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Opinioni
16 Novembre 2022
20:46

L’assurda polemica su Meloni che porta sua figlia al G20 di Bali

Giorgia Meloni è stata duramente criticata per la scelta di portare con sé al G20 di Bali la figlia Ginevra. Gli attacchi però sono totalmente sproporzionati e fuori luogo, e il suo ruolo di madre non ha nulla a che vedere con il suo importante incarico istituzionale.
A cura di Annalisa Cangemi
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, unica premier donna presente al G20 di Bali, in Indonesia, al suo ritorno in Italia si è trovata al centro di una polemica surreale: una discussione sull'opportunità o meno di portare al summit la figlia Ginevra, che Meloni ha scelto di non lasciare a casa nei quattro giorni che l'hanno vista impegnata in sessioni di lavoro e incontri bilaterali con gli altri capi di governo.

La decisione della premier di viaggiare con la figlia di 6 anni al seguito è stata duramente criticata, con un assurdo dibattito ospitato sui giornali e sui social. Tanto che la diretta interessata è stata costretta a replicare con un post su Facebook.

"Mentre torno a casa dalla due giorni di lavoro incessante per rappresentare al meglio l'Italia al G20 di Bali, mi imbatto in un incredibile dibattito sul fatto che sia stato giusto o meno portare mia figlia con me mentre andavo via per quattro giorni", ha scritto sul suo profilo social.

"La domanda che ho da fare agli animatori di questa appassionante discussione è: quindi ritenete che come debba crescere mia figlia sia materia che vi riguarda? Perché vi do una notizia: non lo è. Ho il diritto di fare la madre come ritengo e ho diritto di fare tutto quello che posso per questa Nazione senza per questo privare Ginevra di una madre. Spero che questa risposta basti per farvi occupare di materie più rilevanti e vagamente di vostra competenza", ha concluso.

Poche parole per ribadire un semplice concetto, che non ci sarebbe bisogno di sottolineare: non può essere messa in discussione la libertà di Meloni di avere sua figlia vicino a sé durante un vertice internazionale, perché la gestione del tempo che intende dedicare alla famiglia e il suo ruolo di madre non hanno nulla a che vedere con il suo incarico istituzionale e con i suoi incontri ufficiali. Meloni ha il diritto di vivere la genitorialità e accudire sua figlia come meglio crede, anche se adesso guida Palazzo Chigi. E non c'è una sola ragione per entrare nella sua vita privata, con attacchi del tutto fuori luogo che non riguardano la sua attività di governo.

Tra l'altro Meloni ha sempre esposto sua figlia pochissimo, tanto che la presenza della bambina è stata notata, insieme a quella del suo compagno Andrea Giambruno, alla cerimonia del giuramento al salone delle feste del Quirinale con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, dove erano presenti anche i familiari degli altri ministri. La presenza della piccola Ginevra in quell'occasione è stata recepita da tutti, giornalisti e opinionisti, come un fatto inedito. Ma come si è aperto questo dibattito?

Tutto sembra sia nato da un commento pubblicato sul quotidiano la Stampa, firmato da Assia Neumann Dayan, dal titolo "Se mamma Giorgia va a Bali con Ginevra". In un passaggio del pezzo la Neumann scrive: "Le operaie non si portano le figlie in fabbrica, chissà come mai (…) sono piuttosto certa che Meloni non avrebbe problemi a colloquiare con la Cina mentre aiuta Ginevra a fare le sottrazioni (…) certo io se fossi in lei mi farei questi tre giorni a Bali tra adulti, figlia mia scusami ma mamma sta salvando l'Italia, se hai bisogno chiedi a papà, torno presto, lavati i denti".

La presenza di Ginevra durante il viaggio in Indonesia è l'argomento anche di un pezzo di Claudia De Lillo sulle colonne di Repubblica dal titolo "La premier madre".

"Perché – scrive De Lillo – in questi quattro giorni che richiedono ogni energia mentale, fisica ed emotiva di un capo di Stato, Giorgia Meloni ha scelto di prende su di sé il carico – gratificante, inevitabile, pesantissimo – di una figlia al seguito? Non per passare del tempo di qualità che difficilmente è contemplato dal protocollo. (…) E allora perché? Probabilmente (…) lei ritiene che la vicinanza alla figlia sia prioritaria anche quando lo Stato chiede 48 ore di coinvolgimento e attenzione assoluti".

Come se rimboccare le coperte alla propria bambina in albergo la sera potesse davvero distogliere Meloni dagli appuntamenti importanti che aveva in agenda. È possibile per esempio ipotizzare che Meloni possa svolgere il suo compito al meglio proprio perché sa che la figlia non è in un altro Continente? O forse si vuole lasciare intendere che per essere delle leader donne moderne e combattive bisogna sapere mettere da parte la famiglia? Mettere in contrapposizione il binomio donna-lavoratrice con quello di donna-madre non serve a nessuno e non aiuta il percorso verso l'emancipazione femminile.

Per poter, giustamente e in modo onesto, contestare e stigmatizzare l'azione di questo esecutivo rimane fondamentale separare i piani, non mescolare questioni delicate tirando in ballo una bambina di 6 anni, che non ha alcuna colpa, mettendola per esempio a paragone con i minori migranti, che l'Italia non ha voluto accogliere. È quello che ha fatto il giornalista ed ex parlamentare Furio Colombo a l'Aria che tira su La7, con queste parole: "Viviamo in una Repubblica in cui a certi bambini spetta la top class per Bali e ad altri bambini spetta il fondo del mare, economy class. Come ha detto oggi il ministro dell'Interno al Paese: ‘State tranquilli, vi affonderemo'".

Forse è il caso che gli avversari di Meloni e i suoi detrattori si occupino di altri temi, lasciando che la premier si concentri su materie più urgenti, piuttosto che distrarla dai suoi doveri, costringendola a rispondere su polemicucce prive di senso.

Anche perché in questo caso le accuse rivolte a Meloni sono non soltanto inappropriate, ma hanno del tutto mancato il fulcro del problema: poteva essere un'occasione per parlare seriamente della difficoltà che vivono tutte le donne che lavorano, a qualsiasi livello, e i difficili esercizi di equilibrismo che devono compiere per conciliare i tempi casa-lavoro. Se Meloni può avere sua figlia accanto subito dopo aver stretto la mano a Erdogan o a Xi Jinping certo è un privilegio, legato al suo status, ma non è colpendola in modo strumentale che si migliorano le condizioni di tutte.

Prendersela con la presidente del Consiglio perché prova a dedicare, immaginiamo con fatica, i pochi momenti liberi che le restano al di fuori delle sue responsabilità alla cura di sua figlia non è di alcuna utilità, nemmeno per chi non condivide le sue idee e la sua visione politica.

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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