"Ho ricevuto un avviso di garanzia su fatti risalenti al 2017. Mi ritengo totalmente estraneo, chiederò attraverso i miei legali di essere ascoltato quanto prima dalla procura competente. Come sempre ho piena e totale fiducia nell’operato della magistratura. E data la particolare fase in cui vive il nostro Paese rassegno le mie dimissioni da segretario nazionale come effetto immediato": lo ha detto il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, dopo essere risultato indagato nell'operazione contro la ‘Ndrangheta chiamata Basso Profilo, che oggi ha portato all'arresto di 48 persone. Coinvolti anche esponenti di forze politiche di rilievo nazionale, come appunto il leader dell'Unione di Centro. Che da giorni era uno dei protagonisti della caccia ai costruttori da parte del governo a sostengo della maggioranza dei giallorossi.

La sua casa a Roma sarebbe già stata perquisita dalla Direzione investigativa antimafia (Dia). In totale oggi 13 persone sono state arrestate e portate in carcere, mentre altre 35 sono ai domiciliari, nell'operazione guidata dal procuratore Nicola Gratteri contro la ‘Ndrangheta. Molteplici anche i sequestri di beni costituiti da compendi aziendali, immobili, autoveicoli, conti correnti bancari e postali per un valore che è stato definito ingente: "Sono decine e decine gli ordini d'arresto e quasi 100 milioni di euro il valore dei beni sequestrati", ha aggiunto il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra. Nel corso delle indagini, inoltre, è stata accertata la movimentazione illecita di denaro per un valore di oltre 300 milioni di euro. Questa sarebbe stata coordinata da alcuni esponenti di spicco di alcune cosche calabresi.

Dall'Udc arrivano i primi commenti sul coinvolgimento e le dimissioni di Cesa: "Lorenzo Cesa è un galantuomo, lo conosco da decenni e sulla sua onestà metto la mano sul fuoco. Suppongo che la sua iscrizione nel registro degli indagati sia un atto dovuto in quanto segretario che ha presentato le liste Udc in Calabria, al cui interno erano gli arrestati. Capisco le ragioni di stile,ma penso che Lorenzo abbia fatto male a dimettersi da segretario del suo partito: essere indagati, per giunta per circostanze oggettive, non significa perdere credibilità", ha commentato Gianfranco Rotondi.