L’abbraccio del Papa ai migranti a Lampedusa, nella notte lo sbarco di 17 naufraghi: “5 giorni in mare, tra loro un neonato”

Si trascina con le braccia aggrappate sulle spalle dei soccorritori, il corpo stremato da cinque giorni in mare è finalmente salvo: è quello di una delle giovani donne sbarcate ieri sera a Lampedusa.
Sono circa le 21.30, il cielo è coperto dalle nuvole e un'insolita pioggia rinfresca l’isola. Dopo giorni di caldo rovente senza neanche uno sbarco, con mare mosso e onde alte, a cento miglia dall’isola 17 persone sono alla deriva. Tra loro un bambino di pochi mesi dentro un fagotto di lenzuola, un altro, invece, cammina da solo appena arriva sul Molo Favaloro, sgambettando verso il pulmino che lo porterà in hotspot.
Un somalo, due sudanesi e gli altri tutti eritrei, partiti dalla Libia.
“Sono stati cinque giorni in mare perché avevano finito il carburante. Hanno detto che hanno atteso molto tempo in acqua, partivano dalla Libia. Queste partenze dalla Libia continuano ad essere molto pericolose, dall’inizio del 2026 c’è stato il 50% in più delle morti in mare rispetto all'anno scorso”, spiega uno degli operatori umanitari al molo poco dopo lo sbarco.
Ed è lo stesso molo, ma con un nome diverso, quello che poco fa ha accolto Papa Leone XIV. Chi è arrivato qui al Molo Favaloro via mare, dopo essere stato trasferito in Hotspot, ci ritorna insieme ad altri 20 migranti selezionati per incontrare il Papa e rinominare questo lembo di terra a Bergoglio.
Daud ha 31 anni, è scappato dall’Eritrea e sei giorni fa è arrivato a Lampedusa. “Mi sento molto felice ad avere avuto questa opportunità di incontrare il Papa, sono cristiano e per me è molto importante essere qui oggi”, racconta in esclusiva a Fanpage.it.
Saddam, invece, viene dallo Yemen e di anni ne ha trenta: “Sono felicissimo di essere qui anche se sono musulmano”. Insieme a Rahdi è l’unico a provenire dallo Yemen, gli altri vengono dall’Algeria, dalla Siria e dall'Eritrea.
“Quando abbiamo iniziato il nostro viaggio non potevamo mai immaginare che saremmo arrivati qui e avremmo incontrato il Papa. Sembrava impossibile che su otto miliardi di persone siamo stati scelti per incontrarlo”, dicono i giovani nell’attesa dell’arrivo del Santo Padre che, prima di raggiungere il molo, ha visitato il cimitero e la Porta d’Europa.
Sono tutti partiti dalla Libia dove, dicono, “siamo stati costretti a condizioni pessime”. “La nostra preghiera oggi è quella di proseguire il viaggio – continuano i giovani – vogliamo arrivare sulla terra ferma”.
Ciabatte di gomma ai piedi, perché sull’isola sbarcano tutti scalzi, danno il benvenuto al Papa in fila uno accanto all'altro, intonando sottovoce dei canti. Prima la scorta, poi la Fiat Campagnola che fu la papamobile di Bergoglio, e infine Papa Leone.
Un saluto ad ognuno dei migranti che l’hanno atteso tutta la mattina, una visita alla targa dedicata a Papa Francesco, un breve saluto alla folla e poi il Santo Padre vola via.
“Gli ho detto grazie perché è venuto qui e ci ha voluti incontrare”, racconta Ahiem, siriano di 25 anni, fuggito dalla Siria dopo la caduta del regime di Bashar Alassad, “lui mi ha dato la mano”.
Pochi minuti per salutare la gente che hanno intorno, poi la Croce Rossa li esorta a tornare: arriva il pulmino e i venti fortunati tornano lì, da dove sono venuti, nell’Hotspot di Contrada Imbriacola, lontano dagli occhi, lontano dal resto degli esseri umani.