La nave umanitaria Mare Jonio, della Ong Mediterranea Saving Humans, tornerà nel Mediterraneo centrale. "Un momento complicato, un mare difficile dove si manifesta ogni giorno la vergogna europea", scrivono gli attivisti sui canali social. E citano Moria, il campo profughi più grande d'Europa dove vivevano quasi 13 mila migranti a fronte di una capacità per 3 mila persone, che ieri è stato devastato dalle fiamme. O il cargo Maersk Etienne, che dopo aver salvato 27 naufraghi si trova bloccato in mare da oltre un mese, senza che alcun Paese offra un porto sicuro di sbarco. La Ong parla di "scelte politiche criminali" e di un "limbo punitivo", per poi ricordare la drammaticità della situazione in Libia.

"In Libia si continua a morire e la cosiddetta guardia costiera libica è ancora considerata dai nostri governi un valido interlocutore da finanziare", denunciano gli attivisti. E quindi annunciano: "Davanti a questa vergogna, di fronte alla criminalizzazione della flotta della società civile che viene costantemente ostacolata dal governo italiano e dai governi europei la risposta migliore che possiamo dare è una sola: tornare in mare".

Intanto la Ong Sea Watch si trova bloccata: la nave Sea Watch 3 è in porto dallo scorso luglio per un fermo amministrativo in seguito a un'ispezione della Guardia costiera. Ferma anche la Sea Watch 4, la nave salpata lo scorso agosto che ora si trova in quarantena nel Golfo di Palermo. Da venerdì scorso, inoltre l'Enac ha bloccato a terra anche Moonbird, il velivolo dell'organizzazione che avvista barconi in difficoltà in mare. Giorgia Linardi, portavoce italiana della Ong, ha raccontato a Fanpage.it: "È radicalmente cambiato l'approccio rispetto all'attività delle navi umanitarie, un'attività che prima veniva incoraggiata e ora viene ostacolata con ogni mezzo".