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Siamo il Paese delle emergenze: qualsiasi cosa avvenga dentro e fuori il nostro territorio viene gestita come tale, come se fosse sempre tutta una novità.
TAV e migranti non sono l'emergenza
Partiamo dalla Val Susa: quel movimento non è nuovo e l'opera viene contestata da oltre vent'anni. Nel 2012 è stato aperto il primo cantiere vicino Chiomonte e le comunità si erano già opposte, contestando quella che sarebbe stata una ferita nel cuore della valle e delle montagne per un'opera molto costosa e poco utile, perché la linea Torino-Lione è già coperta attraverso altre tratte. Gli scontri e la violenza sono da condannare, ma qualcuno in questi vent'anni si è posto il problema di ascoltare quelle comunità? Ha ragionato sul costo dell'opera e soprattutto sull'impatto sul territorio?
Passiamo ai migranti e all'integrazione: sono passati 15 anni dalle cosiddette "primavere arabe" che hanno portato alla migrazione di centinaia di migliaia di persone e 13 anni dalla Strage di Lampedusa, quando morirono 368 persone e l'Italia iniziò a comprendere il fenomeno. Dopo oltre un decennio un fenomeno può essere considerato emergenziale oppure qualcosa doveva essere fatto in modo diverso?
Negli anni l'unica via percorsa è stata quella di chiudere le frontiere, armare dei criminali per fermare i migranti e ridurre di anno in anno il personale nelle questure e prefetture che si occupa dei permessi di soggiorno e delle richieste di cittadinanza, lasciando in un limbo di diversi anni anche chi ne ha diritto.
Qua dobbiamo fermarci per ricordare una cosa: l'Italia è un Paese di transito. Meno del 10% delle persone che arrivano dal Mediterraneo e dalla Rotta balcanica si fermano nel nostro Paese, il 90% prosegue verso Francia, Germania, Belgio, Svezia e altri Paesi europei, nonostante le leggi dell'Unione impongano di chiedere asilo nel primo Paese d'approdo.
In questo caso non solo non si è intervenuti per fermare un'emergenza umanitaria, ma la si è creata nelle città, lasciando ai margini chi si è fermato qui tra assenza di documenti, lavoro sottopagato nei campi e marginalità sociale.
Lo spauracchio dei maranza
Qui arriviamo ai cosiddetti maranza: giovani di seconda generazione o nati all'estero e cresciuti in Italia che in questo momento rappresentano tutto quello che odia il governo tra marginalità sociale e colore della pelle diverso. Eppure c'erano dei modelli ai quali guardare per capire dove si fosse sbagliato: Francia e Belgio su tutti, dove per questioni storiche del colonialismo le comunità straniere sono più vecchie e radicate. Forse bastava guardare L'odio, il film di Mathieu Kassovitz, che racconta bene quelle generazioni lasciate ai margini alle quali basterebbero cose che una volta erano scontate: scuola, lavoro, inclusione. Per citare il film: "il problema non è la caduta, ma l'atterraggio", e con queste politiche non sappiamo dove atterreremo.
La vera emergenza è quella climatica
La vera crisi invece è quella climatica e la stiamo vivendo da alcuni anni con accelerazioni improvvise come quella di queste settimane. I ghiacciai si sciolgono, i fiumi sono in secca, le città torride e quando arriva l'acqua è sotto forma di grandi palle di grandine che devastano tutto. A Borgo Mezzanone, famoso perché è uno dei luoghi dello sfruttamento dei braccianti, 87 mm di pioggia sono caduti in poche ore: la quantità di qualche mese di pioggia.
Intanto il Sud brucia: la Sicilia, la Calabria e la Sardegna sono devastate dagli incendi, così come avviene in Spagna e Francia dove pezzi interi di territorio sono circondati dalle fiamme.
A Nord il Po è per l'ennesimo anno in secca e l'acqua di mare risale il letto del fiume "bruciando" i campi agricoli con il sale.
Avremmo bisogno di un altro approccio per la gestione del nostro territorio: meno cemento, più verde sia nei centri urbani, ma soprattutto la salvaguardia delle aree verdi e l'abbattimento delle emissioni. La guerra all'Iran ci ha dimostrato che la dipendenza dai fossili è pessima in termini strategici, che basta la chiusura di uno stretto per mettere in ginocchio l'economia di chi non ha differenziato l'approvvigionamento energetico. Un passo in avanti è stato fatto grazie al PNRR ma non basta, soprattutto perché i partiti di governo sono gli stessi che hanno smantellato il Green Deal europeo in nome della battaglia contro "l'ideologia green". Come se il mondo che ci ospita non fosse anche loro, come se gli interessi di pochi contassero ancora di più della sopravvivenza del restante 99% della popolazione globale.