Il taglio alle pensioni d’oro in manovra non c’è. Almeno per ora. Nel pacchetto di emendamenti alla legge di Bilancio presentato oggi alla Camera dei deputati dal governo non c’è alcuna richiesta di modifica che inserisca il taglio voluto dal Movimento 5 Stelle. Ma il governo assicura che alla fine questo taglio ci sarà e che verrà inserito successivamente nel dibattito parlamentare, probabilmente al Senato. In totale la maggioranza ha presentato 54 emendamenti: 15 del governo e 39 dei relatori. Ma le modifiche non sono finite qua: un’altra parte, corposa, di emendamenti, verrà presentata a Palazzo Madama.

Fonti di Palazzo Chigi assicurano che l’emendamento alla legge di Bilancio che dovrà introdurre il taglio alle pensioni d’oro ci sarà. Anche se oggi non è stata inserita la proposta di modifica. Il governo sta ora pensando se inserire la norma già durante la discussione alla Camera o se aspettare l’esame del Senato, dove “sicuramente” – assicurano – verrà introdotta.

Nessuna misura sulla famiglia

Non solo il taglio alle pensioni d’oro. Per ora la maggioranza non ha proposto neanche misure riguardanti la famiglia, nonostante gli annunci degli ultimi giorni. Tra gli emendamenti, quindi, non ci sono neanche misure riguardanti la quota 100 in tema di pensioni, il reddito di cittadinanza né le più volte annunciate misure per la famiglia. I lavori della commissione sono ripresi questa sera intorno alle 19 e andranno avanti ad oltranza in notturna per poi riprendere domani mattina elle 10. L’obiettivo è chiudere in commissione entro l’ora di pranzo di martedì per consentire alla manovra di approdare in Aula a Montecitorio a mezzogiorno. Molte le votazioni da affrontare in commissione, anche se i nodi del provvedimenti – a partire da reddito di cittadinanza e quota 100, oltre che le stesse pensioni d’oro – vengono per ora rinviati e verranno probabilmente discussi al Senato. Per il momento il governo sembra preferire un rinvio su alcune decisioni per capire come proseguirà la trattativa con l’Ue, nell’ottica di un possibile taglio del deficit previsto dalle stime dell'esecutivo al 2,4%.