Elezioni Israele 2026

Elezioni Israele, deputata della Knesset denuncia: “Minacciata di morte, sono senza protezione”

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Aida Touma-Sliman
Aida Touma-Sliman, esponente di Hadash, racconta le intimidazioni e accusa l’opposizione ebraica di non voler collaborare con i partiti arabi: “Temono di perdere gli elettori razzisti”. Sul dramma delle donne di Gaza: “L’Europa è complice. Fa troppo poco e troppo tardi.
Intervista a Aida Touma-Sliman
Nota femminista palestinese e deputata di Hadash

"Mi minacciano di morte e di altro. E le autorità non mi hanno mai dato protezione”, racconta a Fanpage.it Aida Touma-Sliman, deputata di Hadash, formazione della sinistra palestinese in Israele. È in questo clima che i cittadini palestinesi dello Stato ebraico si preparano alle elezioni in Israele del 27 ottobre. I loro voti potrebbero decidere il futuro di Benjamin Netanyahu. Ma Touma-Sliman esclude contatti con l’opposizione non palestinese per una partecipazione o un sostegno esterno a un nuovo governo. E attacca Mansour Abbas, leader della lista araba Ra’am: “È disposto a tutto pur di entrare in un prossimo governo”, dice. Hadash si è alleato con gli altri partiti palestinesi Ta’al e Balad ma non con Ra’am. Potrebbe sostenere un esecutivo dall’esterno, a condizioni precise. Entrarvi, finché continua l’occupazione, è escluso, dice la parlamentare.

Touma-Sliman è una delle più note femministe palestinesi, cofondatrice di Women Against Violence, organizzazione che combatte la violenza sulle donne. La sua battaglia lega i diritti delle donne a quelli dei palestinesi e alla lotta contro l’occupazione. È deputata della Knesset dal 2015.

Ci diceva che ha ricevuto minacce, in questi giorni. Di che tipo?

Oh, le solite cose: "Vi stupreremo come sono state stuprate le nostre donne”, per esempio. E minacce di morte, ovvio. Mi hanno augurato il cancro. Abbiamo attraversato quattro anni di grande violenza contro di noi, anche come parlamentari.

Ma come, lei fa parte della Knesset. Non ha diritto a una protezione?

Non hanno mai accettato di darci protezione.

La polizia sarà pure intervenuta, quando lei ha denunciato intimidazioni e anche peggio.

Vi spiego come funziona: mi è appena arrivata una comunicazione riguardo a una persona che continuava a telefonarmi, scrivermi e minacciarmi. La magistratura ha emesso un provvedimento che gli vieta di contattarmi e avvicinarsi…

Ah, allora qualcosa per proteggerla è stato fatto.

Ma in modo assurdo: non mi hanno detto chi è questa persona. Anche se mi si avvicinasse, non potrei segnalarlo: non so chi è quell’uomo.

Mi pare che non si fidi di chi dovrebbe garantire la sicurezza sua e di tutti i cittadini israeliani, palestinesi compresi.

La polizia è sotto Ben-Gvir. Il capo dello Shin Bet (il servizio segreto per l’interno, ndr) è espressione della destra razzista. Il Paese è caduto nelle mani della destra più estrema. Proprio oggi lo Shin Bet ha annunciato la riapertura di indagini sugli scontri del 2021 tra ebrei e palestinesi cittadini di Israele. Il messaggio è: state attenti, possiamo agire duramente contro di voi. Vedo misure repressive in arrivo.

Teme azioni per impedire ai cittadini palestinesi di Israele di votare?

Le peggiori destre stanno schierando duemila coloni estremisti, con le loro armi, nelle nostre città e nei nostri villaggi per le elezioni. Vogliono che la gente abbia paura perfino di uscire per votare. Sono disposti a tutto e si preparano soltanto alla vittoria.

E se perdono?

Sarà molto difficile convincerli di aver perso. Dovremo stare molto attenti, nei giorni che seguiranno il voto.

Hadash sta parlando con l’opposizione ebraica? Loro dicono di rifiutare la collaborazione con i partiti arabi, ma sanno bene che sarete l’ago della bilancia se la coalizione di Netanyahu non raggiungerà la maggioranza. Forse è tattica elettorale? In privato sono più aperti?

Non abbiamo alcun contatto con loro. Non sono disponibili. Hanno così paura di perdere anche un solo elettore di destra, razzista verso gli arabi, che non vogliono negoziare né  avere alcun contatto con noi.

L’accademico David Harel ci ha detto che il leader del partito arabo Ra’am Mansour Abbas ha assicurato a lui ed altri che l’opposizione ebraica collaborerà eccome, se sarà l’unico modo per governare. Si aspetta una telefonata dopo il voto?

Non mi aspetto molto dalla cosiddetta opposizione israeliana. Abbas è disposto a tutto pur di entrare in un governo. Noi no. Qualsiasi ipotesi di sostegno richiederebbe un negoziato su questioni essenziali. Dovrebbero compiere passi che, francamente, non credo siano pronti a fare.

Quali condizioni porreste?

Combattere la criminalità organizzata nella nostra società. Fermare le demolizioni delle case nelle nostre città e nei nostri villaggi. C’è una legge terribile in merito, che vogliamo abolire. Come minimo, chiediamo una sospensione delle demolizioni per tre anni, con la possibilità di approvare piani urbanistici e regolarizzare le abitazioni. Sono case costruite su terreni privati, non dello Stato.

Quindi si tratta di raggiungere un accordo sui diritti civili dei palestinesi con cittadinanza israeliana?

Non basterebbe. C’è il terrorismo dei coloni in Cisgiordania, da fermare immediatamente. E c’è Gaza. Un nuovo governo dovrebbe dichiarare di voler procedere al ritiro da Gaza e consentirne la ricostruzione. Sarebbe un primo passo importante. Queste sono le basi dalle quali cominciare.

Entrereste in un governo che accettasse queste condizioni?

Non entreremo mai in un governo che continui l’occupazione e la guerra. Possiamo però sostenere un governo dall’esterno, anche impedirne la caduta.

Anche se fosse un governo che continua a colpire Gaza?

Non permetteremo che continuino a commettere crimini usando il nostro sostegno. Siamo stati la voce contro la guerra in Israele. Il fatto che cambi chi la dirige non cambia la nostra posizione sulla guerra.

Che cosa cambierebbe con un governo Eisenkot e un parlamento che comunque potrebbe comprendere più deputati della destra estrema?

Non siamo nella situazione di poter scegliere il governo migliore. Scegliamo quello meno terribile. Non sosteniamo Eisenkot, ma il nostro primo obiettivo è impedire che questo governo fascista resti al potere. Continuerebbe quello che ha cominciato, e farebbe di peggio. Dobbiamo mandarli via.

Per riuscirci, abbassereste le vostre richieste?

Chiediamo i nostri diritti fondamentali e che si fermi immediatamente lo spargimento di sangue. Da lì potrebbe nascere un cambiamento politico. Ma dare un assegno in bianco a qualcuno pur di non avere un governo fascista non funziona. Non ci aspettiamo nulla da Eisenkot: sappiamo chi è. Se rifiuterà di negoziare o accettare queste richieste, avrà gettato la maschera.

E se Eisenkot e Netanyahu si accordassero?

Un loro governo di unità nazionale è una possibilità molto concreta. Chi pensa che sia un’ipotesi remota non conosce la politica israeliana.

Netanyahu e tipi come Ben-Gvir potrebbero rifiutare un’eventuale sconfitta, diceva. 

Se la coalizione di Netanyahu perdesse ed Eisenkot potesse formare un governo, la destra potrebbe ricorrere alla violenza per spingerlo a un compromesso. Anche per questo un governo di unità con dentro sia Eisenkot che Netanyahu non è per niente da escludere.

Quanto è stata profonda la trasformazione di Israele in questi anni di governo Netanyahu?

L’Israele che il mondo ha in mente non esiste. Non è cominciato tutto negli ultimi tre anni. Dopo il 7 ottobre c’è stata un’accelerazione, ma il cambiamento era già in corso. Estrema destra e coloni hanno gradualmente raggiunto posizioni importanti nell’esercito e negli apparati, nei luoghi dove si decide. Ora controllano il Paese. Anche la società si è spostata molto a destra.

Che cosa può ancora dire un cittadino palestinese di Israele senza rischiare arresti o intimidazioni?

Possiamo dire molto poco. Non c’è libertà di espressione sulla nostra posizione sulla guerra, sul terrorismo dei coloni, sulle misure repressive di Ben-Gvir o Smotrich. Anche per aver scritto qualcosa su Facebook si può essere arrestati.

Lei è una femminista. Per le donne di Gaza, che cosa chiede all’Europa?

Gli europei sanno qual è la situazione, ma non vogliono agire, neppure interrompendo la cooperazione con Israele durante il genocidio. Non stanno tradendo soltanto la popolazione di Gaza, ma anche i propri cittadini che chiedono loro di intervenire. Sono complici di questa guerra. Tutto quello che viene fatto è troppo poco, troppo tardi.

Ha deciso di non ripresentarsi: pur continuando a far politica, lascerà di Knesset. Però esorta i palestinesi di Israele ad andare in massa a votare. Perché una giovane palestinese dovrebbe votare per un’istituzione che – come ci ha detto – di fatto mette a tacere i suoi rappresentanti?

Perché vogliamo liberarci del fascismo. Ci resta solo il voto. Le altre forme di lotta vengono represse. Non chiediamo di farsi illusioni su un ingresso nel governo. Vogliamo mandare via i fascisti. Sentiamo che i giovani lo capiscono. Hanno sofferto, negli ultimi quattro anni. Hanno capito che cosa significa non poter contribuire al cambiamento.

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