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Ciao, su Ceuta abbiamo scritto e letto di tutto, ma c’è un piccolo dettaglio che si fatica a ricordare, anche perché nessuno lo ricorda. Che, in quella vicenda, i cui contorni e le cui responsabilità sono tutte da chiarire, sono morte 84 persone, con ogni probabilità giovani e giovanissimi. Di quei ragazzi, di quelle ragazze non abbiamo quasi nessun nome, né quasi nessun volto, e non è un caso. Perché coi nomi, i volti e le storie il fenomeno migratorio torna a essere qualcosa di profondamente umano. E rompe la narrazione dell’invasione barbarica, di un mero problema di ordine pubblico, come se quei ragazzi fossero cavallette, o un fenomeno atmosferico.  "La morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è una statistica" è una frase che non è stata inventata né da Goebbels né da Stalin, nonostante sovente sia attribuita a uno dei due, ma che descrive alla perfezione il meccanismo che animava le loro azioni: disumanizzare, per compiere le peggiori efferatezze. Un po’ com’è accaduto recentemente a Gaza. Ricordare i morti di Ceuta, onorarli, dar loro un nome, è il primo grande antidoto verso guai peggiori. O, per dirla con le parole di Vittorio Arrigoni, per “restare umani”.

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Senza cibo soldi e documenti, cosa poteva accadere a Ceuta secondo voi? Da quando poi il Marocco è uno stato in guerra con persone da accogliere?
Lucia

Facciamo ordine un attimo, perché altrimenti davvero su Ceuta vale tutto. Lo straordinario afflusso di persone nell’exclave spagnola in Marocco non si può spiegare come si spiega uno sbarco di migranti a Lampedusa. È stato un evento anomalo di cui ancora non si capisce del tutto la dinamica, né se c’è qualcuno che l’ha organizzato. Ceuta dista 60 km da qualunque centro abitato del Marocco ed è piuttosto improbabile che oltre 60mila persone siano arrivate lì da sole a piedi. Così come è improbabile, anche se fosse, che il governo marocchino non si sia accorto di cosa stava accadendo. Così come è improbabile che una delle frontiere più controllate al mondo sia stata violata in un modo così clamoroso. Il fatto che l’emergenza Ceuta sia rientrata nel giro di poche ore suona altrettanto sospetto e anomalo. Per tirare le fila, Lucia: che quei ragazzi siano stati in qualche modo mandati a mettere pressione alla Spagna, non si capisce bene da chi o a che pro, è in qualche modo più che plausibile. Che non ci fosse altra fine che questa, il rimpatrio forzato di tutti dietro il confine di Ceuta, pure. Che gli unici che forse non lo sapevano erano quei ragazzi, è purtroppo un altro pezzo di questa storia. Che un centinaio di loro ci abbia rimesso la vita, in un modo tanto assurdo quanto insensato, pure

Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it

Non capisco perché buona parte della sinistra abbia difficoltà a comprendere le ragioni della Ucraina a difendersi.
Giuseppe

Ciao Giuseppe, in realtà le cose sono un po’ più complesse di così. C’è prima di tutto un dato estremamente rilevante sul piano politico: a sinistra, o meglio nel cosiddetto campo largo, non c’è una posizione univoca sulla guerra in Ucraina, come del resto all’interno della maggioranza di governo. C’è chi sostiene la resistenza ucraina senza se e senza ma, chi lo fa con un approccio più critico (insistendo magari sulla necessità di rilanciare azioni diplomatiche che abbiano una prospettiva di ampio respiro), chi si richiama alle posizioni pacifiste o nonviolente e, ahinoi, c’è persino chi si fa portavoce di istanze e menzogne filorusse, chissà quanto consapevolmente. Ogni voto in Parlamento sulla politica estera fotografa tali distanze, rendendo più debole l’alternativa a Meloni nel suo complesso.

Le ragioni di questa eterogeneità di vedute e posizioni sono tante e diverse, e anche in questo caso ogni semplificazione rischia di essere pericolosa. C’è chi prova a muoversi in coerenza con l’approccio del proprio schieramento a livello europeo (come fanno Pd e Iv, ad esempio, sia pure su posizioni non sovrapponibili). C’è chi ritiene di interpretare il proprio mandato “storico”, nonché l’orientamento del proprio elettorato, magari più sensibile a una certa “narrazione” della vicenda ucraina. C’è chi è profondamente convinto che interrompere il sostegno a Kiev sia il viatico per la fine di un conflitto che ha causato indicibili sofferenze. C’è, soprattutto, una certa tendenza a tenere conto dell’umore dell’opinione pubblica, in larga parte “stanca” di una guerra che viene percepita senza sbocco e senza fine.

Questo, a mio parere, è il vero punto problematico dell’intera vicenda. Perché un partito o uno schieramento non può limitarsi a inseguire gli umori della gente e in base a ciò calibrare la propria offerta politica, ma deve essere in grado di dare ai propri elettori le coordinate attraverso cui leggere ciò che accade nel mondo. Calibrare le risposte e le proposte tenendo conto dei sondaggi e non della piattaforma politico-ideologica che si rappresenta è sempre un problema e produce distorsioni che poi non si è più in grado di governare. La storia recente della sinistra italiana, che ha inseguito la destra praticamente su ogni tema per decenni, è lì a dimostrarlo. Ora, evidentemente, qualcuno pensa che sia una buona idea farsi dettare l’agenda da Vannacci e seguirlo in questa sciocchezza della riscrittura della storia russo-ucraina (una storia di aggressione unilaterale da parte del Cremlino, in violazione di ogni trattato internazionale e principio morale).

La sensazione è che si tratti di una lezione non ancora compresa, come dimostrano le recenti interviste di Conte e il silenzio perenne di Schlein. 

Adriano Biondi, condirettore Fanpage.it

Vorrei chiarimenti sulla reale efficacia della nuova legge per la sicurezza delle piscine, perché ci sono polemiche e molti dicono non servirà realmente ad aumentare la sicurezza?
Pietro

Caro Pietro, c’è stata un po’ di confusione di recente perché ci sono due nuove norme sulle piscine. La prima è entrata in vigore da poco con l’approvazione del decreto Sport. È un solo articolo, aggiunto in fretta al decreto quando sono emersi nuovi casi di bambini morti nuotando in piscina e l’attenzione pubblica è tornata sul tema. Questa norma è abbastanza generica, come denunciano anche le opposizioni. Non è chiaro, per esempio, se si applichi alle terme, dove comunque ci sono stati diversi incidenti. Afferma che le griglie e i bocchettoni per il ricircolo dell’acqua devono “garantire la sicurezza” e “impedire fenomeni vorticosi di aspirazione a effetto di ventosa”. Chi viola questa regola deve chiudere la piscina. Ma a chi spetta effettuare i controlli per sapere se una piscina è a norma? E da quando? Non si sa, non c’è scritto.

La seconda norma sulle piscine è solo una proposta di legge, non ancora in vigore. L’ha scritta il governo, che l’ha depositata in Parlamento ad agosto dello scorso anno. Da allora, però, è andata avanti a rilento. Il punto è che in quel testo ci sono molti aspetti ancora da chiarire e discutere – ad esempio, al momento il ddl esclude esplicitamente le terme, anche se i genitori di alcune vittime hanno chiesto che siano incluse. Insomma, in pratica una delle norme di sicurezza per le piscine è già in vigore, ma è piuttosto generica, mentre l’altra è ancora in discussione e sembra destinata a non essere approvata a breve.

Luca Pons, redattore area politica Fanpage.it

Alla prossima settimana, come sempre aspettiamo le vostre domande!

Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it

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