La relazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato della Repubblica sul caso Moscopoli avrebbe dovuto chiarire alcuni dei punti più controversi della vicenda che riguarda una presunta trattativa tra la Lega e ambienti del Cremlino. Tra omissioni, reticenze e considerazioni superficiali, però, l’intervento del capo del governo ha lasciato sul tappeto quasi tutte le questioni, senza smentire le accuse più gravi sulla legittimità delle scelte del titolare del Viminale. Del resto, come ha candidamente ammesso di fronte ai senatori, Conte non ha potuto contare su informazioni di prima mano del ministero dell'Interno, che evidentemente non ha ritenuto opportuno produrre documentazione a sostegno delle dichiarazioni di Salvini.

E infatti, sulle presenze e sul ruolo di Gianluca Savoini in particolare, Conte ha dato una versione molto diversa da quella di Salvini. Il Presidente del Consiglio ha ufficialmente comunicato al Parlamento e agli italiani che:

  • la visita a Mosca del 15 e 16 luglio 2018 della delegazione di Matteo Salvini, di cui faceva parte anche Savoini, è stata gestita per il tramite dell’ambasciata russa, su diretta indicazione del protocollo del ministero dell’Interno;
  • l’incontro del 17 e 18 ottobre a Mosca è stato organizzato direttamente dal ministero dell’Interno, che dunque ha la responsabilità della presenza di Savoini; in quella occasione Salvini ha tenuto degli “incontri riservati”, di cui la Presidenza del Consiglio non era a conoscenza;
  • al forum di Roma e alla cena con Vladimir Putin, Savoini è stato invitato da Palazzo Chigi su sollecitazione di Claudio D’Amico, consigliere delle attività strategiche in un ufficio di diretta dipendenza del ministero dell’Interno.

Come vi avevamo raccontato qui, il ministro dell’Interno ha sempre negato di aver invitato Savoini a questi tre appuntamenti. Per sette volte Salvini ha negato di aver invitato Savoini.

O Conte ha avuto informazioni sbagliate, oppure Salvini ha dichiarato il falso in conferenza stampa e alle domande dei giornalisti. O il Presidente del Consiglio ha riferito il falso in Parlamento, oppure il ministro dell'Interno ha per settimane omesso di dire agli italiani che Savoini è uno dei suoi più stretti collaboratori, tale da meritare un invito formale a incontri ufficiali, istituzionali e anche riservati. Tertium non datur. E qualcuno dovrebbe risponderne. Magari allegando i documenti ufficiali che provino l'una o l'altra versione.