo, o meglio andare a elezioni subito, a settembre magari, in modo da lasciare al governo che verrà la possibilità di fare la legge di bilancio in tempi utili a evitare l’aumento dell’IVA. Il punto è questo: Conte può accettare di fare il mediatore tra i due protagonisti, come del resto era chiaro fin dall’inizio, ma a due sole condizioni. La prima è che dopo la mediazione, la trattativa, il confronto, la sua parola deve contare qualcosa. Un caso TAV – bis, insomma, non deve ripetersi, soprattutto sul codice degli appalti. Né è accettabile che il ministro dell’Interno lo smentisca ogni volta che si parla di migranti. Né, soprattutto, è possibile che la lotta fratricida fra ministri tracimi dalle pagine dei giornali e non resti confinata tra le mura di Palazzo Chigi.

Poi c’è la seconda questione, dirimente. Salvini e Di Maio devono chiarire una volta e per tutte se credono in questo esecutivo o se è solo un modo per coltivare interessi particolari e per continuare una partita a scacchi (che per ora vede i leghisti in vantaggio e i grillini arroccati… Proprio intorno a Conte, peraltro).

Ecco il tentativo che farà Conte: restituirà agli italiani questo quadro, con convinzione e con fiducia, parlando a loro perché suocere intendano. Consapevole che potrebbe non servire.

[SPOILER: La sensazione è che questa mossa sia interessante dal punto di vista strategico – politico, ma inutile da quello pratico. Salvini non ha intenzione né di cambiare passo né di strappare, ma sa che per lui la cosa migliore è continuare a galleggiare. Abbozzerà, magari cedendo sull’emendamento al codice degli appalti, ma terrà il punto su TAV, decreto sicurezza bis, migranti e flat tax. Di Maio può dare tempo al Presidente del Consiglio, certo. Ma non può dargli quella centralità che chiede, proprio perché si sta giocando una partita difficilissima anche all’interno del suo partito. Abbozzerà, magari elogiando le capacità di mediazione di Conte. Ma non accontenterà Tria sul reddito di cittadinanza, né accetterà senza fiatare il rimpasto di governo in programma nelle prossime settimane]