“No, no, no, no, no, no, no”. Sette volte il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ripetuto il suo “no” di fronte alle domande di Fanpage.it, per smentire i legami con Gianluca Savoini, in una conferenza stampa venerdì 12 luglio al Viminale.

La netta presa di distanza è arrivata dopo la diffusione da parte del sito Buzzfeed dell’audio di una riunione tenuta a Mosca il 18 ottobre 2018, in cui Savoini – fedelissimo del leader leghista e ora presidente dell’Associazione Lombardia-Russia – avrebbe trattato con alcune personalità russe l’acquisto da parte di Eni di un’ingente quantità di petrolio proveniente da Mosca. Una parte dei soldi usati per la compravendita (mai conclusa) sarebbe dovuta servire a finanziare la campagna elettorale del Carroccio per le Europee.

Settantadue ore dopo quella conferenza stampa, tuttavia, il muro difensivo eretto da Salvini sembra crollare.

L’ultima smentita alla versione del ministro è arrivata direttamente dal premier Conte. Al  Viminale, Salvini aveva negato che fosse arrivato dai suoi uffici l'invito Savoini al forum Italia-Russia e al successivo ricevimento a villa Madama che si sono tenuti il 4 luglio scorso in occasione della visita del presidente Putin a Roma. In una nota diffusa nella giornata di domenica da palazzo Chigi, tuttavia, il premier ha precisato che la richiesta di far partecipare Savoini agli incontri ufficiali con Putin è partita da Claudio D’Amico. D’Amico svolge il ruolo di consigliere per le attività strategiche di livello internazionale di Salvini, nella sua veste di vicepremier. Poteva il Capitano non sapere della richiesta avanzata dal suo braccio destro?

Tra le altre cose, la visita di Putin giunge mesi dopo la pubblicazione dell'inchiesta de L'Espresso che chiama in causa proprio Savoini. Il leader leghista e il suo staff hanno comunque ritenuto opportuno invitarlo a un evento di tale rilevanza, confermando implicitamente il peso che Savoini ha nei rapporti con la Russia.

Altro punto oscuro. Di fronte nostre domande, Salvini aveva negato che Savoini facesse parte delle delegazioni che hanno accompagnato il ministro dell’Interno nelle sue visite a Mosca del Luglio e dell’Ottobre 2018. In questo caso la smentita arriva dallo stesso Savoini che in un tweet del 17 luglio di un anno fa scriveva: “E' stato per me un enorme piacere poter accompagnare Salvini nel corso della sua visita ufficiale a Mosca”. Allegata al messaggio, una foto che lo ritrae al tavolo insieme al ministro dell’Interno durante la riunione con il suo omologo russo.

Cosa ci faceva Savoini a quel tavolo? “Non lo so, chiedetelo a lui. Sapete quanta gente c’è al tavolo quando faccio le riunioni”, ha tagliato corto Salvini in conferenza stampa. Ma è possibile che un ministro non sappia chi e perché partecipa a fianco a lui in dei meeting così delicati?

D’altronde, nelle prime ore successive allo scoppio dello scandalo, la linea di Salvini era apparsa un po’ diversa. Quando in un’intervista fuori da palazzo Chigi gli avevamo chiesto conto della trattativa portata avanti da Savoini, il ministro aveva sì negato di essere a conoscenza della riunione di quest’ultimo con i russi del 18 ottobre scorso. Ma fronte alla contestazione sul fatto fosse stato lui a portare Savoini a Mosca in quei giorni, il leader leghista non aveva avuto niente da obiettare, limitandosi a ribattere: “C’erano decine di imprenditori con me in quei giorni e mi fido di tutti fino a prova contraria”.

 

Salvini avrebbe un modo per fugare almeno una parte dei dubbi sul suo rapporto con Savoini. Pubblicare i documenti ufficiali che attestano chi e perché lo ha accompagnato nelle sue missioni in Russia. Quando in conferenza stampa gli abbiamo fatto questa richiesta, ha replicato con sarcasmo: “Produco tutti i documenti dei passeggeri che hanno viaggiato con me, persone sospette, dal passato oscuro”.

Di fronte a una risposta così evasiva, non possiamo che ripetere la nostra domanda. Salvini pubblichi i documenti che possano confermare o smentire se Savoini era nella delegazione del ministro dell’Interno nelle sue missioni in Russia del luglio e dell’ottobre 2018. E pubblichi anche le carte che possano chiarire chi e per conto di chi ha invitato Savoini agli eventi con Putin dello scorso 4 luglio. Solo così si potrebbe iniziare a fare chiarezza sugli attuali rapporti tra il ministro e il suo ex portavoce.