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Facciamo chiarezza su quello che sta avvenendo a Ceuta. Non c'è un'invasione, non c'è una crisi politica: c'è qualcosa che avviene ciclicamente per una questione geografica e storica, ovvero una massa di persone che dall'Africa attraversa un muro e arriva in un territorio occupato dalla Spagna, che però si trova sempre in Africa.
Se vogliamo capire quello che sta accadendo dobbiamo partire da qui.
Le ragioni storiche
Facciamo insieme un passo indietro e capiamo le ragioni storiche: Ceuta, così come Melilla, sono due enclave spagnole in territorio marocchino, eredità del colonialismo iberico. Nel 1668 infatti Ceuta è passata dal governo di Lisbona a quello di Madrid: da allora è quindi spagnola e nel 1956, durante i trattati di decolonizzazione, le due città non furono inserite nei territori da restituire al Marocco, anche se il re Hassan II prima, e Muhammad VI ora, ne rivendicano il controllo. Questo ha portato anche a momenti di forte tensione tra i due Paesi, che già hanno la questione del popolo Saharawi e del Sahara occidentale aperta.
I rapporti tra Spagna e Marocco
In poche ore più di 1500 persone hanno attraversato quel confine nuotando per 5 chilometri ed entrando così in territorio spagnolo. Alcune persone sono morte, altre risultano disperse.
In passato c'erano già state ondate di arrivo, soprattutto via terra, ed erano coincise con l'allentamento dei controlli marocchini nei momenti di tensione diplomatica tra i due Paesi, mosse fatte proprio per esercitare pressione politica sul governo spagnolo.
Dalla metà degli anni novanta a Ceuta c'è una barriera di confine che divide i 6 chilometri di frontiera terrestre: si tratta di un doppio muro fatto di rete e filo spinato, con telecamere e sorveglianza costante. Nonostante questo, abbiamo capito che la disperazione non si ferma e quindi, a ondate regolari, Ceuta è rimasta il punto più accessibile dove tentare l'ingresso in territorio europeo, benché da lì non ci si possa muovere se non con un traghetto e con documenti in regola.
La polemica italiana e la crisi diplomatica
Alla luce di tutto questo, noto a chi si occupa di politiche migratorie da tempo e quindi anche ai governi europei, chi ha approfittato del momento per fare polemica e provare a racimolare qualche voto? Esatto, il nostro governo.
Il Ministro degli Esteri Tajani, lo stesso che afferma che non è illegale essere un colono israeliano, ha dichiarato che "la scelta di Madrid di dare la cittadinanza spagnola ad oltre 500mila immigrati irregolari è profondamente sbagliata e incentiva il traffico di esseri umani". Oltre a voltare le spalle a un alleato europeo, Tajani mente: il governo spagnolo non ha concesso la cittadinanza ma il permesso di soggiorno, in quella che noi avremmo definito una sanatoria dei lavoratori stranieri che si trovavano già nel Paese. Se Tajani non mente è anche peggio, perché vuole dire che non conosce la differenza tra cittadinanza e permesso di soggiorno.
Poi c'è Fratelli d'Italia, il primo partito che esprime anche la Presidente del Consiglio, che in un post usando una foto di Ceuta di queste ore ha scritto: "Ecco il modello Sanchez, queste sono le scene che vedremmo anche in Italia se a governare fosse la sinistra". Capisco che per alcune componenti politiche la nostalgia per le imprese coloniali italiane sia ancora forte, che per loro sarebbe bello avere ancora il Cinema Impero a Tripoli o ad Addis Abeba dove poter vedere l'ultimo cinepanettone e sostenere di aver esportato la democrazia, ma per fare politica estera ci vorrebbero più onestà intellettuale e meno opportunismo elettorale.
Il governo ha dichiarato di essere pronto a sospendere il trattato di Schengen con la Spagna, il nostro ambasciatore è stato richiamato dal governo di Madrid.
Di fatto c'è un crisi politica con la Spagna perché i partiti di maggioranza sono in campagna elettorale. Purtroppo credo che da qui alle elezioni della prossima primavera questo non sarà nemmeno il punto più basso.