Ong B’Tselem alla comunità internazionale su elezioni Israele: “Se immaginate un cambiamento vi state illudendo”
Mancano pochi giorni alle elezioni in Israele mentre cresce l'attenzione internazionale intorno all'appuntamento elettorale nel paese che ha generato più guerre nel mondo negli ultimi anni. Il destino di Benjamin Netanyahu sembra appeso a un filo in una competizione elettorale che sia annuncia molto incerta. Fanpage.it sta seguendo il dibattito pubblico in Israele da diverso tempo e quello che emerge è una sostanziale distanza tra la aspettative della comunità internazionale sulle possibilità di un cambio di rotta reale del paese e le possibilità concrete che questo avvenga.
La scadenza elettorale del 27 ottobre è sostanzialmente un referendum sulla figura di Netanyahu ma i capisaldi delle politiche di occupazione israeliana nei confronti dei palestinesi non sono messe in discussione. Il sistema proporzionale puro che vige in Israele non permetterà di sapere la sera del 27 ottobre chi governerà il paese per i prossimi quattro anni, ma servirà a capire la suddivisione dei seggi tra i partiti.
Subito dopo inizieranno le consultazioni per gli accordi tra le forze per raggiungere la maggioranza di 61 seggi alla Knesset necessari per governare. In questo quadro abbiamo raccolto l'allarme di B'Tselem, organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani, tra le più autorevoli al mondo, proprio rispetto allo scenario post elettorale del paese.
"La questione palestinese non esiste, questo resterà uno stato di apartheid"
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, le forze di polizia, i servizi segreti dello Shin Bet e l'esercito israeliano stanno rafforzando la propria presenza in Cisgiordania alla vigilia delle elezioni perché temono un'offensiva dei coloni senza precedenti. Negli ultimi giorni si è assistito a una serie di attacchi coordinati alla popolazione palestinese che fa pensare ad una escalation intorno alla data delle elezioni. Il rischio, riferiscono le fonti di polizia, è che ci siano tentativi di creare nuovi avamposti illegali e occupare nuove terre palestinesi.
Militari e servizi di intelligence hanno chiesto copiosi rinforzi per fronteggiare gli attacchi dei coloni rispetto ai quali si dicono in difficoltà. Una situazione che da bene l'idea di come il paese si prepara alle elezioni. "La prima cosa da dire sulle elezioni israeliane è che si svolgono in un contesto di un regime di apartheid" ha spiegato Yuli Novak, direttrice esecutiva di B'Tselem, in un incontro con la stampa estera a cui ha partecipato Fanpage.it.
"C'è da chiedersi come possano avvenire elezioni democratiche in uno Stato di apartheid. Questa cosa è possibile perché è proprio quello che fa l'apartheid, crea democrazia solo per alcune persone mentre altre persone ne vengono tenute fuori. Lo ha inventato il Sudafrica, e Israele segue l'esempio. Anche il Sudafrica era considerato uno Stato democratico durante l'apartheid".
Ed è proprio la questione palestinese la grande assente nel dibattito politico che accompagna le elezioni israeliane. Se da un lato Netanyahu e i suoi alleati Ben Gvir e Smotrich, più i rappresentanti delle altre piccole formazioni di estrema destra che ne compongono la coalizione, continuano apertamente a difendere le politiche genocidarie, dall'altro lato su questo tema si sta in silenzio. Anzi, spesso si dicono cose non molto diverse. Gadi Eisenkot, leader di Yashar, è ancora dato in cima ai sondaggi, e potrebbe essere lui a mettere insieme una coalizione con dentro anche Yashad di Naftali Bennet, i democratici e laburisti di Yari Golan, e magari anche Yisrael Beytenu (Israele è casa nostra) di Avigdor Libermann che raccoglie i voti della comunità russofona ebrea. Una coalizione anti Netanyahu che va dalla destra al centro sinistra liberale, tenuta insieme solo dall'opposizione a Bibi.
"Noi non siamo coinvolti nelle elezioni politiche come organizzazione, ma abbiamo sentito il bisogno di denunciare che il tema che manca del tutto nella campagna elettorale è quello del rispetto dei diritti umani" sottolinea Novak. "Si parla dell'obbligo di leva per gli ultraortodossi, della riforma della giustizia, delle responsabilità del governo sul 7 ottobre, ma non si parla del destino delle persone che vivono dal fiume al mare e della prosecuzione dell'oppressione israeliana sui palestinesi, a Gaza, a Gerusalemme e in Cisgiordania".
Per comprendere la portata basta fare una carrellata delle posizioni dell'opposizione. Eisenkot si è dichiarato apertamente contro lo Stato palestinese, Bennet ha detto che sostiene i coloni ed è per l'annessione dell'area C della Cisgiordania, quella sotto il controllo militare e amministrativo israeliano, Liberman è contro lo Stato palestinese e ha detto di voler tornare a fare la guerra totale ad Hamas a Gaza. Le uniche posizioni diverse dall'estrema destra riguardano lo stop agli avamposti illegali e l'inasprimento delle pene per i coloni che compiono atti di violenza.

"Siamo in una società che ha introiettato il genocidio"
"Nel mondo c'è una grande illusione, tutti condividono che abbiamo un governo pazzo, ma credono che gli israeliani eleggeranno un governo migliore, noi non vediamo nessuno che possa cambiare la direzione del paese, al massimo faranno un apartheid più educato" ci dice la direttrice esecutiva di B'Tselem. "Una cosa importante da capire, per comprendere cosa potrebbe cambiare con le elezioni, è capire dove è oggi il sistema israeliano, dopo quattro anni di governo di destra e tre anni di genocidio. I principali meccanismi dello Stato democratico sono già molto compromessi da questa mentalità fascista. Non parliamo solo dei politici come Ben Gvir e Smotrich, ma parliamo della polizia, il sistema carcerario, l'esercito, i servizi segreti, se ci sarà un cambiamento al governo non sarà per nulla automatico che questi settori della società cambino. Abbiamo un sistema statale violento, in cui i comportamenti sono ormai introiettati. Tutto questo è stato normalizzato" sottolinea Novak.
Per i palestinesi saranno difficili non solo i giorni delle elezioni, già nelle ultime settimane la situazione sta rapidamente precipitando. Siamo nel periodo della raccolta delle olive, fondamentale per l'economia della comunità palestinese, secondo i dati di B'Tselem nelle ultime settimane c'è stata la media di 27 attacchi al giorno durante la raccolta delle olive. "È una delle elezioni più strane a cui abbia assistito come essere umana – commenta Novak – non so se nella società israeliana c'è la negazione della sofferenza dei palestinesi, o è una condizione psicologica collettiva, so solo che è l'apartheid che produce tutto questo".
Intanto le tempistiche per la formazione di un nuovo governo si annunciano lunghe, e al netto del risultato dei due principali partiti, quello di Eisenkot e quello di Netanyahu, le altre liste sono molto distanti nei numeri, per questo la composizione del puzzle richiederà tempo e potrebbe riservare anche sorprese. Per ora la coalizione anti Netanyahu non vuole un accordo con la Lista Araba Unita, che nei sondaggi viene accreditata intorno agli 8 seggi. Uno stop che potrebbe rendere impossibile la formazione di una maggioranza alternativa.
Secondo i dati dell'ultimo sondaggio pubblicato dal Time of Israel e commissionato a Tzman Yisrael, il partito di Eisenkot, Yashar, raggiungerebbe i 26 seggi, mentre il Likud di Netanyahu si fermerebbe a 20. Il partito di Naftali Bennett, favorevole a un'alleanza con Eisenkot raccoglierebbe 11 seggi, Yisrael Beytenu di Liberman 9 seggi, e sull'orientamento del leader del partito degli ebrei di origine russa lo scenario potrebbe vedere aperture su entrambe i lati. La Lista Araba Unita prenderebbe 8 seggi, gli stessi anche degli ultraortodossi di Shas, dei Laburisti e Democratici, questi disponibili ad allearsi con Eisenkot, e della lista ultraortodossa guidata da Yaakov Asher. Sotto gli 8 seggi ci sono i due principali alleati di Netanyahu, appena 7 seggi per Potere Ebraico di Ben Gvir, e 6 seggi per Sionismo Religioso di Smotrich, un dato che ci dice anche la sproporzione del peso politico dei due ministri rispetto al consenso elettorale reale. Chiudono con 4 seggi la lista arabo nazionalista Ra'am , fuori da ogni possibile alleanza, e la lista dei riservisti guidata da Winter Ofer, che si pone in opposizione al governo da destra, entrambe nei pressi della soglia di sbarramento. Proprio contro Ofer si è scagliato Netanyahu, invitando gli elettori e non disperdere il voto votando per il partito dell'ex generale dell'esercito.