Rilanciare le attività di soccorso in mare e fermare le morti nel Mediterraneo: questi sono i punti fermi che i rappresentanti di alcune Ong impegnate nelle azioni di salvataggio dei migranti hanno posto durante un incontro avuto in mattinata con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Quello di oggi è stato un primo confronto sulle attività di ricerca e soccorso, che arriva dopo lo scontro delle Ong con il precedente governo, quando al Viminale c'era Matteo Salvini. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti di Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, Pilotes Volontaires, Sea Eye, Sea Watch e Sos Mediterranee. Secondo quanto fa sapere il Viminale la riunione “ha rappresentato un primo passo per l'avvio di una interlocuzione diretta tra le parti”.

Le Ong sembrano accogliere positivamente l’incontro avvenuto oggi con Lamorgese: “Dopo anni di esperienza e azione umanitaria nel Mediterraneo, stiamo ancora piangendo morti e raccogliendo cadaveri nel nostro mare. Ci auguriamo che questo incontro segni l'inizio di un'interlocuzione continuativa, concreta e trasparente, basata sulla realtà dei fatti e sull'urgenza di risposte efficaci, a partire dal rilancio delle attività di soccorso da parte degli Stati e da nuove politiche condivise a livello europeo, che comprendano vie di accesso legali e sicure per fermare le morti, proteggere le vite e contrastare il traffico di esseri umani. È ora di superare una volta per tutte la triste pagina che ha trasformato il Mediterraneo in fossa comune, tornando a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale”.

Da parte delle organizzazioni che prestano soccorso in mare c’è apprezzamento per la “riapertura di un dialogo con la società civile”. Un confronto che, secondo il loro auspicio, può essere “il punto di partenza perché tutti gli attori coinvolti tornino a collaborare in modo efficace per la salvaguardia della vita umana in mare”. La prima cosa fare, per le Ong, è “ripristinare un sistema di soccorso efficace, in grado di garantire il rispetto della vita e dei diritti umani, contenendo morti e sofferenze: rimettere al centro l'obbligo del soccorso di cui gli stati hanno la principale responsabilità, nel rispetto dei trattati internazionali, evitando pericolosi ritardi, omissioni di intervento e mancanza di comunicazione sulle imbarcazioni in difficoltà”.

Ma non solo, a questo si aggiungono altre richieste: “Bisogna porre fine alle intercettazioni da parte della guardia costiera libica, che riporta le persone in Libia in violazione del diritto internazionale; definire con il coinvolgimento europeo un sistema preordinato di sbarco in un vicino porto sicuro, evitando ai naufraghi giorni di attese in condizioni fisiche e psicologiche di grande vulnerabilità, come accade anche oggi per la nave Ocean Viking bloccata in mare da cinque giorni con 104 persone a bordo; procedere con il rilascio immediato delle navi umanitarie illegittimamente poste sotto sequestro amministrativo, affinché tornino al più presto a salvare vite”. Le organizzazioni si augurano, quindi, che possa essere “superato il clima di criminalizzazione dei soccorsi in mare e che il dialogo torni al vero cuore del problema: la necessità di salvare vite nel Mediterraneo e di definire politiche sulla migrazione più ordinate, sostenibili e umane”.