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La visita di Netanyahu alla Casa Bianca da Donald Trump ci ricorda che il genocidio a Gaza non è mai terminato. Dallo scorso ottobre, esattamente a due anni dall'inizio dell'operazione israeliana nella Striscia di Gaza, è stato firmato un cessate il fuoco, ma da quel momento, in meno di un anno, ci sono stati mille morti solo nella Striscia.
È difficile immaginare la fine di un genocidio con oltre mille morti in pochi mesi, condizioni igienico-sanitarie devastanti e la totale assenza di una prospettiva per la popolazione. Ad oggi la Striscia resta un immenso campo profughi, dove circa un milione e mezzo di persone vive all'interno di tende di fortuna e dove la vita prosegue nonostante tutto, pur mancando all'appello interi nuclei familiari.
L'indifferenza globale
Eppure il mondo sembra aver dimenticato quello che sta accadendo a Gaza. In parte perché c'è stata e c'è la guerra all'Iran, in parte perché la crisi economica dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz ha investito tutti i Paesi, compreso il nostro. Credo però che quel cessate il fuoco, giunto nel momento di massima espansione del movimento a sostegno del popolo palestinese, fosse strumentale e necessario proprio per depotenziare la mobilitazione globale.
Oggi a Gaza si muore in silenzio, nell'indifferenza dell'opinione pubblica. Le mire geopolitiche e speculative di Trump e Netanyahu su quel piccolo pezzo di terra devono però ricordarci ciò che sta avvenendo.
La Cisgiordania in fiamme
C'è poi la questione Cisgiordania, dove negli ultimi giorni gli attacchi dei coloni si sono fatti sempre più pressanti nei confronti della popolazione palestinese: moschee incendiate, incursioni costanti nei villaggi e uccisioni a sangue freddo.
Non basta condannare i "coloni violenti", come fa il nostro Ministero degli Esteri: l'atto stesso di essere coloni costituisce una violazione del diritto internazionale e un'occupazione di terra altrui, come stabilito dalle risoluzioni ONU. Eppure il mondo fa finta di non capire. L'Unione Europea discute di sanzioni per il ministro Ben-Gvir, mentre l'Italia garantisce il sorvolo dello spazio aereo nazionale al criminale di guerra ricercato dalla Corte Penale Internazionale, Benjamin Netanyahu.
Su questo serve un'analisi politica chiara: la destra è abile nel vittimismo e nell'accusare la sinistra di connivenza con la violenza di piazza, ma allo stato dei fatti è questo governo a rendersi corresponsabile di un premier genocida. I suoi esponenti più importanti, a partire da Matteo Salvini, hanno stretto la mano a Netanyahu: una mano che gronda del sangue del popolo palestinese.