Le ultime defezioni in casa 5 Stelle hanno fatto nuovamente scattare l’allarme all’interno del governo e in molti cominciano a dubitare del fatto che Conte possa conservare ancora a lungo la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Per la verità, la domanda corretta sarebbe: il governo ha un margine di manovra sufficientemente ampio per evitare di farsi logorare da estenuanti trattative prima di ogni passaggio in Parlamento? Il calcolo numerico delle trasmigrazioni da un gruppo parlamentare all’altro e degli abbandoni dei singoli partiti non è semplicissimo, perché ai cambi di casacca ufficiali si sommano quelli semplicemente annunciati, anticipati a mezzo stampa oppure non ancora formalizzati. Proviamo innanzitutto a riepilogare i dati ufficiali, che riflettono la consistenza dei singoli gruppi parlamentari, limitandoci al Senato, decisivo come nelle passate legislature. Potenzialmente, la maggioranza può contare sui 95 senatori del Movimento 5 Stelle, sui 35 del Partito Democratico, sui 17 di Italia Viva, sui 5 di Liberi e Uguali, sui 3 Svp, su altri 7 dal gruppo Misto e sull’appoggio dei senatori a vita. Sempre in teoria, dunque, il governo avrebbe un massimo di 167 voti, con un margine di sicurezza di 6 unità rispetto ai 161 richiesti.

Si tratta però di numeri non consolidati e tutt’altro che certi, non solo perché poggiano sul supporto dei senatori a vita (che non sempre prendono parte ai lavori), ma anche perché fanno affidamento su voti di parlamentari “non organici” alla maggioranza di governo (chiedere nel Gruppo Misto). C’è poi da considerare la situazione all’interno del Movimento 5 Stelle, sempre più convulsa dopo l’addio della senatrice Alessandra Riccardi. Sul tavolo non c’è solo il nodo delle restituzioni (che riguarda in particolare il senatore Di Micco e la senatrice Pacifico), ma anche quello degli equilibri interni al M5s, con il rinvio sine die degli stati generali che ha certamente rafforzato i contiani, ma anche innervosito il resto della pattuglia. E se si considera che da inizio legislatura il gruppo 5 Stelle ha già perso 13 senatori e 21 deputati, appare evidente come il quadro sia tutt’altro che definito.

Il Governo Conte rischia davvero?

Tutto considerato, la risposta resta: no, la maggioranza non rischia di cadere in Parlamento. A questa considerazione spingono una serie di riflessioni e di indiscrezioni che provengono tanto da Montecitorio quanto da Palazzo Madama. In primo luogo tocca fare i conti con l’alto gradimento di cui gode Conte, che rende impensabile una sua sostituzione a Chigi, tanto più a emergenza non ancora conclusa. In tal senso, bisogna considerare che, probabilmente con la sola eccezione della Lega, la quasi totalità delle forze politiche non sarebbe pronta e non avrebbe interesse a tornare immediatamente al voto (prospettiva “storicamente” invisa ai parlamentari di ogni schieramento, del resto). Il M5s è in piena "riflessione interna", il PD sta lentamente recuperando spazio e voti, Renzi non è pronto ed è spaventato dai sondaggi, a sinistra ci si sta riorganizzando.

L’alternativa che molti reputano concreta, il governo tecnico, appare in verità piuttosto fumosa, dal momento che non è chiarissimo chi e per quanto tempo sarebbe disposto a sostenere una figura terza che per giunta andrebbe a scalzare il politico in cima alle preferenze degli italiani. Nessuno nega che gli abbandoni in casa 5 Stelle siano un problema, ma allo stesso tempo in pochissimi sono disposti a scommettere su sfiducia o ribaltone. Questo anche perché è il segreto di Pulcinella che esista una pattuglia di parlamentari eletti col centrodestra pronti a indossare la casacca dei "responsabili" appena ce ne sia davvero bisogno, semplicemente con delle garanzie sull'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Del resto, il 2022 è dietro l'angolo. E da lì alla conclusione della legislatura nell'anno successivo il passo è brevissimo.

Dunque, per rispondere alle domande iniziali: no, Conte non rischia di cadere, ma i voti in Parlamento dei prossimi mesi si giocheranno su un equilibrio fragilissimo. Toccherà mediare, mediare e ancora mediare.