La Russa risponde a Ponzani sul corteo del Giovedì nero e si difende: “Cercai di evitare incidenti”
"Ve lo racconto nei dettagli, cosa avvenne in quel tragico aprile del 1973". Ignazio La Russa, continuando la polemica sul Giovedì nero aperta dall'intervento della storica Michela Ponzani, ha pubblicato sui social un video in cui ripercorre i fatti di quella giornata. Ha sottolineato che lui non ebbe alcuna responsabilità sul corteo da cui, il 12 aprile, partirono due bombe a mano; una delle quali uccise l'agente di polizia 22enne Antonio Marino.
Il corteo vietato dalla Prefettura: "Volevano creare incidenti per attaccare il MSI"
"I dirigenti del Movimento sociale italiano, io ero dirigente giovanile, decisero di indire una manifestazione contro la violenza, perché nei giorni precedenti molti ragazzi erano stati aggrediti anche sotto casa, le Brigate rosse avevano sequestrato un sindacalista della Cisnal, eccetera", ha iniziato La Russa. Come è noto, quel corteo venne vietato dalla Prefettura per evitare violenze. "L'MSI accettò di buon grado il divieto, perché in alternativa veniva consentito un comizio".
Poi, però, "quando mancavano solo 3-4 ore all'inizio del – preventivato e autorizzato – comizio, arrivò nell'ufficio dell'onorevole Servello", deputato del MSI, "il dottor Valentini, commissario dell'Ufficio politico, l'attuale Digos, con un nuovo divieto, anche del comizio". La motivazione "incredibile" riportata da La Russa, che ha detto di essere stato presente, è che "erano vietati i comizi di tutti i partiti, perché era la data di apertura della Fiera campionaria di Milano. Mai una simile motivazione di sospensione dei diritti costituzionali era stata presa, e né mai più sarà presa".
Per i dirigenti del Movimento sociale "era una scelta tale da far provocare incidenti", un "tentativo di creare una serie di incidenti per strumentalizzarli contro l'MSI". La Russa ha proseguito il racconto: "Cercammo disperatamente di correre ai ripari, bloccammo coloro che dalle altre città della Lombardia dovevano arrivare, cercammo disperatamente una sala cinematografica per fare al chiuso ciò che era vietato anche come semplice comizio all'esterno. Nessun cinema ci volle dare la sala per paura che la sinistra assaltasse le sale e creasse danni alle strutture".
La visita al prefetto e la morte di Marino: "Non ci furono altri scontri"
A quel punto Servello e La Russa, insieme ad altri dirigenti, decisero "di andare dal prefetto per cercare di convincerlo a revocare il divieto del comizio, proprio perché temevamo che potessero sorgere incidenti con la gente che non era avvisata del divieto". "Ci recammo in gruppo, dieci persone, seguiti dalla polizia in borghese, anche se con l'elmetto, e c'è una foto che che lo dimostra. Altro che corteo".
L'uccisione dell'agente Marino, secondo quanto riportato dal presidente del Senato, avvenne mentre i dirigenti del MSI si trovavano nell'ufficio del prefetto. "Arrivò al prefetto una drammatica telefonata. Gli annunciava che qualche minuto prima era stata lanciata una bomba Srcm, una bomba a mano", che "provocò la morte dell'agente Marino cadendo tra lo scudo e il suo petto. Voi capite il dramma che questo significava per un partito d'ordine, quale era il Movimento sociale italiano".
Il MSI varò "una specie di ‘taglia' nei confronti di chi aveva lanciato quella bomba", da cinque milioni di lire. La Russa ha voluto sottolineare che "oltre quel drammatico, dolorosissimo episodio che provocò la morte dell'agente Marino quel giorno non ci furono altri feriti, non ci furono scontri con la polizia. Ma questo non sminuiva la vicenda, che era dolorosissima, specie per un partito come il nostro".
La Russa ricorda il processo: "Io mai imputato, cercai di evitare incidenti"
Il presidente del Senato ha poi parlato della "complessa azione giudiziaria" che seguì quel giorno. "Ci arrivò una imputazione, in cui io fui completamente estraneo. Non fui mai processato per niente, neanche per manifestazione non autorizzata". Anzi, ha insistito La Russa, "negli atti processuali è detto che mi adoperai perché non succedessero incidenti. Vennero invece imputati, ma come organizzatori di manifestazione non autorizzata, l'onorevole Servello e gli altri dirigenti del partito che erano i promotori dell'iniziativa".
Tutti, però, "vennero assolti. Nella sentenza si dà atto che si erano adoperati, come tutto il movimento sociale italiano, come anche me stesso, affinché venissero limitati i rischi di incidenti, che erano originati inevitabilmente da quel divieto all'ultima ora".
La Russa ha quindi concluso che "qualsiasi mia responsabilità" è "una notizia del tutto infondata". E ha ribadito la richiesta di scuse da parte della "signora Ponzani". Infine, ha attaccato i due giornalisti Massimo Giannini e Paolo Berizzi (chiamato "Berizza"): "Non mi interessano le loro scuse, anche perché le pretendo solo dalle persone che, a mio giudizio, ritengo meritevoli di attenzione".