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Conte vuole far decidere la linea sull’Ucraina a chi vota alle primarie, Schlein: “Non funziona così”

Giuseppe Conte, per la seconda volta in un mese, ha parlato della guerra in Ucraina e creato scompiglio tra gli alleati del campo largo. Il leader del M5s ha dichiarato che il suo partito non voterà per il sostegno militare a Kiev e che le distanze sulla questione ucraina nell’opposizione si risolveranno “con le primarie” – per poi aggiungere che comunque c’è una posizione comune sulla “svolta negoziale”. Fredde o critiche le reazioni di parte di Elly Schlein, ma anche +Europa e Avs.
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A cura di Luca Pons
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A inizio luglio, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte aveva creato scompiglio nel campo largo dicendo che la minaccia della Russia era "costruita", e citando in modo impreciso un generale statunitense sulla questione. Ieri Conte è tornato sul tema e, ancora una volta, nella presunta coalizione di centrosinistra sono emerse le nette divisioni sulla politica estera.

Questa volta l'intervento ha riguardato soprattutto il sostegno militare all'Ucraina e l'eventuale linea che un governo di Pd-M5s-Avs-Italia viva-PiùEuropa dovrebbe seguire secondo Conte, da stabilire con le primarie.  La reazione del Pd è arrivata con la segretaria Elly Schlein: "Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito".

Le telefonate a Zelensky e Putin, i negoziati con la Russia

Conte ha aperto la questione ribadendo: "Continuo a essere favorevole a una svolta negoziale che l'Europa non vuole". Subito ha messo in mezzo le prossime elezioni e, soprattutto, la scelta di chi guiderà l'opposizione: "Abbiamo bisogno di un candidato premier per la coalizione progressista: se dovessi essere investito di questa grande responsabilità, la prima che farei è – lo dico subito – chiamare Zelensky, incontrare Zelensky, rassicurarlo che lui è l'aggredito e la sua popolazione è la popolazione aggredita".

Ma, ha aggiunto, "gli preannuncerei che un attimo dopo chiamerò Putin, l'aggressore, per dare un contributo e imprimere una svolta negoziale, che è l'unica soluzione possibile. Difendendo gli interessi degli ucraini".

Incalzato dal vicedirettore della Stampa Alessandro De Angelis, sul fatto che a giudicare da come sono andate le cose finora è proprio Putin che sembra non essere affatto interessati ai negoziati, Conte ha risposto: "Sono più di due mesi e mezzo che l'Europa ha detto che trovava un negoziatore: non vogliamo neppure il negoziatore. Non riescono a trovarlo, stanno litigando e stanno tergiversando. Allora andiamolo a sfidare, Putin, sul tavolo negoziale". Più tardi, ha ribadito lo stesso punto: "Andiamo a vedere" se Putin vuole trattare, "andiamoci a sedere al negoziato. Di che cosa avete paura voi che volete la guerra?".

Il "no" netto al sostegno militare all'Ucraina

Al di là dell'intenzione di negoziare e provare a coinvolgere Putin – cosa che finora la diplomazia europea e statunitense non sono riuscite a fare, anche dopo l'arrivo di Donald Trump – Conte ha poi parlato del sostegno dell'Italia a Kiev. A una domanda sull'invio di armi, ha risposto: "Diciamoci la verità, l'Italia ne manda pochissime, perché alla fine qui nessuno più vuole mandare le armi. Si parla di ‘stanchezza', ed è una formula ipocrita per dire che ormai noi non stiamo mandando più le armi. Non le vogliamo mandare più".

Il leader del M5s ha ricordato: "Noi siamo stati favorevoli al primo invio perché c'era un'asimmetria sul piano militare. Dovevamo impedire che la Russia potesse invadere e conquistare tutta l'Ucraina. Ma abbiamo detto una cosa, allora c'era Draghi: noi diamo questo voto per l'asimmetria militare, ma un attimo dopo si rimane, non ci si siede ma si rimane seduti al tavolo e si negozia duramente".

E infine ha annunciato chiaramente, sul prossimo pacchetto di sostegno militare all'Ucraina: "Noi non lo votiamo. Il sostegno per quanto riguarda aiuti e tutto il resto, sanzioni economiche e finanziarie, sì. Mi sembra che l'Ucraina in questo momento abbia un arsenale militare super attrezzato". Per poi ventilare ipotesi poco chiare: "Anzi, siccome ci sono anche molte componenti di destra estrema, già c'è un mercato e ci si chiede che fine faranno quelle armi".

Il nodo sull'Ucraina "lo scioglieremo con le primarie"

Il passaggio politicamente più delicato del discorso è arrivato quando De Angelis gli ha chiesto come il campo largo pensa di sciogliere il nodo sulla questione ucraina, dove le posizioni tra un segmento del Pd da una parte, e il M5s dall'altra, sono praticamente opposte: "Lo scioglieremo con le primarie. Faremo decidere agli italiani", ha detto Conte. "Se dovessi essere io partecipe delle primarie e addirittura vincente delle primarie, state tranquilli che il giorno dopo mi batterò in Europa – non scoprendo il fianco europeo, attenzione, ma informando tutti e coordinando tutti – perché si vada lì e si trovi una soluzione negoziale che rispetti al massimo grado gli interessi dell'Ucraina, che per me rimane il Paese aggredito".

Parole che, chiaramente, hanno delle conseguenze pesanti. Conte si è intestato, nella sua eventuale campagna per le primarie, la battaglia per il negoziato sull'Ucraina. Poi, sempre dopo una domanda dell'intervistatore ("Se vince Elly Schlein e le dice che si sostiene l'Ucraina?"), ha chiarito: "Prima di arrivare alle primarie fisseremo dei punti imprescindibili, ci sono dei punti non negoziabili. Se il tema è – lo sta ipotizzando lei, non lo credo – che Elly Schlein voglia portare il Pd a sostenere il piano di riarmo, è chiaro che questo è un punto dirimente che va chiarito prima".

E ancora: "Io credo che sulla svolta negoziale possiamo ritrovarci tutti, a meno che qualcuno non vuole questa guerra, questa escalation". Va detto però che, se sull'Ucraina ci fosse una posizione comune a tutta la coalizione basata sulla "svolta negoziale", e questa venisse messa in chiaro già prima delle primarie, non è chiaro quale sarebbe – a quel punto – il "nodo" da sciogliere alle primarie. Che differenza resterebbe, per esempio, tra le posizioni di Conte e quelle di Schlein? Il tema è rimasto poco chiaro.

La risposta di Schlein dopo le parole di Conte

Come era prevedibile, l'intervento di Conte ha lasciato spazio per attacchi anche dall'esterno del campo largo. Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ha da subito stuzzicato i democratici: "Bisognerebbe che Conte chiedesse al Pd, il suo più grande alleato, se la pensa come lui: questa è la grande contraddizione che c’è a sinistra". Poi ha chiesto, ancora più esplicito: "Preoccupa l’assordante silenzio di Elly Schlein di fronte alle esternazioni filo russe di Giuseppe Conte. La sinistra italiana ci dica se sta dalla parte del popolo ucraino o dalla parte di Putin".

Lo stesso ha fatto Carlo Calenda, criticando: "Se il Pd esistesse ancora politicamente, dovrebbe sancire oggi la fine del campo largo o costringere questo populista opportunista a fare retromarcia. Ma faranno finta di nulla. Come sempre". Poi ha rilanciato ad Adnkronos: "È ora che i riformisti Pd vengano a costruire con noi il polo europeista di centro".

La segretaria del Pd invece ha preso una posizione, per quanto cauta. "Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito", ha detto Elly Schlein al Tg3. "Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi. Concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete, come quella che abbiamo firmato tutti sul congedo paritario".

Sono andati decisamente meno per il sottile i riformisti del Partito democratico. Il senatore Filippo Sensi ha definito Conte "il Vannacci del campo largo" che "si agita, promettendo un'agenda filorussa e giocando allo sfascio. Non ci riuscirà. Dovrà fare pippa. A meno che non punti di nuovo a un’alleanza gialloverde". La deputata Lia Quartapelle ha chiesto di prendere atto "che c'è chi vuole rompere la coalizione".

Renzi dà l'ok: "Ma dopo le primarie tutti insieme". Scettici Magi e Fratoianni

Mista la reazione anche tra gli altri alleati. Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana e deputato di Avs, ha detto ad Adnkronos che "è noto e normale" che "ci siano posizioni diverse su alcuni temi in una coalizione". Ma ha anche aggiunto: "Le eventuali primarie non possono diventare lo strumento che stabilisce il programma. Non siamo mica nel presidenzialismo. Non è che chi vince le primarie stabilisce il programma dell'intera coalizione". La strada da seguire è quella già tracciata: "A settembre vediamoci per fare sintesi, concordare un programma".

Una linea diversa per Matteo Renzi. "In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Ci sono da sempre gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez. E le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche", ha scritto sui social il leader di Italia viva. "Andiamo alle primarie e che vinca il migliore. Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro". Renzi ha insistito: "Sull’Ucraina non mi pare che (le posizioni di Conte, ndr) siano molto diverse da quelle di Salvini. Ma in democrazia ci si confronta e ci si misura".

Decisamente scettico, invece, il segretario di +Europa Riccardo Magi: "Tutti sanno che non può esserci nessuna svolta negoziale se si interromperà l'aiuto politico, economico e militare all'Ucraina e non sarà in grado di continuare a difendersi", ha dichiarato. "Abbiamo sempre detto prima il programma, poi le primarie. Se il tavolo sul programma, che dovrebbe essere un momento di sintesi politica tra le forze che compongono la coalizione, sarà sostituito dalle primarie, ancorando indissolubilmente il programma della coalizione a quello del candidato o della candidata premier, allora noi non ci stiamo
perché non può funzionare, sarebbe un gioco al massacro che divide non solo i partiti ma anche gli elettori che chiedono un’alternativa".

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