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Il Marocco ha usato la crisi di Ceuta: dietro il possibile ricatto alla Spagna anche gli USA di Trump

L’arrivo in massa di persone migranti a Ceuta, avvenuto la scorsa settimana, secondo l’intelligence spagnola è stato facilitato e sostenuto dalle autorità del Marocco. Come già avvenuto in passato, quando Ceuta venne usata come leva di ricatto nei confronti della Spagna. I motivi geopolitici non mancano: dai rapporti tesi con l’Algeria alla vicinanza tra Rabat e Washington, in particolare con Donald Trump.
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Sono rimasti in diverse centinaia, forse qualche migliaio, per le strade di Ceuta, per lo più subsahariani e sudanesi, accampati attorno al centro di accoglienza completamente travolto dall’arrivo delle decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco lo scorso giovedì e che ora distribuisce da bere e da mangiare come può. La stragrande parte di quanti avevano allora attraversato a nuoto il frangiflutti del Tarajal per entrare in Spagna, hanno fatto marcia indietro poche ore dopo, rientrando nel paese maghrebino. Credevano che dall’altra parte del confine avrebbero trovato un’Europa pronta ad accoglierli e invece hanno dovuto fare i conti con la fame e la sete impossibili da soddisfare in una città chiusa per la paura. Ragazzi adolescenti mandati fuori dal Marocco a rischio della vita, un centinaio di loro l’hanno persa infatti, schiacciati dalla folla o affogati in mare, l’identificazione delle vittime non sta risultando facile. Non è una crisi migratoria quella di questi giorni nell’enclave spagnola: è una crisi dettata da ragioni geopolitiche, alimentata dalla reazione internazionale, trasformatasi rapidamente in una crisi umanitaria e in una strage.

Fatti che hanno trovato il governo spagnolo impreparato, immediatamente divenuto bersaglio degli attacchi delle estreme destre spagnole, europee e mondiali. Che hanno colto l’occasione per dichiarare il fallimento delle politiche migratorie volute da Pedro Sánchez, primo fra tutti il provvedimento di regolarizzazione dei migranti recentemente approvato dal suo esecutivo, che ha ricevuto oltre un milione di domande. Nessuna solidarietà alla Spagna da parte dell’Unione europea, com’era invece successo in altre occasioni nei confronti di altri paesi. Anzi, alcuni degli Stati europei – l’Italia in testa – hanno strumentalizzato la situazione fino al punto di interrompere gli accordi di Schengen col paese iberico, per quanto questi non si applichino a Ceuta.

I servizi di intelligence spagnoli hanno concluso la loro indagine segnalando l’opportunismo di Rabat nel facilitare e sostenere la fuga di almeno 60.000 persone dal paese dirette in Spagna, spinte dalla circolazione sui social di una fake news secondo cui la recente sentenza del Tribunal Supremo, che vieta i respingimenti per chi arriva a nuoto a Ceuta o Melilla, avrebbe comportato un’accoglienza da parte della Spagna a braccia aperte. Il governo spagnolo per lo più non ha voluto incolpare il Marocco di quanto avvenuto, si è riferito in modo generico alle mafie che avrebbero utilizzato i social per realizzare quella che Sánchez ha definito come una “violazione dell’integrità territoriale”. Solo la ministra della Difesa Margarita Robles ha reclamato l’assunzione di responsabilità a “chi sia stato dietro questo evento, le mafie, o chi lo abbia consentito o tollerato”.

D’altronde, il Marocco ha sempre utilizzato i migranti come leva di ricatto nei confronti della Spagna, così è accaduto nel 2014 e nel 2021. Nel 2014, con il governo popolare di Mariano Rajoy, l’arrivo dei migranti che provavano a raggiungere la spiaggia del Tarajal a nuoto, fu accolto dalla polizia spagnola con pallottole di gomma: 15 persone morirono affogate. Nel 2021, circa 10.000 migranti arrivarono a nuoto sulle coste spagnole, lasciati fuggire dalla frontiera marocchina per ritorsione nei confronti dello Stato spagnolo: la Spagna aveva infatti accolto in un suo ospedale il leader del Fronte Polisario e presidente della Repubblica Democratica Araba del Sahrawi, Braim Gali, malato di Covid. Per ricondurre la situazione, Sánchez cambiò allora la storica posizione di neutralità sul Sahara Occidentale, appoggiando il piano di autonomia proposto dal Marocco.

Ma che abbia promosso la situazione di questi giorni o l’abbia solo facilitata, il Marocco “ha dimostrato di non essere affidabile”, sosteneva ieri Juan Jesús Vivas, presidente di Ceuta del Pp: “La frontiera non può essere sottomessa a questo dubbio permanente su quando il Marocco, un giorno che ne abbia voglia, apra le porte ed entri tutto il mondo”. Ragioni di stretta geopolitica ci sono: il continuo conflitto tra Marocco e Algeria per la superiorità militare nell’area, la recente ripresa dei rapporti commerciali tra la Spagna e l’Algeria, sostenitrice della causa del popolo saharawi e la questione relativa ai territori di Ceuta e Melilla che la monarchia alawide non riconosce appartenenti allo Stato spagnolo.

D’altronde, il Marocco può farsi forte della buona relazione con gli Stati Uniti di Donald Trump, non solo perché il paese maghrebino fu il primo a riconoscere l’indipendenza degli Usa nel 1777. Ma soprattutto perché è il principale compratore in Africa degli armamenti americani e detiene il 70% delle riserve della roccia fosfatica, fondamentale nella produzione delle batterie per veicoli elettrici. Le relazioni tra i due paesi si consolidarono nel 2020, quando Trump riconobbe la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale e il Marocco fu il primo paese arabo a sottoscrivere gli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti con Israele.

E Trump si è subito pronunciato su quanto è avvenuto a Ceuta, parlando di “invasione” e attribuendo i fatti alla cattiva gestione del governo spagnolo e alle sue deboli leggi. E sono già alcuni mesi che Washington ragiona sulla questione della sovranità spagnola su Ceuta e Melilla, con un avvicinamento progressivo alle posizioni di Rabat.

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