
Dispersi, respinti, soccorsi.
Quanto è grande il mare?
Dal cielo il Mediterraneo è immenso. Questa è la prima cosa che ho pensato quando il piccolo aereo di SOS Mediterranee è decollato da Lampedusa.
Siamo cresciuti con l'idea che il Mediterraneo sia un mare piccolo e chiuso, qualcosa di simile a un grande lago. Sul mappamondo così sembra, così come sulle mappe appese al muro della classi a scuola.
Dal vivo invece ti fa sentire piccolo.
Quel mare lo conosco bene, ho fatto 12 missioni tra il 2014 e il 2021 con Marina Militare, Guardia Costiera e ONG. Tanti soccorsi, emozioni forti che difficilmente si dimenticano ma tutte dalla prospettiva del mare, dell'acqua che pochi metri sotto di te accompagna quelle barchette in cerca di salvezza.
Ti bagni, ti sporgi, allunghi un braccio, tiri a bordo una vita, piangi, sorridi.
Dall'aereo tutto cambia.
Gli spazi sono grandi ma percorribili in pochi minuti: dove una nave arriva in due ore l'aereo ci mette 5 minuti. Quello però che resta di più dentro è la frustrazione del non poter intervenire, perché da quella prospettiva puoi monitorare, puoi segnalare, puoi indicare dove il target si trova, ma senza poter intervenire. I barchini restano in balìa del mare e spesso se li porta a fondo.
Nel Mediterraneo Centrale in questi anni sono morte almeno 20.000 persone. Il più grande cimitero a cielo aperto del mondo. Almeno: il numero esatto è difficile da avere, perché il mare prende e quasi mai restituisce.
Dagli angeli del mare ai taxi del mare
Nonostante questa strage continua, negli anni c'è stato un cambio di atteggiamento delle istituzioni nei confronti della flotta civile del soccorso in mare: dagli angeli del mare del 2015 ai taxi del mare del 2017, fino al blocco delle navi, alle multe, ai sequestri.
Un'ostilità che non ha raggiunto l'obiettivo prefissato della propaganda: fermare le partenze dalla sponda Nord dell'Africa, ma anzi ha aumentato le morti svuotando il mare delle uniche navi che effettuavano i soccorsi. La politica dei porti chiusi di Salvini ha lasciato il posto ai blocchi nei porti di Lamorgese: le navi fermate per una minima irregolarità, anche la più insignificante, mentre le altre navi agli stessi controlli non venivano nemmeno sottoposte. Senza urlare, i governi Conte II e Draghi hanno fatto quello che Salvini non era riuscito a fare: impedire che le navi uscissero per andare a soccorrere.
La Guardia Costiera libica
Intanto la Guardia Costiera libica veniva armata e organizzata dall'Italia con lo scopo di intercettare e respingere le persone migranti, le stesse che avevano pagato il riscatto ai trafficanti di esseri umani, figure che spesso si trovavano proprio ai vertici della Guardia Costiera libica.
Oltre 1 miliardo di euro è lo stanziamento che del parlamento italiano, che con pochissime defezioni ha sempre votato in blocco il rinnovo del memorandum d'intesa che regolamenta la collaborazione. Non è un caso che quando è stato arrestato in Italia Osama Almasri, importante ufficiale della polizia libica, il nostro Paese invece di rispettare la convenzione che ci lega alla Corte Penale Internazionale e estradarlo all'Aja, lo abbiamo rimandato indietro con un aereo di Stato, come se fosse un eroe. Ma di Almasri ce ne sono stati e ce ne sono diversi: la Libia si basa sullo sfruttamento delle rotte migratorie, che diventa traffico di essere umani: imprigionare, torturare, stuprare, chiedere un riscatto e liberarli alla volta del mare.
A quel punto c'è qualcuno che paga per intercettarli e riportarli indietro e il gioco ricomincia. Una spirale di violenza e soldi della quale siamo responsabili noi.
Questo documentario racconta la storia del soccorso in mare dalla prospettiva aerea attraverso l'aereo di SOS Mediterranee, che ci ha portato sul Mediterraneo per testimoniare quello che avviene ogni giorno, tra respingimenti, naufragi e, a volte, soccorsi.