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4 Aprile 2019
17:59

Sea Eye con 64 migranti verso Lampedusa, Salvini: “Non in Italia”. Farnesina: “È una minaccia”

La nave Alan Kurdi, della Ong tedesca Sea Eye, sta facendo rotta verso Lampedusa: a bordo dell’imbarcazione ci sono 64 migranti soccorsi ieri nel Mar Mediterraneo. L’Ong ha chiesto alle autorità italiane di indicare un porto sicuro, ma il ministro dell’Interno Matteo Salvini sceglie la linea dura: “Il nostro governo ha scritto al governo tedesco perché si faccia carico del problema e dal Viminale abbiamo diffidato la nave dall’entrare nelle acque italiane”.
A cura di Stefano Rizzuti
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La Alan Kurdi, nave della Ong tedesca Sea Eye che ieri ha soccorso 64 migranti nel Mar Mediterraneo, si sta dirigendo verso Lampedusa. A confermarlo anche i tracciati radar, da cui si può vedere che l’imbarcazione si è prima diretta a Nord e poi – da qualche ora – ha puntato verso Ovest e si trova ora a circa 30 miglia da Lampedusa. Secondo quanto apprende l’Ansa, l’Alan Kurdi avrebbe chiesto al centro di coordinamento marittimo italiano l’indicazione di un porto sicuro. Lo aveva già chiesto questa notte alle autorità della Valletta, quando si trovava in acque maltesi. Altra conferma alla direzione presa dalla nave della Ong tedesca viene da alcune Ong che lo hanno scritto su Twitter, tra cui Mediterranea, il progetto italiano che soccorre migranti con la nave Mare Jonio. Secondo quanto scrive la stessa Sea Eye, invece, il tempo è in peggioramento, piove e il mare si sta ingrossando, motivo per cui il comandante ha fatto spostare tuti i migranti sottocoperta.

L’Italia non vuole però accogliere i migranti a bordo dell’imbarcazione. Lo aveva già detto ieri e lo ribadisce anche oggi il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Altre vite messe a rischio da una Ong straniera, partita da acque libiche in direzione Italia: il nostro governo ha scritto al governo tedesco perché si faccia carico del problema e dal Viminale abbiamo diffidato la nave dall’entrare nelle acque italiane”.

Il prefetto Matteo Piantedosi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno, ha fatto sapere che un eventuale transito della Alan Kurdi in acque italiane, "in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione si configurerebbe necessariamente quale passaggio non inoffensivo". Lo scrive, in una direttiva inviata oggi ai capi delle forze di polizia ed ai capi di Stato Maggiore di Difesa e Marina per fornire "linee operative per il coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima, anche al fine di evitare la possibile strumentalizzazione degli obblighi internazionali in materia di search and rescue, ferma restando la primaria esigenza, più volte ribadita, di salvaguardare la vita umana".

La Farnesina avvisa che l'intervento di soccorso della nave di Sea Eye, nonché la rotta seguita verso Lampedusa "risultano quanto meno dubbie dal punto di vista delle norme europee ed italiane in materia di sicurezza, controllo delle frontiere e contrasto all'immigrazione illegale". Tentare di entrare in acque italiane sarebbe dunque "una minaccia al buon ordine ed alla sicurezza dello Stato". Ecco perché, annuncia una nota verbale del ministero degli Esteri tedesco, la nave "non sarà autorizzata ad entrare nelle acque territoriali italiane".

La Farnesina scrive inoltre che "secondo quanto asserito dal comandante, la nave avrebbe soccorso 64 persone, inclusi 12 donne e 2 bambini, in condizioni di salute relativamente stabili, all'interno della Sar libica. Non risulta nessuna informazione circa l'identità e la nazionalità delle persone a bordo". Le autorità italiane "non hanno in alcun momento assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso che sono avvenute ben al di fuori della zona Sar di responsabilità italiana. Solo alle 15.30 del 4 aprile è pervenuta una richiesta di Place of safety". La nota rileva poi che le modalità delle operazioni condotte dalla nave "sono note anche al Centro di coordinamento e soccorso marittimo di Brema ed al ministero degli Affari Esteri tedesco che ha assunto la gestione diretta del caso". Il ministero italiano richiama quindi "la responsabilità delle autorità della Repubblica federale di Germania, quale Stato di bandiera, affinché assicuri il rispetto delle normative da parte della nave, nell'esercizio dei propri poteri sovrani sulla nave e sulle persone a bordo". La Farnesina chiede inoltre che "le autorità competenti tedesche diano informazioni circa la conformità alla propria legislazione delle attività della nave Alan Kurdi e la sua idoneità tecnica a condurre in maniera sistematica e preordinata operazioni di asserito soccorso nel Mediterraneo".

Già ieri pomeriggio, dopo il salvataggio in mare, le Ong – a partire da Mediterranea – avevano chiesto alle autorità di indicare un porto sicuro. Ma la risposta italiana è stata anche in quel caso dura: il ministro dell’Interno aveva già fatto capire che l’Italia non era disposta ad accogliere i migranti a bordo dell’imbarcazione. “Nave battente bandiera tedesca, Ong tedesca, armatore tedesco e capitano di Amburgo. È intervenuta in acque libiche e chiede un porto sicuro. Bene, vada ad Amburgo”, aveva affermato.

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