Segui Scanner.
La rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Sono passati 25 anni dalla più grande sospensione dei diritti umani in un paese del G8 dal dopoguerra ad oggi.
Sono passati 25 anni dal G8 di Genova, ma soprattutto dall'azione delle forze di polizia del governo Berlusconi, dello Stato, contro un movimento di massa globale che chiedeva un cambio di rotta, che aveva immaginato un altro mondo possibile. Diverso da questo.
Quel movimento aveva ragione e per questo è stato represso con la violenza e con la forza, fino al colpo sparato a piazza Alimonda che ha ucciso Carlo Giuliani.
A 25 anni poco è cambiato
In 25 anni poco è stato fatto nel nostro Paese per prevenire una repressione di quel tipo, tanto più che le piazze ancora oggi spesso, troppo spesso, vengono represse con la forza e la violenza dello Stato. Non sono stati introdotti i codici identificativi delle forze di polizia, così come è stato osteggiato in ogni modo da parte della destra il reato di tortura perché "ostacola il lavoro delle forze dell'ordine", come ha dichiarato nel 2018 l'attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A 25 anni di distanza, quindi, poco è stato fatto dal punto di vista della repressione dei movimenti, ma ancor meno è stato fatto nel costruire l'altro mondo possibile che quel movimento aveva immaginato.
Il presente e il futuro distopici
Oggi forse non serve a nulla dire che quel movimento aveva ragione, perché è troppo tardi, perché la rotta non è stata invertita e sarebbe un piangersi addosso. Eppure, se i cosiddetti grandi 8 che si sono incontrati a Genova avessero ascoltato quel movimento, oggi non avremmo avuto questa sproporzione tra i pochi, pochissimi, super ricchi e i miliardi di poveri. Quell'1% sempre più ricco e isolato dal resto del mondo che immagina il superamento delle democrazie e l'instaurazione del tecno-feudalesimo immaginato dai 14 punti di Palantir.
Per questo quel movimento è stato represso con la violenza, la stessa che lo Stato continua ad esercitare sui cittadini, sia nelle piazze che fuori. Ieri a Bologna un uomo è morto durante un intervento della polizia; a guardare la scena gli operatori del 118, mentre veniva legato con le fascette e tenuto a terra. Di violenza di Stato si muore, non è la prima volta e anzi, con la cultura della repressione del diverso e del dissenso sempre più estese nel nostro Paese, non sarà l'ultima.
Oggi Scanner parte da qui.