Il via libera al Ponte sullo Stretto si allontana: cosa cambia ora che il decreto Infrastrutture è legge

Il decreto Infrastrutture è legge: la Camera ha approvato la conversione con 160 voti a favore e 110 contrari. le nuove norme riguardano, tra le altre cose, le mosse del governo Meloni per provare a sbloccare l'iter del Ponte sullo Stretto di Messina. Le procedure sono di fatto ferme da fine ottobre, quando la Corte dei Conti era intervenuta per fermare tutto e segnalare diverse irregolarità negli anni.
In questo nuovo decreto, che a sua volta ha avuto un percorso travagliato, il governo traccia il percorso da seguire per provare a superare le obiezioni dei giudici. E allo stesso tempo è obbligato a far slittare ancora una volta i fondi per il Ponte, spostandoli dal periodo 2026-2029 al 2030-2034.
Le nuove procedure per il Ponte: si riparte dopo lo stop della Corte dei Conti
Dopo lo stop imposto dalla Corte dei Conti perché le procedure per il Ponte sullo Stretto non erano a norma, il governo ha dovuto riorganizzarsi. Ci sono voluti quasi sei mesi. Nel decreto che oggi è diventato legge si stabilisce che il ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini (il principale sponsor dell'opera, a cui ha legato molta della sua credibilità politica) sarà il soggetto che dovrà confrontarsi con la Commissione europea per quanto riguarda il Ponte.
In più, si risponde a una delle obiezioni della Corte, ovvero che il progetto fosse stato tutto affidato a un ‘supercommissario'. Sarà invece il ministero, con le sue strutture, a occuparsene. Il primo articolo della legge chiarisce la procedura che il Mit dovrà seguire per approvare tutti gli atti necessari (accordo di programma, piano economico-finanziario, delibera di approvazione del progetto definitivo) rispettando le indicazioni dei giudici contabili.
L'iter non dovrà ripartire da capo con una nuova gara: o almeno, questa è la speranza del governo. Se si completano di nuovo gli atti prepari e il Cipess vara una nuova delibera, questa volta seguendo i percorsi previsti per legge, poi ci sarà un nuovo controllo di legittimità della Corte dei Conti. Resta da vedere se questo nuovo meccanismo funzionerà, e quanto tempo richiederà veramente tutta la procedura prima di tornare al vaglio dei giudici.
I fondi slittano, tre miliardi di euro spostati dal 2030 in avanti
L'altro segnale che i tempi per il Ponte si sono allungato è lo stanziamento dei soldi a disposizione. Il budget complessivo per l'opera sfiora i 14 miliardi di euro (circa 14,4 miliardi considerando anche le opere connesse), e sulla carta c'è già una tabella di marcia per quanti soldi serviranno in ciascun anno. Ma il governo ha dovuto prendere atto che i tempi inizialmente previsti non saranno mai rispettati.
Per questo, circa 2,8 miliardi di euro che erano stanziati per i periodo 2026-2029 slittano al quinquennio 2030-2034. Quasi un miliardo di euro avrebbe dovuto essere speso quest'anno, con i lavori già avviati. Evidentemente, così non sarà. Perciò le stesse somme sono state ridistribuite gradualmente negli anni successivi.
Certo, molto dipenderà dalle elezioni politiche del 2027: è facile immaginare che, se dovesse vincere il centrosinistra, l'opera non andrà avanti. Se invece si confermasse la maggioranza di centrodestra, il Ponte non sarebbe comunque terminato prima della fine della prossima legislatura (andrà fino al 2032, mentre i fondi sono previsti fino al 2034).
Su questo punto ha attaccato Agostino Santillo, deputato del M5s e vicepresidente della commissione Ambiente e Infrastrutture alla Camera, in dichiarazione di voto: "Il decreto almeno certifica che la barzelletta del Ponte sullo Stretto è appunto una barzelletta, e che l’opera non si farà mai, con lo slittamento dei fondi al 2034. Non solo non s’è vista la prima pietra, ma nemmeno l’ombra di una matita: il progetto infatti non c’è. E il governo fa finta di non capire che va fatta una nuova gara".
Il caos per arrivare al decreto Infrastrutture
Il decreto non era partito con il piede giusto. A febbraio, era servito un intervento diretto di Sergio Mattarella per spingere Salvini a rinunciare a una delle norme più problematiche: un articolo che avrebbe permesso di aggirare i controlli della Corte dei Conti, limitando il potere dei magistrati, e che alla fine era saltata. All'epoca, comunque, il ministro dei Trasporti aveva detto che l'inizio dei lavori era "questione di mesi".
Non era arrivata nel decreto nemmeno la nomina di un ‘supercommissario' per l'opera, che pure era stata ventilata nelle settimane precedenti. Avrebbe potuto essere Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, cosa che avrebbe sollevato più di qualche domanda sul conflitto d'interessi.
Circa un mese dopo, era arrivato un nuovo intoppo. Questa volta dalla Ragioneria di Stato, che aveva chiesto una modifica. Era necessario specificare, nel testo del decreto, che tutte le nuove operazioni che il ministero dei Trasporti ha preso in carico per la realizzazione del Ponte dovranno avvenire senza oneri aggiuntivi per lo Stato. Ovvero, usando solamente i soldi già messi a disposizione. Così, il provvedimento aveva dovuto tornare in Consiglio dei ministri per un nuovo via libera. Oggi, a oltre sei mesi dal primo stop della Corte dei Conti, le procedure ripartono e non è ancora chiaro quando, se mai, potranno arrivare al termine.