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Crisi di Governo 2022
18 Luglio 2022
19:14

Malan (Fdi) a Fanpage: “Pd teme di perdere strapotere, indecenti sindaci con Draghi contrari a voto”

Il senatore Lucio Malan (Fratelli d’Italia) in un’intervista a Fanpage.it attacca i sindaci che hanno firmato l’appello per Draghi: “Un sindaco può e deve dare indicazioni sulle cose da fare a livello nazionale, ma esprimere una contrarietà così feroce alle elezioni, come se fossero una sciagura, lo trovo veramente indecente e fuori luogo”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Sono 1300 fino ad ora i sindaci che si sono schierati a favore della prosecuzione del governo Draghi, sottolineando l'esigenza di "stabilità" del Paese: "Noi sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l'azione di governo. Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l'interesse del Paese ai propri problemi interni". A favore della permanenza del premier Draghi a Palazzo Chigi sono scesi in campo anche Acli, Arci, Azione Cattolica italiana, Confcooperative, Cnca Fuci, Gruppo Abele, Legambiente, Legacoop Sociali, Libera, Meic e Movimento politico per l'Unità.

La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha condannato l'iniziativa, bollandola come "una forzatura", "che non tiene conto del fatto che quei sindaci, nel loro ruolo istituzionale, rappresentano anche molti cittadini che vorrebbero legittimamente tornare a votare, e mandare a casa la sinistra". Una posizione rilanciata anche da Lucio Malan, senatore di Fratelli d'Italia: "Siamo sconcertati, un sindaco dovrebbe occuparsi di altre cose, di governare la propria città. Può e deve dare indicazioni sulle cose da fare a livello nazionale, ma esprimere una contrarietà così feroce alle elezioni, come se fossero una sciagura, come se loro fossero stati messi lì da qualcosa di diverso dal voto dei cittadini, lo trovo veramente indecente e fuori luogo. Anche perché sono certo che questi sindaci avevano promesso in campagna elettorale che sarebbero stati i sindaci di tutti i cittadini. Ebbene tra i loro elettori in molti pensano che le elezioni in democrazia non dovrebbero scandalizzare nessuno. Al momento non c'è un governo in grado di essere espresso da partiti tra di loro compatibili", dice in un'intervista a Fanpage.it.

Per Malan il finale è già scritto: "Draghi resterà"

Fratelli d'Italia lavora per le elezioni anticipate, al più tardi a settembre. "Noi lavoriamo per quest'ipotesi, questo è il nostro auspicio, perché vogliamo fare l'interesse dell'Italia. Sarebbe lo scenario più normale, in tutti i Paesi democratici in Europa governa chi vince le elezioni, se non le vince nessuno si fa una coalizione, in cui il leader è espresso dal partito di maggioranza. Solo noi abbiamo quest'eccezione, un presidente del Consiglio non eletto da nessuno, che sta lì e porta avanti un governo che non sta insieme e litiga su tutto – spiega Malan -. Ma se devo fare una previsione, vedendo tutta questa mobilitazione mediatica, che certamente non è fatta contro il volere di Draghi, ho impressione che alla fine il presidente del Consiglio dirà di sì. Anche perché, dopo che i suoi sostenitori hanno dato degli irresponsabili a chi vuole le esecratissime elezioni anticipate, Draghi non potrà dire che non ci sta, con il rischio di fare lui la figura dell'irresponsabile. Penso ci sia già un finale scritto, e chi ne è protagonista lo conosce già, noi lo conosceremo fra poco. Grazie al trasbordo di altri parlamentari da Conte a Di Maio e a una qualche nuova etichettatura per una ripartenza, troveranno il modo di andare avanti. Io spero di no, perché è nell'interesse del Paese, proprio perché siamo in una fase difficile, che ci sia un governo con le idee chiare e non un governo che fa un passo avanti e due indietro, che non porta da nessuna parte".

Malan attacca Letta: "Ha paura di perdere il suo strapotere"

Il fronte progressista si è spaccato, ma Letta per Malan si ostina ad andare avanti a tutti i costi perché si trova in una posizione di vantaggio in questa maggioranza: "Il Pd esercita un potere straordinario, ha un numero di ministri del tutto sproporzionato rispetto alle sue dimensioni, perché oltre i tre che sono ufficialmente del Partito Democratico c'è per esempio il ministro dell'Istruzione Bianchi che è stato assessore nelle giunte rosse in Emilia-Romagna, che non è certo un tecnico. Il Pd esercita poi un potere enorme nelle nomine, controlla in gran parte il settore di Esteri e Difesa, aziende e industrie comprese. Perché quindi dovrebbe mollare una situazione del genere? E poi, anche se i sondaggi gli attribuiscono un buon consenso, con chi dovrebbe coalizzarsi? Con il M5s, che hanno appena coperto di improperi? Si possono alleare con il partito di Di Maio, che ha i suoi numeri in Parlamento, però nei sondaggi è inesistente, con tutto il rispetto. Ecco perché per il Pd andare a elezioni in questo momento non sarebbe un passaggio facile. Letta spera che se si tira ancora avanti nel frattempo qualcosa salta fuori, per rimanere al potere anche senza vincere le elezioni".

Il presidente del Consiglio Draghi avrebbe i numeri per andare avanti, eppure si è dimesso lo stesso, senza essere stato sfiduciato. Malan azzarda due ipotesi: "La prima è che Draghi si è indispettito, ma questo non sarebbe un atteggiamento da leader ‘responsabile' che salva il Paese, etichetta che i suoi cheerleader gli vogliono attribuire; l'altra ipotesi è che voglia farsi pregare, e riprendere a governare facendo ancora più di prima ciò che vuole, rafforzando la sua posizione grazie a tutti questi accorati appelli che sta ricevendo da associazioni, personalità dello spettacolo e della moda e a una mobilitazione mai vista, anche se sicuramente organizzata e pilotata".

Mercoledì Draghi renderà le sue comunicazioni prima al Senato e poi alla Camera. Il Partito Democratico, con l'avallo del M5s, aveva chiesto invece che si partisse dalla Camera con il voto di fiducia. Secondo Malan, se anche la richiesta fosse stata accolta,  questa strategia non avrebbe stravolto il risultato: "Di solito in un passaggio difficile si parte dalla Camera dove ti senti più forte, quando puoi scegliere. In questo caso una maggioranza priva dei Cinque Stelle è più forte a Montecitorio, rispetto a Palazzo Madama".

Elezioni anticipate, il centrodestra è compatto?

"La risposta è nelle posizioni dei leader – ci dice Malan – La posizione di Meloni è molto chiara, quelle dei leader dei due principali partiti del centrodestra sono lievemente diverse, d'altra parte loro sono in maggioranza, è anche normale. Ma nel momento in cui si arrivasse a elezioni, che sia adesso, che sia tra qualche mese, sono certo che il centrodestra sarebbe unito".

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, pur dichiarandosi pronti al voto anticipato, sarebbero intenzionati a sostenere un Draghi bis senza i Cinque stelle, una linea che si distingue da quella Giorgia Meloni, che in modo netto spinge per il ritorno alle urne. Ma tra gli azzurri c'è anche chi, come il ministro della Pa Renato Brunetta, fa il tifo esplicitamente per Mario Draghi. "La posizione del ministro Brunetta è personale, non so quanti la condividano nel suo partito. Non mi pare sia la posizione dei vertici del suo partito", taglia corto Malan. "Mi auguro che Matteo Salvini prenda le decisioni migliori per l'Italia".

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