Nel 2020, l'anno in cui è scoppiata la pandemia di coronavirus, i principali Paesi europei hanno aumentato gli aiuti economici verso quelli più poveri, per sostenerli nella difficile risposta all'emergenza sanitaria. Non è stato però il caso dell'Italia, che ha tagliato i propri contributi alla cooperazione internazionale e allo sviluppo. Lo sottolinea l'Oxfam, accusando l'Italia di fare marcia indietro nel suo impegno internazionale proprio quando questo sarebbe ancora più necessario a causa dell'impatto durissimo dell'epidemia di Sars-Cov-2.

Oggi l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha diffuso dei nuovi dati sui fondi destinati all'Aiuto Pubblico allo Sviluppo, fondamentali per la ripresa dei Paesi più poveri dalla pandemia. In generale i Paesi dell'Ocse hanno aumentato il loro stanziamento totale per gli aiuti allo sviluppo: nel 2020 si è raggiunta quota 161,2 miliardi di dollari (+3,5% rispetto al 2019) di cui ben 72,7 miliardi provengono dai 19 maggiori donatori europei.

L'Italia in controtendenza rispetto ai big europei

Per quanto riguarda l'Italia, però, la storia è diversa. Il nostro Paese è infatti passato dai 3.940 milioni nel 2019 a 3.670 milioni di euro nel 2020, un calo del 7,1% in termini reali. In altre parole, si tratta di 270 milioni in meno in aiuti allo sviluppo. L'Italia, afferma Oxfam, si pone così in totale controtendenza rispetto agli altri big europei, destinando appena lo 0,22% del proprio reddito nazionale all'aiuto pubblico allo sviluppo. La media dei maggiori donatori europei è allo 0,50%, con gli aiuti stanziati in aumento del 7,8% rispetto al 2019.

Pochissimi Paesi hanno rispettato l'impegno preso

Ancora non è abbastanza, però, se pensiamo che solo sei Paesi raggiungono l'obiettivo dello 0,7%, corrispondente all'impegno preso in sede internazionale, in linea con l'Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile: si tratta di Svezia, Norvegia, Lussemburgo, Danimarca, Germania e Regno Unito. Secondo l'Ong, tuttavia, se tutti i Paesi ricchi avessero mantenuto la loro promessa gli aiuti a quelli più poveri avrebbero potuto contare su ben 190 miliardi di dollari in più. Una cifra che avrebbe permesso ai Paesi a reddito medio-basso di vaccinare l'intera popolazione. Non solo: avrebbe anche garantito un'istruzione di base per tutti.

"Sebbene in generale questo aumento fornisca un'ancora di salvezza per milioni di persone che vivono in povertà in tutto il mondo, non basta ai Paesi più poveri per rispondere alla crisi imposta dal Covid-19. Nel 2020, i Paesi ricchi hanno speso lo 0,32% del loro reddito nazionale lordo in aiuti, rispetto allo 0,30% del 2019. Un aumento positivo, ma in parte dovuto al calo dei redditi nazionali,  che tiene ancora la stragrande maggioranza dei paesi lontani dall’obiettivo dello 0,70%", ha commentato Francesco Petrelli, senior policy advisor su Finanza per lo Sviluppo di Oxfam Italia.

Mancanza di trasparenza nei dati

Puntando poi il dito contro la mancanza di trasparenza per quanto riguarda i fondi gestiti dal ministero dell'Interno, per cui quelli rendicontati dall'Ocse l'anno scorso sono passati da 397 milioni a 206 milioni. "Mentre l’impegno italiano si riduce, la mancanza di trasparenza nelle allocazioni del ministero dell’Interno, fa sì che ben oltre 1 miliardo di euro anche nel 2020 non venga correttamente destinato allo sviluppo dei Paesi più poveri", ha aggiunto Petrelli.

Cancellare debiti che i Pa

Ad ogni modo, per l'Ong la risposta internazionale alla crisi sanitaria ed economica dovrebbe passare per un aumento del budget destinato dai Paesi ricchi agli aiuti per quelli più poveri, cancellando allo stesso tempo i debiti che questi hanno contratto per affrontare l'emergenza. "Siamo di fronte a un’azione paradossale che rischia di non lasciare nessuna possibilità di ripresa ai Paesi più poveri. Adesso è il momento delle sovvenzioni a dono, non dei prestiti seppure a interessi agevolati, che paesi in ginocchio, non sono in grado di pagare. È necessario consentire ai paesi a basso reddito di rafforzare tutte le forme di protezione sociale, di investire in ospedali e scuole, fornire vaccini, test e trattamenti Covid-19, sostenere i loro sistemi sanitari e la capacità di produrre vaccini.  Un passo importante, che deve essere accompagnato dal rendere i brevetti dei vaccini Covid un bene pubblico
globale", ha concluso Petrelli.