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Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte, nuova bocciatura. E la Società deve già restituire 12 milioni all’Ue per ritardi nella progettazione

Nuova stroncatura per il Ponte sullo Stretto: L’Autorità di regolazione dei trasporti, ha dato un parere sul Piano economico-finanziario dell’opera, sollevando dubbi su tariffe e pedaggi. E intanto nel bilancio 2025 della Società Stretto di Messina viene certificato che 12 milioni di euro, ricevuti dall’Ue per la progettazione dell’opera, dovranno essere restituiti per via dei ritardi.
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Il Ponte sullo Stretto è già in ritardo e adesso lo certifica anche la stessa società Stretto di Messina. Nel bilancio d'esercizio al 31 dicembre 2025, reperibile online dallo scorso 27 maggio, c'è scritto nero su bianco che ci sono 12 milioni di euro ricevuti dall'Unione europea a fine 2024 e ora da restituire, relativi al Contributo Finanziamento Europeo dei costi di progettazione esecutiva dell’opera, per via dello slittamento dei tempi.

Come ha evidenziato per primo Today.it, Nel bilancio, a pagina 101, si legge infatti:

Con riferimento al debito per il contributo Connecting Europe Facility for Transport (CEF-T 2023) relativo al cofinanziamento europeo dei costi di progettazione esecutiva dell’Opera, si segnala che, nel corso del mese di marzo 2026 è stata richiesta la risoluzione anticipata del Grant Agreement sottoscritto nel 2024 dalla Società con CINEA (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency della Commissione Europea) a seguito dello slittamento temporale dell’iter approvativo del progetto oggetto di contributo, che ne comporta la conclusione oltre i termini massimi previsti da CINEA. Pertanto, SdM dovrà restituire l’importo – pari ad euro 12.375 mila, ricevuto nel mese di dicembre 2024 a titolo di anticipo, da parte del MIT per conto di CINEA – nei termini e alle condizioni che saranno indicate dalla stessa CINEA. L’importo in esame, pertanto, è stato riclassificato dalla voce “Risconti passivi” alla voce “Altri debiti”.

La somma dunque è stata riclassificata nel bilancio, dalla voce risconti passivi (cioè le quote di ricavi  già incassati in via anticipata, ma di competenza economica di uno o più esercizi futuri) alla voce "altri debiti", in attesa che l'agenzia europea Cinea (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency della Commissione Europea), indichi i termini e le modalità di restituzione.

I costi per la gestione del personale della Società Stretto di Messina

Mentre l'opera rimane solo su carta, la Società Stretti di Messina, incaricata di progettare, realizzare e gestire il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, ha una struttura elefantiaca, che continua a crescere. Lo si vede dal bilancio, in cui si specifica che la società può avvalersi di "personale di Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, in regime di distacco, per l'espletamento delle proprie attività".

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La composizione dell’organico al 31 dicembre 2025, si legge sempre nel documento online, risulta pertanto essere pari a 116 unità con un incremento di 32 risorse rispetto al 31.12.2024 ed è così ripartita in base al livello di inquadramento/tipologia contrattuale:

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La nuova bocciatura: i dubbi dell'Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe

Intanto, mentre il governo è al lavoro per superare tutti i rilievi sollevati nei mesi scorsi dalla Corte dei Conti, nel tentativo di far ripartire i cantieri, ieri è arrivata un'altra bocciatura, questa volta da parte dell'Autorità di regolazione dei trasporti.

L'Art, nel ‘Parere al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sulle tariffe di pedaggio per l'attraversamento del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria – Ponte sullo stretto di Messina', ha sollevato la questione dei costi di gestione dell'opera, sostenendo che il piano per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina "pur potendosi considerare adeguato nell'attuale fase di impostazione e avvio del progetto, richiede l'introduzione e il rafforzamento di alcuni presidi".

Nel documento vengono riportate le previsione delle variazioni tariffarie annuali dal 2034 al 2063, da cui emerge che la tariffa media annua a veicolo nel primo anno di apertura dell'infrastruttura sarà di 27,4 euro, che salirà del 2% annuo arrivando a 48,7 euro nel 2063.

Il problema dei pedaggi era stato già sollevato da diversi esperti, ma l'ad Ciucci aveva sempre minimizzato la questione. Secondo le stime l'infrastruttura dovrebbe essere attraversato ogni anno da più di 10 milioni di autovetture, per poter essere economicamente ‘autosufficiente'. In base ai calcoli del governo, la gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria potranno essere coperte interamente dalle tariffe, e non ci sarebbe bisogno di un ulteriore impiego di risorse pubbliche. Il ministro Salvini aveva ipotizzato tariffe di 10 euro per le auto, mentre lo stesso Ciucci in passato aveva dichiarato che le tariffe sarebbero state attorno ai 4 euro per le moto, 7 euro per le automobili e 10 per i camion.

Secondo l'Autorità il piano economico finanziario "non può essere considerato uno strumento statico, dovendo piuttosto essere accompagnato da un sistema di monitoraggio strutturato, idoneo a verificare nel tempo la coerenza tra avanzamento dell'Opera, costi effettivi, previsioni di traffico, assetto delle componenti stradale e ferroviaria e allocazione dei rischi", ed evidenzia l'esigenza che il monitoraggio dell'attuazione "consenta di verificare nel tempo la sostenibilità economico-finanziaria del progetto nel suo complesso, la corretta allocazione dei rischi tra i soggetti coinvolti e la congruità delle tariffe di pedaggio rispetto ai costi effettivamente sostenuti e ai livelli di servizio che saranno resi all'utenza".

L'Autorità ritiene, pertanto, necessario che "sia assicurato un monitoraggio strutturato ed adeguatamente periodico del Piano, strettamente correlato allo stato di avanzamento dell'opera e al successivo esercizio della stessa. Tale monitoraggio dovrà riguardare non solo la fase di progettazione e costruzione, ma anche il periodo di gestione in esercizio".

L'Autorità evidenzia poi che "l'eventuale definizione di un sistema tariffario specifico per la fase di esercizio potrà essere valutata in prossimità dell'entrata in operatività dell'Opera, quando risulteranno maggiormente definite le grandezze di costo, i volumi di traffico, l'assetto delle componenti stradale e ferroviaria, gli investimenti complementari e il quadro dei rischi effettivamente rilevanti ai fini della determinazione tariffaria".

Per Ciucci però non si tratta affatto di una stroncatura: "La tariffa di 27,43 euro per i veicoli, indicata nel PEF e richiamata nel parere positivo dell’ART, è una media ponderata annuale tra i volumi di traffico e le tariffe per ciascuna tipologia di veicolo e non il costo di un singolo passaggio per le autovetture che, come detto più volte, sarà compreso tra circa 4 e 7 euro per tratta – si legge in una nota – Non risponde al vero, inoltre, che vengano ‘caricati prezzi più alti ai TIR', per i quali sono previste tariffe di attraversamento sul Ponte anche in questo caso sensibilmente inferiori a quelle attuali. Le tariffe per il traffico veicolare garantiscono nel periodo di esercizio dell’Opera l’equilibrio economico-finanziario della concessione e la copertura integrale dei costi operativi e della manutenzione ordinaria e straordinaria, promuovendo al contempo la continuità territoriale tra Sicilia e Calabria con costi sensibilmente inferiori alle attuali tariffe di attraversamento".

Bonelli: "Salvini deve ridare 12 milioni all'Ue"

"Salvini deve restituire 12 milioni di euro all'Europa per la progettazione del Ponte. Il bilancio della stretto di Messina racconta molto meglio della propaganda di Salvini cosa sia oggi il Ponte sullo stretto: non una risposta ai problemi del Sud, ma una macchina societaria costosa, costruita attorno a un'opera inutile e dannosa. Il dato è assurdo: su 116 dipendenti, 89 sono dirigenti o quadri e solo 27 sono impiegati. In un solo anno il personale aumenta di 32 unità, ma la crescita riguarda soprattutto le figure apicali. Questa non è una normale struttura operativa: è una piramide rovesciata pagata con soldi pubblici. A rendere il quadro ancora più grave c'è la deroga al tetto dei 240mila euro previsto per gli stipendi nelle società pubbliche, introdotta dalla maggioranza. Una deroga fatta su misura, che consente ad alcuni dirigenti della stretto di Messina di superare quel limite, mentre il costo del personale continua a crescere, attacca Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.

"Intanto, la stessa società dovrà restituire 12,375 milioni di euro all'Unione europea perché i ritardi nell'iter approvativo non hanno consentito di rispettare i tempi previsti per le attività finanziate sulla progettazione esecutiva della parte ferroviaria dell'opera. È il conto salato che pagano gli italiani per un progetto portato avanti a colpi di propaganda, forzature e annunci".

La risposta dell'ad Ciucci: "La restituzione dei 12 milioni è momentanea"

Ha risposto alle ultime critiche Pietro Ciucci amministratore delegato della Stretto di Messina sottolineando all'Ansa che la società "per mandato parlamentare e governativo" è incaricata di realizzare l'opera"‘nel rispetto di tutte le norme italiane ed europee".

"I dipendenti di Stretto di Messina provengono per la quasi totalità da Anas e da altre società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, in regime di distacco e mantenendo il trattamento economico delle società distaccanti. I compensi per il CDA e in particolare per il Presidente e per l'Amministratore delegato sono stati fissati entro i limiti previsti dal cosiddetto "tetto ai compensi" definito dalle norme di legge in vigore.

"La deroga al tetto sui compensi, prevista per legge per il solo personale dipendente di Stretto di Messina, riguarda attualmente due dirigenti di alto profilo e risponde alla necessità di assicurare alla società le professionalità idonee per la realizzazione di un'opera come il Ponte sullo Stretto di Messina e, quindi, di essere in grado di svolgere ai massimi livelli azione di dialogo, negoziazione e controllo nei confronti di tutti i soggetti italiani e internazionali coinvolti nella realizzazione che possono contare su organizzazioni di primo livello", ha spiegato Ciucci.

"Per quanto riguarda invece la restituzione – che riteniamo possa essere momentanea – del contributo europeo, nel marzo di quest'anno, tenuto conto della nuova tempistica per l'inizio dei lavori, è stata la stessa società Stretto di Messina ad avviare la procedura di richiesta di risoluzione anticipata. Il Grant Agreement, firmato l'11 ottobre 2024 con CINEA (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency) della Commissione Europea per il cofinanziamento europeo di circa 25 milioni di euro, è volto a coprire il 50% dei costi di progettazione esecutiva dell'infrastruttura ferroviaria dell'Opera, che avrebbe dovuto essere avviata entro aprile 2026. Il nuovo iter approvativo del progetto del Ponte potrebbe essere completato entro la fine dell'estate 2026, potendo così avviare la fase realizzativa nell'ultimo trimestre dell'anno".

"In questo quadro, la risoluzione anticipata del Grant Agreement consente alla Stretto di Messina di partecipare nuovamente ai prossimi bandi europei CEF – Connecting Europe Facility for Transport -, tenuto conto che restano del tutto inalterati i giudizi dell'Europa che avevano determinato la vittoria con i più alti punteggi al bando 2024, relativi all'interesse collettivo dell'Opera e alla sua capacità di incidere sui quattro obiettivi dei corridoi TEN-T: coesione, efficienza, sostenibilità e incremento dei benefici per gli utenti".

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