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Il dibattito politico nel nostro Paese è ai minimi termini.
Lo è tra i leader e tra la gente comune: ogni fatto di cronaca o di politica diventa uno scontro e i social network agiscono da catalizzatore della rabbia e della frustrazione. L'insulto è diventato la norma, ci si nasconde dietro la libertà di pensiero.
La Francia ha vietato i social ai minori di 15 anni: è il primo Paese UE e credo sia la strada da percorrere per tutelare i giovani. Isolamento, cyberbullismo e dipendenze sono sempre più diffusi a causa di questi luoghi virtuali dove l'obiettivo è produrre inadeguatezza: ci sarà sempre l'influencer più attraente, lo sportivo con le prestazioni migliori, il coetaneo che ostenta ricchezza.
I social non sono un posto per l'ordinario.
Regolamentare i social farebbe bene anche agli adulti. Ogni giorno si riempiono di account falsi o reali che gettano odio su chi esprime opinioni diverse, sul diverso, su chi reputano "non abbastanza". Leoni da tastiera che non ascoltano, non leggono, non si informano sulla fonte della notizia e ai quali bisognerebbe dare poco peso. Eppure, appena si prova a rispondere, la struttura crolla quasi sempre: "sto solo esprimendo un'opinione", rispondono.
L'insulto è diventato opinione da quando i leader hanno imbarbarito il linguaggio pubblico e sdoganato la pulsione di rabbia. Se Vannacci pubblica un video con il pollice verso per condannare a morte l'opposizione, se la Lega pubblica un post sulla remigrazione dopo la morte di un pizzaiolo di Reggio Emilia senza attendere verifiche sulla notizia — salvo poi fare dietrofront perché l'omicida è italiano —, se i dirigenti di FdI insultano via social quelli dell'opposizione perché partecipano al Pride, allora tutto diventa consentito.
I giudici che hanno condannato Mario Roggero sono stati minacciati via social, la memoria di Abderrahim Fakir infangata con insulti, Vannacci sceglie l'intelligenza artificiale per condannare a morte Schlein, Conte, Boldrini e Prodi. Come se fosse tutto normale, come se lo spazio virtuale concedesse libertà che quello reale non contempla. Eppure passare dall'odio online alla violenza fisica è un passaggio semplice tanto che le discriminazioni e gli atti di violenza sono aumentati anche nel mondo reale.
Questo però non importa a chi è in costante campagna elettorale e gioca, in modo pericoloso, a chi è più radicale.
Oggi Scanner parte da qui.